Piano strutturale di Firenze, martedì sera dibattito aperto. Per informare e capire

 
perUnaltracittà - Gruppo Consiliare Comune di Firenze
 

Comunicato stampa   -   Firenze, 20 giugno 2010
 

Con interventi di Berdini, Pizziolo, Ziparo, Fiorentino, Agostini, Vannetiello, Da Re, M. De Zordo, Budini Gattai
Piano strutturale, rischi e opportunità. Un dibattito aperto, per il futuro di Firenze
 
Martedì 22 giugno alle ore 21.00, presso il Teatro Affratellamento di via G. P. Orsini 73 a Firenze
 

"Non c'è due senza tre, la terza volta del Piano strutturale" è il titolo dell'iniziativa organizzata da perUnaltracittà in occasione di un procedimento che dovrebbe, per la lista di cittadinanza, garantire alla città un Piano strutturale al servizio di chi abita la città e non di chi vede il territorio fiorentino come una mera fonte di rendita o di speculazione. L'appuntamento è per martedì 22 giugno alle ore 21.00 presso il Teatro Affratellamento in via G. P. Orsini 73 a Firenze.

"Gli interventi verteranno sulla mobilità, sulle bolle speculative immobiliari e sul disagio abitativo, sulla storia della città, sugli inganni urbanistici perpetrati anche altrove (Roma), sulla partecipazione negata, sulle aree dismesse" ha detto Ornella De Zordo presentando l'iniziativa. "Si ragionerà a 360° su come una città può essere disegnata a partire dai suoi bisogni. L'obiettivo della serata è quello di permettere una riflessione informata su ciò che sta per accadere con la prossima approvazione del Piano strutturale."

"Chi vive la città - perché ci abita, ci lavora, ci studia o vi cerca di sopravvivere tra mille difficoltà - merita un disegno urbanistico che rispetti a pieno i propri bisogni, desolatamente lontani da chi vede Firenze come uno strumento formidabile per garantirsi profitti, spesso ai confini della legalità e comunque contro ogni sostenibilità ambientale e sociale. Per questo - ha concluso De Zordo, durante la serata analizzeremo in sintesi le proposte avanzate finora e ci confronteremo su idee e proposte con il contributo di molte voci interessanti in città."

Ecco gli interventi in programma, ai quali seguirà un confronto con le voci interessanti della cittadinanza attiva

Introduce e coordina Ornella DE ZORDO

Paolo BERDINI: Roma e l'inganno dei piani urbanistici contrattati: i rischi per Firenze

Giorgio PIZZIOLO: La città paesaggio: temi e proposte per Firenze oltre la partecipazione negata

Alberto ZIPARO - Maurizio DA RE: La mobilità immobile

Ilaria AGOSTINI - Daniele VANNETIELLO: La città storica

Maurizio DE ZORDO:
Il disagio abitativo a Firenze

Roberto BUDINI GATTAI: La bolla urbanistica

Antonio FIORENTINO: La straordinaria occasione delle aree dismesse: speculazione o liberazione della città?

Altri interventi e dibattito


La situazione dei rifiuti in Campania

TAV a Firenze, assemblea pubblica per capire e difendersi


Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze
338 3092948  –  335 1246551


TAV a Firenze
IL SOTTOATTRAVERSAMENTO

LUNEDI  21 GIUGNO 2010  ORE 21.00
Sala dell'Istituto Stensen
Viale Don Minzoni, Firenze


PER CAPIRE
Abbiamo caldamente invitato al nostro incontro i rappresentanti delle istituzioni toscane (Regione, Provincia, Comune) perché risolvano tutti i dubbi, ci dimostrino la necessità di un'opera tanto costosa e impattante.
Sono anni che, nella regione che si vanta di promuovere la partecipazione, non riusciamo ad avere un confronto.
Confidiamo nella loro presenza.

PER DIFENDERSI
Se la risposta delle istituzioni toscane continuerà ad essere il silenzio e sordità dobbiamo organizzarci per difenderci dai sicuri danni che saranno provocati da questa opera. Abbiamo appoggiato una iniziativa legale collettiva come azione preventiva. Aspettare che i danni arrivino per muoversi è sbagliato: lo hanno dimostrato i residenti di Bologna, Roma, Mugello che stanno dissanguandosi in interminabili cause legali.



