La cricca delle rotaie

 
LA CRICCA DELLE ROTAIE
Trenitalia, appalti a imprese amiche "Il ponte non è in regola, collaudalo lo stesso"
di Antonio Massari

IL FATTO QUOTIDIANO   -   7 luglio 2010   pag. 9

Il problema serio del ponte, sono le prime due travi inclinate che non hanno bulloni e i rinforzi non sono stati messi dove dovevano essere messi". Il ponte ferroviario di Quarto – a giudicare dalle intercettazioni – non era a posto. E non sappiamo se lo sia adesso. Le Fs, interpellate, hanno dichiarato di non essere mai state informate di niente dalla magistratura. C'è di che restare sconvolti, leggendo le intercettazioni dell'inchiesta dei pm napoletani Francesco Curcio ed Henry John Woodcock, perché – ben oltre il quadro della corruzione nel ramo manutenzione di Trenitalia – è il cinismo dei protagonisti a far paura.
Trenitalia ha licenziato tre anni fa il responsabile della manutenzione dei vagoni, Raffaele Arena, arrestato ieri con il suo successore, Fiorenzo Carassai, allontanato a sua volta alla fine dello scorso anno. L'azienda li ha "scaricati" per tempo, collaborando alle indagini, proprio perché non intende confondere la propria immagine con l'inchiesta in corso. Il punto è che Arena ha un cugino che ha ottenuto appalti proprio per la manutenzione di Trenitalia. L'inchiesta iniziò quando la Guardia di finanza di Mondragone scoprì che alcuni carri merci, destinati alla dismissione, in realtà venivano rottamati solo formalmente. Da quel momento furono disposte le intercettazioni – senza le quali, assicura il gip Luigi Giordano, l'inchiesta non sarebbe giunta fin qui. I pm sono riusciti a scoperchiare un giro di presunte tangenti pari, per il momento, a circa 10 milioni di euro. Ma gli arresti di ieri rappresentano soltanto l'inizio, gli indagati sono già venti, e il numero – in tutta Italia – sembra destinato ad aumentare. Tra le società implicate nel giro di presunta corruzione, la FD Costruzioni Srl, riconducibile ai fratelli Antonio e Giovanni De Luca, entrambi arrestati. In cambio delle tangenti, la Fd avrebbe ottenuto informazioni in anticipo, in merito agli appalti, ricavandone un vantaggio. La società Amg Srl, invece, secondo l'accusa, risulta costituita direttamente da Arena e anch'essa avrebbe ricevuto affidamenti da Trenitalia. Stessa storia per la Elettra Sud Sas, riconducibile ad Arena attraverso il cugino Carmine D'Elia, da ieri agli arresti domiciliari.
Sequestrato anche il "Pastificio artigianale Leonardo Cassarai Srl", del figlio di Fiorenzo Carassai, il secondo degli ex dirigenti Trenitalia arrestati ieri. Secondo l'accusa l'azienda è il frutto di proventi illeciti. La logica era piuttosto semplice: tangenti – per Arena e Carassi – in cambio di appalti.
Ma lo scenario più impressionante è quello intercettato dalla Gdf di Napoli il 27 maggio 2009, quando il costruttore Giovanni De Luca chiama l'ingegnere Salvatore Di Lillo. I due discutono del ponte ferroviario che attraversa il comune di Quarto, alla periferia di Napoli: dev'essere pronto per settembre. Manca il collaudo definitivo. E invece il ponte reale e quello disegnato non coincidono. L'ingegnere tenta una minima reazione, chiede tempo per certificare, documenti alla mano, che la struttura tiene: "Il treno, quando va a terra, poi tiene la firma mia sotto", protesta Di Lillo, ma De Luca non transige e ne nasce un diverbio agghiacciante: "Troviamo una soluzione", incalza il costruttore, "è urgentissima Salvatore (...) è una cosa che ti pago io a parte (...) risolvimi questo problema perché noi a settembre dobbiamo usare il ponte (...) quanto tempo ti serve?". "Almeno un mese e mezzo", risponde l'ingegnere. "Non esiste proprio Salvatore, non possiamo (....) facci un "pezzotto sopra" , una cosa veloce veloce (...)". L'ingegnere replica che andrebbe sostituito un pezzo, "l'angolare", e De Luca rivela: "Gli angolari non sono quelli che abbiamo messo noi, sono più piccolini.... è il disegno di un altro ponte Salvatore". "Si lo so che è un altro ponte (...) e il treno quando va a terra poi tiene la firma mia sotto". Il problema, a giudicare dalla conversazione, sta nel peso che il ponte può reggere. "Se passa la funicolare sopra è pure assai, stiamo tranquilli", commenta De Luca. Di Lillo non è d'accordo: "Ma quelli... hanno voluto un treno di categoria... ferroviaria". De Luca chiede se, la "relazione dei calcoli", può sottoscriverla lui, per non "inguaiare" nessuno. Di Lillo annuisce. "Tanto, peggio di come sta, quel ponte non può stare", commenta De Luca. "Comincia a preparare (…) se ti serve un ingegnere per darti una mano, fammelo sapere". "No a me lo sai quello che serve – risponde l'ingegnere - che... quei 9.000 euro pattuiti ... rimangono tali....". "La differenza te la do io – conclude De Luca – ma toglietemi questa rogna dalle palle".
 