TAV a Firenze, appello ai consiglieri regionali

Comitato contro il sottoattraversamento AV di Firenze

COMUNICATO STAMPA   -   Firenze, 19 giugno 2010

Appello ai gruppi politici che in Regione dicono di opporsi al progetto di Passante AV di Firenze

Le/i semplici cittadine/i di Firenze, i genitori degli alunni delle scuole Rodari e Rosai, le associazioni, i movimenti, e quanti si ritrovano nel nel Comitato contro il Sottoattraversamento AV di Firenze chiedono calorosamente ai gruppi politici, presenti nella Regione Toscana, che sono perplessi sulla realizzazione di questo progetto di aprire finalmente un dibattito all'interno dell'istituzione in cui lavorano.
Le recenti dichiarazioni del sindaco Renzi sulla stazione Foster mettono in luce tutti i problemi del progetto TAV di Firenze che il Comitato ha denunciato da sempre.
Il professor Alberto Magnaghi, durante il suo intervento all'assemblea della Rete Toscana dei Comitati per la difesa del Territorio, si è chiesto "come sia possibile che un progetto demenziale come il Sottoattraversamento di Firenze sia arrivato in fase di realizzazione". Tutti noi ce lo stiamo chiedendo da tempo e giriamo la domanda a voi che ci dovreste rappresentare.
Se un progetto inutile per i trasporti e la città, costoso in maniera esorbitante, dai rischi ambientali altissimi, arrivasse ad essere realizzato darebbe un colpo durissimo non solo a Firenze, ma sarebbe un sintomo pessimo delle condizioni della democrazia anche in Toscana, la regione che si pretende modello per il resto d'Italia.
Tra l'altro la vicenda di cui parliamo si inserisce in un momento in cui le inchieste della magistratura dimostrano quanto il "partito del cemento" stia inquinando pesantemente tutta la politica nazionale.
Confidiamo in una robusta risposta politica da parte vostra.

Governo Berlusconi, se non sei imputato non ci entri

 
Voce del verbo abbranchèr
di Marco Travaglio
 
IL FATTO QUOTIDIANO   -   19 giugno 2010   pag. 1
 
Basta, c'è un limite a tutto. Non si può seguitare a mortificare Claudio Scajola. Già dev'essere umiliante venire scaricato da uno come B, che in vita sua non ha mai scaricato nessuno, anzi ha sempre caricato di tutto. Figurarsi come deve sentirsi, lui che non è neppure indagato, ora che viene promosso ministro del Federalismo l'imputato Aldo Brancher, l'ex prete paolino poi spretato e divenuto dirigente della Fininvest e dunque deputato di Forza Italia. No, non si fa così. Ma come: cacciano dal governo un pover'ometto che s'è soltanto fatto pagare la casa da un altro, per giunta a sua insaputa, e poi aprono le porte a uno rinviato a giudizio per lo scandalo Bpl-Antonveneta? Ma allora lo dicano che vogliono provocare.
Fra l'altro la signora Scajola ha fatto sapere che, se il marito s'è finora avvalso della facoltà di non rispondere, è stato per non inguaiare "gente più compromessa di lui". Chissà se conviene contrariarlo: e se poi parla? Potrebbe esplodere una rissa nell'ora d'aria del Pdl, simile a quella che sta dilaniando l'Udc col simpatico scambio di vedute tra il senatore Cintola (indagato perché mandava l'autista con l'auto blu a comprargli la coca) e il segretario onorevole Cesa (arrestato nel '93 per una trentina di mazzette, mise a verbale: "Ho deciso di svuotare il sacco"). Appena Cesa ha sospeso Cintola dal partito, Cintola – suo affezionato biografo – ha replicato: "Cesa dovrebbe sospendersi da solo, con tutto quel che ha combinato". Ora non vorremmo che la guerra fra impresentabili riesplodesse nel centrodestra a proposito della biografia di Brancher.
Il 18 giugno 1993, quand'era il vice di Confalonieri alla Fininvest Comunicazioni, fu prelevato e sbattuto a San Vittore su richiesta del Pool di Milano, in base alle accuse di Giovanni Marone, segretario del ministro della Malasanità Francesco De Lorenzo: "Brancher venne da me a nome della Fininvest per raccomandarsi che le venisse riservata una maggiore fetta di pubblicità nella campagna anti-Aids (sulle reti Fininvest, ndr). E quando questo privilegio fu realizzato, mi fu riconoscente pagando 300 milioni in due rate": 300 a Marone e 300 al Psi. Brancher restò in carcere tre mesi e, per trasmettergli la consegna del silenzio, B. ricorse al paranormale: "Quando Brancher era a San Vittore – ha raccontato il Cavaliere – io e Confalonieri giravamo in auto intorno al carcere per metterci in comunicazione con lui". La telepatia funzionò: Brancher tenne la bocca chiusa. Fu poi condannato in primo e secondo grado a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito e falso in bilancio. Poi, in Cassazione, il primo reato cadde in prescrizione, mentre il secondo fu amorevolmente depenalizzato dal governo Berlusconi, di cui era sottosegretario lo stesso Brancher. Il quale, nel 2005, torna sul luogo del delitto: la Procura di Milano trova un conto alla Banca Popolare di Lodi intestato alla sua compagna Luana Maniezzo con un affidamento e una plusvalenza sicura di 300 mila euro in due anni. Un regalino di Fiorani, come spiega lo stesso banchiere ai pm: "Con Brancher ho avuto diversi rapporti economici: una somma nel 2003 sul conto di Luana Maniezzo; nel 2004 100 mila euro che ho consegnato in ufficio a Lodi per ringraziarlo per l'attività svolta in Parlamento per aiutare Fazio; 100 mila euro nel 2005 a Roma; 200 mila euro a Lodi quando ho consegnato la busta a Brancher che la doveva dividere con Calderoli… che aveva bisogno di soldi per la sua attività politica".
Il 26 giugno sarebbe dovuto iniziare al Tribunale di Milano il processo a suo carico per appropriazione indebita, processo finora rinviato per i suoi impedimenti parlamentari (tipo una imprescindibile missione alla Fiera di Hannover). Ma niente paura, ora che è ministro il processo non partirà nemmeno, grazie alla legge sul legittimo impedimento. L'amico B. l'ha salvato appena in tempo. E il capo dello Stato, nelle cui mani questo bel giglio di campo ha giurato ieri, ha fatto finta di nulla. Chissà com'è felice Scajola.
 
 
 

Il marcio del sistema TAV


Associazione di volontariato Idra
Tel. e fax 055.233.76.65


COMUNICATO STAMPA - Firenze, 18.6.'10

STAZIONE FOSTER? UN FALSO OBIETTIVO.
BUCARE FIRENZE IN PIENA CRISI GLOBALE? UNO STUPIDO CRIMINE!
IL SINDACO RENZI RICOLLOCHI LA QUESTIONE TAV SULLE SUE GAMBE.

Tutto vero. La Valutazione di Impatto Ambientale del '99 riguardava una stazione per l'Alta Velocità completamente diversa da quella progettata da Norman Foster. Diversa per contenuti, struttura, ubicazione, funzionalità nel sistema dei trasporti e rapporti col contesto urbano.
Bocciato dalla Conferenza di servizi del 3 marzo '99 perché manometteva edifici vincolati dalle Belle Arti, lo 'squalo' di Bruno Zevi caro a Mario Primicerio è stato sostituito dalla stazione a 'specchi' di Foster quattro anni e mezzo più tardi. E le istituzioni pubbliche che l'hanno approvata, Palazzo Vecchio in testa, hanno pensato bene di evitarle la seccatura di una nuova Valutazione di Impatto Ambientale.
Siccome però continuava a correre il rischio di finire sott'acqua perché – arditamente – la si è voluta progettare adiacente al subalveo del Mugnone, è stato necessario metter mano al letto di quel torrente, a partire dall'area della futura stazione fino alla foce in Arno, e ci si sta lavorando dalla primavera del 2008 (ma basteranno mai i 960 giorni preventivati?). Anche qui si va avanti rigorosamente senza la minima Valutazione di Impatto Ambientale (l'unica disponibile è limitata infatti alla Stazione Zevi, che non c'è più, e tutti i km di intervento sul torrente fino al ponte all'Indiano erano e restano scoperti!).
Si conferma dunque il fatto che a Firenze l'urbanistica è una scienza allegra. E meno male che, nero su bianco, la responsabile del Servizio VIA del Ministero dell'Ambiente aveva fatto mettere a verbale della Conferenza di servizi sul nodo TAV di Firenze del 3 marzo 1999: "La prof.ssa Maria Rosa Vittadini, Direttore generale del Servizio V.I.A., ha espresso una raccomandazione alla Regione affinché le opere che dovranno essere realizzate per la riorganizzazione urbanistica delle aree cittadine interessate dall'intervento ferroviario, in considerazione dell'impatto che le stesse avranno, vengano sottoposte alla valutazione di impatto ambientale di competenza regionale"!
Tutto vero. Ma non facciamo della V.I.A. un feticcio. Soprattutto quando è in certe mani.
È stato possibile ferire il paesaggio e devastare le risorse del Mugello col supporto di una (pessima) Valutazione di Impatto Ambientale! Il processo penale conclusosi con la condanna delle imprese realizzatrici lo ha asseverato. E la Corte dei conti ha 'invitato a dedurre' gli amministratori pubblici che hanno avallato quella grande opera, il cui danno per l'erario è stato computato in 741 milioni di euro.
Anche il sottoattraversamento TAV di Firenze, da Campo di Marte a Castello, è stato vagliato dai Valutatori-di-Palazzo. Ma quanto sono state tenute in considerazione le osservazioni, elementari quanto trancianti, che hanno prodotto Idra e tanti esperti indipendenti circa la totale irrazionalità di questo avventuroso intervento contro-falda nel sottosuolo di Firenze?
Questo, per dire che i dubbi – legittimi, ci mancherebbe! - sulla stazione Foster dovrebbero rappresentare, nell'analisi di una classe di amministratori che si pretende nuova, solo la punta di un iceberg. E l'iceberg – lo abbiamo scritto e documentato più volte al sindaco Renzi – si chiama general contractor. Perché è qui che si fa la festa al diritto, all'erario, all'ambiente e alla salute. È questo meccanismo contrattuale la madre di tutti gli scempi, la chiave di lettura che permette di capire come e perché a Firenze, in Toscana, in Italia, si progettano con denaro e danno pubblico opere costosissime, prevalentemente inutili, frequentissimamente devastanti. Ma suscettibili di arricchire in maniera scientifica, a suon di varianti e adeguamenti, con incrementi esponenziali di tempi e costi, il portafoglio di pochi.