ARENA, L'UOMO CHIAVE
MANAGER DI SINISTRA MORETTI LO PROMOSSE E POI LO LICENZIÒ
di Daniele Martini

IL FATTO QUOTIDIANO   -   7 luglio 2010   pag. 9

Non è una mela marcia e nemmeno un personaggio di secondo piano Raffaele Arena, arrestato nell'ambito dell'inchiesta napoletana sulle gare truccate per la manutenzione dei carri ferroviari. Anzi, Arena è stato a lungo uno dei dirigenti di primo piano delle Fs, esponente della cosiddetta sinistra ferroviaria di cui faceva parte in posizione preminente anche Mauro Moretti, ingegnere di Rimini, sindacalista della Cgil, segretario del comparto dei Trasporti ai tempi di Lorenzo Necci, poi amministratore di Rfi, Rete ferroviaria italiana, società strategica Fs con il compito di sviluppare le infrastrutture e la rete nazionale. Nell'autunno 2006 Moretti fu nominato capo di tutto il gruppo Ferrovie dal governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi, anche se successivamente è entrato rapidamente in sintonia con il centrodestra, in particolare con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Una delle prime scelte interne di Moretti fu proprio quella di affidare ad Arena, fino a quel momento responsabile della manutenzione dei carri merci, la manutenzione dei carri di tutta Trenitalia. Dovette però fare rapidamente retromarcia alcuni mesi dopo, di fronte alle indagini interne alle Ferrovie da cui emergevano comportamenti non proprio lineari e limpidi dello stesso Arena. La verifica aziendale fu condotta da Sandro Biagianti, un ex dirigente della Digos assunto come capo della sicurezza interna Fs in un periodo precedente a quello di Moretti.
Di fronte all'evidenza dei fatti addebitati ad Arena e al clan che gli stava intorno, dai quali successivamente ha preso le mosse l'indagine dei magistrati napoletani, Moretti decise di licenziare Arena, ma Biagianti non fu affatto premiato per l'inchiesta svolta, anzi, di lì a poco fu messo nelle condizioni di abbandonare le Ferrovie. Arena, invece, qualche tempo dopo ricomparve come candidato alla carica di consigliere di amministrazione di Metroroma, municipalizzata dei trasporti della Capitale, sponsorizzato da ambienti della sinistra estrema capitolina. La verifica delle Ferrovie scoprì cose molto interessanti a riguardo dell'attività di Arena a Napoli, faccende di cui ha diffusamente parlato anche il giornalista Claudio Gatti nel libro-inchiesta "Fuori orario" edito da Chiarelettere, un volume contrastato da Moretti con una causa plurimilionaria. Dall'indagine interna Fs tra l'altro emerse, per esempio, che molti degli appalti per la manutenzione dei carri venivano affidati da Arena, con procedure all'apparenza irregolari, alla Mavis, società di suo cugino Carmine D'Elia. Il quale era a sua volta proprietario di un grande palazzo di tre piani a Nola, e l'appartamento all'ultimo piano risultava intestato al figlio di Arena, un giovanotto poco più che ventenne che non sembrava avesse i mezzi per comprarsi quell'immobile. L'indagine ipotizzò che quella casa fosse l'equivalente di una tangente pagata dal titolare della ditta di manutenzione ad Arena in cambio dei numerosi appalti ricevuti. La manutenzione dei carri è da diversi anni una delle note più dolenti di tutto il sistema Fs. Il sospetto grave che da tempo circola nell'ambiente e su cui ora le indagini della magistratura stanno facendo luce è che in molti casi la rottamazione dei carri o almeno di una parte di essi sia solo fittizia e che quindi in circolazione sui binari italiani ci siano ferrivecchi, soprattutto nel settore delle merci, fatti passare per buoni e per nuovi. Si calcola che siano addirittura 4 mila i carri fantasma, circa un decimo di tutto lo stock di carri delle Ferrovie. La truffa avverrebbe in questo modo: al momento della rottamazione, dai carri verrebbe cannibalizzato il carrello, cioè il pezzo tecnologicamente nobile e più costoso che, dopo qualche ritocco ed una riverniciatura, sarebbe rivenduto alle Ferrovie come nuovo con un numero di telaio falso, e quindi rimesso in circolazione. È del tutto evidente che trattandosi di roba vecchia e usurata sia non solo di qualità scadente, ma anche molto pericolosa.