Ecco che allora il sindaco di Firenze, se davvero intende interpretare in maniera credibile e autonoma il proprio ruolo di tutore dell'interesse pubblico della città, farà bene a mettere in discussione l'intero sottoattraversamento, e l'intera filosofia di progetto, contratti e appalti di cui è figlio l'"affare TAV".
Di tutto ha bisogno Firenze meno che di un assedio di cantieri, ruspe, camion e betoniere da est a ovest. ASL e ARPAT non hanno fatto sconti al progetto. Ma, chissà come mai, quelle carte non si trovano più!  ASL e ARPAT hanno proposto meccanismi di tutela e di prevenzione. Ma, chissà come mai, i progetti non sono mai stati finanziati. A che serve allora contestare la sola stazione Foster quando ASL e ARPAT puntano il dito sulle conseguenze dell'intero passante, 8865 metri di cui 6444 in sotterraneo moltiplicati per due tunnel?
Le cifre scritte nel parere n. 292 del Ministero dell'Ambiente parlano chiaro: oltre 1.700.000 metri cubi di inerti, 300.000 metri cubi di sabbia, 265.000 tonnellate di cemento, 110.000 tonnellate di acciaio, 372.000 tonnellate di conci prefabbricati stanno per piovere addosso a Firenze per la costruzione dei tunnel dell'Alta Velocità. I materiali di risulta da portare a discarica ammonteranno ad oltre 3.800.000 metri cubi di smarino, oltre a 145.000 metri cubi provenienti da demolizioni. Con la nuova stazione, non sono certo cambiati gli ordini di grandezza.
Occorre dunque cambiare rotta alla svelta: i tempi sono più che maturi. Stanno venendo drammaticamente al pettine i nodi sciaguratamente stretti attorno al nostro presente e al futuro dei nostri figli e nipoti dai paladini della finanza creativa, con operazioni che – ha scritto la Corte dei conti proprio a proposito della gestione dei debiti ferroviari accollati al bilancio dello Stato - "pregiudicano l'equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali".
Il sindaco sa che lo scenario trasportistico che ci aspetta non è quello di una TAV "metropolitana d'Italia" comoda, puntuale, sicura e alla portata di tutti, come la pubblicità FS vorrebbe farci intendere. Davanti a noi non c'è l'avvio di una nuova stagione ecologica né il rilancio del trasporto ferroviario pendolari e merci. Lo ha denunciato in questi giorni anche Roberto Formigoni: quello che ci aspetta è il deterioramento ulteriore di un sistema di servizi per il trasporto collettivo su ferro che è già assai poco decoroso. Quanto al trasporto merci su rotaia, siamo e restiamo fanalino di coda. Non ha senso quindi continuare a credere o a far credere che il colossale investimento TAV serva da volano a qualcosa di socialmente utile: a tutti gli effetti risulta vero piuttosto il contrario!
Coi cordoni della borsa pubblica che non potranno che continuare a stringersi, cominciare a bucare Firenze (il cui centro storico è patrimonio mondiale dell'umanità tutelato dall'UNESCO) senza alcuna garanzia che quei due tunnel ospiteranno mai binari o treni, ancorché pagati a peso d'oro, sarebbe uno stupido crimine. E non consolerebbe certo leggere fra qualche anno, in qualche sentenza di tribunale. che ancora una volta si è costruito distruggendo, e che lo si è fatto - in un territorio prezioso – con meri e volgari fini di lucro. Né sarebbe consolante leggere su qualche giornale che un autorevole esperto ancora una volta ha diagnosticato, a danni ormai irreparabilmente fatti: "Ha vinto la velocità, ma dobbiamo essere contenti? Abbiamo distrutto ambiente e salute dei cittadini. Sarebbe come fare pressione su un medico per avere una diagnosi in tre minuti con il rischio che sia imprecisa" (Salvatore Settis, Corriere Fiorentino, 15.6.'10).
Adesso si esige dagli amministratori pubblici senso delle proporzioni, parsimonia, lungimiranza. Non bastano più gli spot: occorre una strategia di fondo coraggiosa e coerente, perché i tempi che ci attendono non saranno dei più facili. Quanto ai numeri, non lasciamoci ingannare: a ballare sul Titanic sono in tanti, dal Governo alla Regione ai sindacati. Ma non per questo sarà saggio bendarsi gli occhi ed evitare di intraprendere le sole azioni sensate che l'emergenza suggerisce.



TAV a Firenze, rinviata ancora la discussione sulla stazione

 
Comitato contro il sottoattraversamento AV di Firenze

 
COMUNICATO STAMPA   -   Firenze, 15 giugno 2010

Il Comitato  contro il Sottoattraversamento AV esprime tutta il proprio disappunto per l'ulteriore rinvio, durante la seduta del Consiglio Comunale del 14/6, del voto della mozione Spini-Cruccolini-Grassi-De Zordo che chiede l'impegno della giunta ad effettuare la VIA (valutazione di impatto ambientale) relativamente al progetto della stazione Foster ai Macelli.
Il Comitato prende comunque molto sul serio l'impegno formale del Sindaco ad essere presente lunedì 21 giugno, in Consiglio, per discutere dell'argomento. I cittadini si augurano che finalmente si prendano sul serio tutte le denunce di irregolarità e rischi che ha il progetto TAV di Firenze.
Il comitato vuole anche mettere in risalto le dichiarazioni di ieri in aula del capogruppo di maggioranza Francesco Bonifazi che ha ricordato come le Ferrovie dello Stato abbiano chiesto il parere del Ministero dell'Ambiente sulla regolarità delle procedure di VIA utilizzate per la stazione Foster. Questo vuol dire che anche le più granitiche convinzioni favorevoli della regolarità dell'opera si stanno incrinando.
In una fase in cui la cronaca nazionale riporta quotidianamente delle gravi responsabilità di cariche importanti, anche governative, nei confronti della politica delle grandi opere, l'atteggiamento delle istituzioni toscane, in primo luogo la Regione, di totale indifferenza e sordità alle istanze e alle denunce dei cittadini, ci parla molto della crisi della politica e della rappresentanza anche in Toscana.
Il Comitato contro il Sottoattraversamento rinnova il suo invito alle istituzioni regionali e cittadine all'assemblea del 21 giugno 2010, alle ore 21 presso l'Istituto Stensen, per rispondere alle domande e ai dubbi delle persone che vogliono capire perché devono affrontare tanti rischi e disagi a fronte di un progetto che ha così tante ombre e così poche luci.
 
 
 

"Caro Tremonti, che scempio i tagli alla scuola"


"Caro Tremonti, che scempio i tagli alla scuola"

Tratto dal sito  www.ilfattoquotidiano.it   -   14 giugno 2010


Mila Spicola, un'insegnante di Palermo, scrive al ministro dell'Economia per denunciare lo stato di un'istruzione pubblica senza finanziamenti e con molti disagi per gli alunni. E la sua lettera viene pubblicata in rete da molti blogger.

Sta facendo il giro del web la lettera scritta al ministro Tremonti da Mila Spicola, professoressa di una scuola media di Palermo. Una dura accusa sulle proibitive condizioni in cui un insegnante è costretto a lavorare ogni giorno. In una scuola dove "non c'è carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni" e il riscaldamento è a singhiozzo. Dove non ci sono più insegnanti di sostegno per gli alunni disabili. "Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all'istruzione pubblica", scrive Mila al ministro dell'Economia. Perché gli sprechi andavano tagliati. Ma è stato considerato spreco "recuperare i bambini con difficoltà, e quindi via le compresenze, oppure studiare l'italiano, quindi via due ore". Ai tagli fatti "con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane", Mila non ci sta. C'è la crisi, ma la soluzione non può essere "ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, visto che questo vuol dire violare la legge". Perché invece non destinare alla scuola pubblica parte dei 25 miliardi assegnati alle spese militari? Questa una delle proposte con cui Mila conclude la lettera, che pubblichiamo integralmente.


Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all'istruzione pubblica. "C'erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare", saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.
Mettiamoci d'accordo. C'è la crisi o no? Un giorno c'è, un giorno non c'è, un giorno è un "anatema psicologico delle sinistre" e l'altro giorno "dobbiamo fare sacrifici". Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell'agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l'italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un'ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d'italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.
C'è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.
Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. "Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro". Alla voce vedi sopra. "Qualche centinaio di euro è nulla", ma non c'era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d'Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all'indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l'unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l'appello tutte le mattine.
Però sa cosa c'è? C'è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l'illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l'impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l'acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all'amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.
E allora mi dica lei qual è il diritto all'istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all'attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E' una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla "normalità"? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L'inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. "Si rivolga al Comune" dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com'è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l'Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.
Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l'illegalità Egregio ministro. L'illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l'unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come "comunità", come "solidarietà", come "eguaglianza", come "fraternità".
Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?
Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell'Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l'istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Mila Spicola, professoressa


C'è qualcuno di lorsignori che vuol lavorare a queste condizioni?


Il testo dell'accordo su Pomigliano

Tratto dal sito  www.repubblica.it   -   14 giugno 2010


1) Orario di lavoro
La produzione della futura Panda si realizzerà con l'utilizzo degli impianti di produzione per 24 ore giornaliere e per 6 giorni la settimana, comprensivi del sabato, con uno schema di turnazione articolato a 18 turni settimanali.
L'attività lavorativa degli addetti alla produzione e collegati (quadri, impiegati e operai), a regime ordinario e ferma la durata dell'orario individuale contrattuale, sarà articolata su tre turni giornalieri di 8 ore ciascuno a rotazione, secondo i seguenti orari:

- primo turno dalle ore 6.00 alle ore 14.00, con la mezz'ora retribuita per la refezione dalle ore 13.30 alle ore 14.00;
- secondo turno dalle ore 14.00 alle ore 22.00, con la mezz'ora retribuita per la refezione dalle ore 21.30 alle ore 22.00;
- terzo turno dalle ore 22.00 alle ore 6.00 del giorno successivo, con la mezz'ora retribuita per la refezione dalle ore 5.30 alle ore 6.00.