IL SOGNO PROIBITO DEI FURBI PERDENTI
"SE ARRIVIAMO A BERTOLASO ATTRAVERSO IL CARDINALE..."

IL FATTO QUOTIDIANO   -   7 luglio 2010   pag. 9

Il Vaticano, il capo della Protezione civile, gli appalti del post terremoto: la "cricca" napoletana puntava ai "lavori speciali … all'ultimo secondo". L'immagine, però, è quella di una cricca di perdenti. Almeno a volerla raffrontare con la squadra vincente, quella capitanata da Diego Anemone, l'imprenditore indagato per corruzione a Perugia, l'uomo che – grazie agli ausili di Angelo Balducci, ex Presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici – faceva razzia di appalti con la Protezione civile.
A giudicare dalle intercettazioni, il gruppo di napoletani puntava allo stesso sistema. Chiedono al cardinale Crescenzio Sepe di metterli in contatto con Bertolaso. Se ne occupa Anna De Luca, sorella di Antonio e Giovanni, imprenditori della FD Costruzioni Srl, implicata nell'inchiesta della procura di Napoli. Anna – parlando con suo padre Ciro – dice al telefono: "Il Presidente del Consiglio ha levato tutto da mano ... al... Ministero delle Infrastrutture e ha dato tutto in mano a Bertolaso. È Bertolaso che gestisce tutta la "polpetta..." (…)".
Siamo nella fase del dopo terremoto a L'Aquila. Nell'inchiesta fiorentina sulla cricca vincente, gli inquirenti intercettarono imprenditori che ridevano, all'idea della costruzione. In questa conversazione, invece, la donna della cricca perdente dice: "Adesso i piani che il Governo sta facendo sono questi qua: ... siccome devono togliere la gente dalle tende no, poi dice fra 15 giorni inizieranno a parlare veramente di ricostruzione". E ha le idee chiare su chi gestisce la ricostruzione e sul come contattarlo: "Finite le verifiche dei danni (…) tutto questo sta in mano di Bertolaso. Ora siccome il Cardinale ha aiutato moltissimo a Bertolaso gli ho detto... mettici in contatto (….) non per avere raccomandazione (…) noi diciamo, noi sappiamo fare questo, ti serve o non ti serve? Perché se no, noi da soli, non ci arriviamo...".
E infatti non ci arrivano. Il cardinale in questione, secondo gli inquirenti, è appunto Crescenzio Sepe, lo stesso indagato per corruzione a Perugia, nell'inchiesta che coinvolge Bertolaso. Sepe si rifiutò di mediare per l'incontro. Ma la De Luca – moglie del magistrato Roberto Carrelli Palombi, membro del Csm – riuscì comunque a incontrare Bertolaso, che secondo la donna "avrebbe mostrato interesse per la Fd costruzioni e le avrebbe consigliato di pazientare". L'avrebbe contattata il suo collaboratore Angelo Borrelli. Giorni dopo Anna De Luca chiama suo fratello Giovanni: "Mi ha chiamato Borrelli, quello della Protezione Civile, che mi aveva detto Bertolaso, chiamalo subito perché voleva fare un incontro … dice che vuole essere venuto a trovare a l'Aquila … tu dici: senta, sono l'ingegnere Giovanni De Luca, ha parlato adesso con mia sorella, della Fd Costruzioni". La signora De Luca sperava davvero in "lavori speciali……all'ultimo secondo", ma all'impresa di famiglia non giunse alcun appalto. Anche nel campionato delle cricche c'è chi vince e c'è chi perde.