La settimana lavorativa avrà pertanto inizio alle ore 6.00 del lunedì e cesserà alle ore 6.00 della domenica successiva.
Lo schema di orario prevede il riposo individuale a scorrimento nella settimana.
L'articolazione dei turni avverrà secondo lo schema di turnazione settimanale di seguito indicata: 1° - 3° - 2°.

Il 18° turno, cadente tra le ore 22.00 del sabato e le ore 6.00 del giorno successivo, sarà coperto con la retribuzione afferente la festività del 4 Novembre e/o con una/due festività cadenti di domenica (sulla base del calendario annuo), con i permessi per i lavoratori operanti sul terzo turno maturati secondo le modalità previste dall'accordo 27 Marzo 1993 (mezz'ora accantonata sul terzo turno per 16 turni notturni effettivamente lavorati pari a 8 ore) e con la fruizione di permessi annui retribuiti (P. A. R. contrattuali) sino a concorrenza.
Le attività di manutenzione saranno invece svolte per 24 ore giornaliere nell'arco di 7 giorni la settimana per 21 turni settimanali. L'attività lavorativa degli addetti (quadri, impiegati e operai), a regime ordinario, sarà articolata su 3 turni strutturali di 8 ore ciascuno, con la mezz'ora retribuita per la refezione nell'arco del turno di lavoro a rotazione e con riposi individuali settimanali a scorrimento.
L'orario di lavoro giornaliero dei lavoratori addetti al turno centrale (quadri, impiegati e operai) va dalle ore 8.00 alle ore 17.00, con un'ora di intervallo non retribuito.
Per i quadri e gli impiegati addetti al turno centrale si conferma l'attuale sistema di flessibilità dell'orario di lavoro giornaliero (orario in entrata dalle ore 8 alle ore 9 calcolato a decorrere dal primo dodicesimo di ora utile). In alternativa, su richiesta delle Organizzazioni Sindacali nel caso in cui intendessero avvalersi della facoltà di deroga a quanto previsto dal D. Lgs. 66/2003 e successive modifiche e integrazioni in materia di riposi giornalieri e settimanali.
Lo schema di orario per lo stabilimento prevede, a livello individuale, una settimana a 6 giorni lavorativi e una a 4 giorni. L'articolazione dei turni avverrà secondo lo schema di turnazione settimanale di seguito indicata: 3° - 2° - 1°.
Nella settimana a 4 giorni saranno fruiti 2 giorni consecutivi di riposo secondo il seguente schema:
- lunedì e martedì
ovvero
- mercoledì e giovedì
ovvero
- venerdì e sabato.

Preso atto delle richieste da parte delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, al fine di non effettuare il 18° turno al sabato notte, lo stesso viene anticipato strutturalmente alla domenica notte precedente. Pertanto il riposo settimanale domenicale avviene dalle ore 22 del sabato alle ore 22 della domenica.


2) Lavoro straordinario
Per far fronte alle esigenze produttive di avviamenti, recuperi o punte di mercato, l'azienda potrà far ricorso a lavoro straordinario per 80 ore annue pro capite, senza preventivo accordo sindacale, da effettuare a turni interi.
Nel caso dell'organizzazione dell'orario di lavoro sulla rotazione a 18 turni, il lavoro straordinario potrà essere effettuato a turni interi nel 18° turno, già coperto da retribuzione secondo le modalità indicate al capitolo orario di lavoro, o nelle giornate di riposo.
L'Azienda comunicherà ai lavoratori, di norma con 4 giorni di anticipo, la necessità di ricorso al suddetto lavoro straordinario e terrà conto di esigenze personali entro il limite del 20% con sostituzione tramite personale volontario.
Con accordo individuale tra azienda e lavoratore, l'attività lavorativa sul 18° turno potrà essere svolta a regime ordinario, con le maggiorazioni del lavoro notturno: in tal caso non si darà corso alla copertura retributiva collettiva del 18° turno.
Il lavoro straordinario, nell'ambito delle 200 ore annue pro capite, potrà essere effettuato per esigenze produttive, tenuto conto del sistema articolato di pause collettive nell'arco del turno, durante la mezz'ora di intervallo tra la fine dell'attività lavorativa di un turno e l'inizio dell'attività lavorativa del turno successivo. In questo caso la comunicazione ai lavoratori del lavoro straordinario per esigenze produttive saranno effettuate con un preavviso minimo di 48 ore.


3) Rapporto diretti-indiretti
Con l'avvio della produzione della futura Panda e in relazione al programma formativo saranno riassegnate ai lavoratori le mansioni necessarie per assicurare un corretto equilibrio tra operai diretti e indiretti, garantendo ai lavoratori la retribuzione e l'inquadramento precedentemente acquisiti, anche sulla base di quanto previsto dall'art. 4, comma 11, Legge 223/91. Inoltre, a fronte di particolari fabbisogni organizzativi potrà essere richiesto ai lavoratori, compatibilmente con le loro competenze professionali, la successiva assegnazione ad altre postazioni di lavoro.


4) Bilanciamenti produttivi
La quantità di produzione prevista da effettuare per ogni turno, su ciascuna linea, e il corretto rapporto produzione/organico saranno assicurati mediante la gestione della mobilità interna da area ad area nella prima ora del turno in relazione agli eventuali operai mancanti o, nell'arco del turno, per fronteggiare le perdite derivanti da eventuali fermate tecniche e produttive.


5) Organizzazione del lavoro
Per riportare il sistema produttivo dello stabilimento Giambattista Vico alle migliori condizioni degli standard internazionali di competitività, si opererà, da un lato, sulle tecnologie e sul prodotto e, dall'altro lato, sul miglioramento dei livelli di prestazione lavorativa con le modalità previste dal sistema WCM e dal sistema Ergo-UAS.
Le soluzioni ergonomiche migliorative, derivanti dall'applicazione del sistema Ergo-UAS, permettono, sulle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo, un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo, nell'arco del turno di lavoro, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Sui tratti di linea meccanizzata denominati "passo - passo", in cui l'avanzamento è determinato dai lavoratori mediante il cosiddetto "pulsante di consenso", le soluzioni ergonomiche migliorative permettono un regime di tre pause di 10 minuti ciascuna, fruite in modo collettivo o individuale a scorrimento sulla base delle condizioni tecnico-organizzative, che sostituiscono le attuali due pause di 20 minuti ciascuna. Per tutti i restanti lavoratori diretti e collegati al ciclo produttivo le soluzioni ergonomiche migliorative permettono la conferma della pausa di 20 minuti, da fruire anche in due pause di 10 minuti ciascuna in modo collettivo o individuale a scorrimento.
Con l'avvio del nuovo regime di pause, i 10 minuti di incremento della prestazione lavorativa nell'arco del turno, per gli addetti alle linee a trazione meccanizzata con scocche in movimento continuo e per gli addetti alle linee "passo-passo" a trazione meccanizzata con "pulsante di consenso", saranno monetizzati in una voce retributiva specifica denominata "indennità di prestazione collegata alla presenza".
L'importo forfetario, da corrispondere solo per le ore di effettiva prestazione lavorativa, con esclusione tra l'altro delle ore di inattività, della mezz'ora di mensa e delle assenze la cui copertura retributiva è per legge e/o contratto parificata alla prestazione lavorativa, per tutti gli aventi diritto, in misura di 0,1813 euro lordi ora. Tale importo è onnicomprensivo ed è escluso dal TFR, dal momento che, in sede di quantificazione, si è tenuto conto di ogni incidenza sugli istituti legali e/o contrattuali e pertanto il suddetto importo forfetario orario è comprensivo di tutti gli istituti legali e/o contrattuali.


6) Formazione
E' previsto un importante investimento in formazione per preparare i lavoratori e metterli in condizioni di operare nella nuova realtà produttiva. Le attività formative si svolgeranno contemporaneamente alla ristrutturazione degli impianti e saranno fortemente collegate alle logiche WCM. I corsi di formazione saranno tenuti con i lavoratori in cigs e le Parti convengono fin d'ora che la frequenza ai corsi sarà obbligatoria per i lavoratori interessati. Il rifiuto immotivato alla partecipazione nonché l'ingiustificata mancata frequenza ai corsi, oltre a dar luogo alle conseguenze di legge, costituirà a ogni effetto comportamento disciplinarmente perseguibile.
Non sarà richiesto a carico Azienda alcuna integrazione o sostegno al reddito, sotto qualsiasi forma diretta o indiretta, per i lavoratori in cigs che partecipino ai corsi di formazione.


7) Recuperi produttivi
Le perdite della produzione non effettuata per causa di forza maggiore o a seguito di interruzione delle forniture potranno essere recuperate collettivamente, a regime ordinario, entro i sei mesi successivi, oltre che nella mezz'ora di intervallo fra i turni, nel 18° turno (salvaguardando la copertura retributiva collettiva) o nei giorni di riposo individuale.


8) Assenteismo
Per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche, quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell'azienda dei periodi di malattia correlati al periodo dell'evento. A tale proposito l'Azienda è disponibile a costituire una commissione paritetica, formata da un componente della RSU per ciascuna delle organizzazioni sindacali interessate e da responsabili aziendali, per esaminare i casi di particolare criticità a cui non applicare quanto sopra previsto.
Considerato l'elevato livello di assenteismo che si è in passato verificato nello stabilimento in concomitanza con le tornate elettorali politiche, amministrative e referendum, tale da compromettere la normale effettuazione dell'attività produttiva, lo stabilimento potrà essere chiuso per il tempo necessario e la copertura retributiva sarà effettuata con il ricorso a istituti retributivi collettivi (PAR residui e/o ferie) e l'eventuale recupero della produzione sarà effettuato senza oneri aggiuntivi a carico dell'azienda e secondo le modalità definite.
Il riconoscimento dei riposi/pagamenti, di cui alla normativa vigente in materia elettorale, sarà effettuato, in tale fattispecie, esclusivamente nei confronti dei presidenti, dei segretari e degli scrutatori di seggio regolarmente nominati e dietro presentazione di regolare certificazione. Saranno altresì individuate, a livello di stabilimento, le modalità per un'equilibrata gestione dei permessi retribuiti di legge e/o contratto nell'arco della settimana lavorativa.


9) Cigs
Il radicale intervento di ristrutturazione dello stabilimento Giambattista Vico per predisporre gli impianti alla produzione della futura Panda presuppone il riconoscimento, per tutto il periodo del piano di ristrutturazione, della cassa integrazione guadagni straordinaria per ristrutturazione per due anni dall'avvio degli investimenti, previo esperimento delle procedure di legge.
In considerazione degli articolati interventi impiantistici e formativi previsti nonché della necessità di mantenimento dei normali livelli di efficienza nelle attività previste, non potranno essere adottati meccanismi di rotazione tra i lavoratori, non sussistendone le condizioni.


10) Abolizione voci retributive
A partire dal 1° gennaio 2011 sono abolite le seguenti voci retributive, di cui all'accordo del 4 maggio 1987 Parte III (Armonizzazione normativa e retributiva):
- paghe di posto
- indennità disagio linea
- premio mansione e premi speciali.

Le suddette voci, per i lavoratori per i quali siano considerate parte della retribuzione di riferimento nel mese di dicembre 2010, saranno accorpate nella voce "superminimo individuale non assorbibile" a far data dal 1° gennaio 2011 secondo importi forfettari.


11) Maggiorazioni lavoro straordinario, notturno e festivo
Sono confermate le attuali maggiorazioni comprensive dell'incidenza sugli istituti legali e contrattuali.


12) Polo logistico di Nola
E' confermata la missione del polo logistico della sede di Nola.
Eventuali future esigenze di organico potranno essere soddisfatte con il trasferimento di personale dalla sede di Pomigliano d'Arco.


13) Clausola di responsabilità
Tutti i punti di questo documento costituiscono un insieme integrato, sicché tutte le sue clausole sono correlate ed inscindibili tra loro, con la conseguenza che il mancato rispetto degli impegni eventualmente assunti dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU ovvero comportamenti idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate per la realizzazione del Piano e i conseguenti diritti o l'esercizio dei poteri riconosciuti all'Azienda dal presente accordo, posti in essere dalle Organizzazioni Sindacali e/o dalla RSU, anche a livello di singoli componenti, libera l'Azienda dagli obblighi derivanti dalla eventuale intesa nonché da quelli derivanti dal CCNL Metalmeccanici in materia di:
- contributi sindacali
- permessi sindacali retribuiti di 24 ore al trimestre per i componenti degli organi direttivi nazionali e provinciali delle Organizzazioni Sindacali
ed esonera l'Azienda dal riconoscimento e conseguente applicazione delle condizioni di miglior favore rispetto al CCNL Metalmeccanici contenute negli accordi aziendali in materia di:
- permessi sindacali aggiuntivi oltre le ore previste dalla legge 300/70 per i componenti della RSU
- riconoscimento della figura di esperto sindacale e relativi permessi sindacali.
Inoltre comportamenti, individuali e/o collettivi, dei lavoratori idonei a violare, in tutto o in parte e in misura significativa, le presenti clausole ovvero a rendere inesigibili i diritti o l'esercizio dei poteri riconosciuti da esso all'Azienda, facendo venir meno l'interesse aziendale alla permanenza dello scambio contrattuale ed inficiando lo spirito che lo anima, producono per l'Azienda gli stessi effetti liberatori di quanto indicato alla precedente parte del presente punto.


14) Clausole integrative del contratto individuale di lavoro
Le clausole indicate integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicché la violazione da parte del singolo lavoratore di una di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualità, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per mancanze e comporta il venir meno dell'efficacia nei suoi confronti delle altre clausole.




Operai di Pomigliano: uomini o robot?


La globalizzazione dell'operaio
di Luciano Gallino

LA REPUBBLICA   -   14 giugno 2010   pag. 1 e 7

È POSSIBILE che la Fiat non abbia davvero alcuna alternativa. O riesce ad avvicinare il costo di produzione dello stabilimento di Pomigliano a quello degli stabilimenti siti in Polonia, Serbia o Turchia, o non riuscirà più a vendere né in Italia né altrove le auto costruite in Campania. L'industria mondiale dell'auto è afflitta da un eccesso pauroso di capacità produttiva, ormai stimato intorno al 40 per cento. Di conseguenza i produttori si affrontano con furibonde battaglie sul fronte del prezzo delle vetture al cliente. A farne le spese, prima ancora dei loro bilanci, sono i fornitori (che producono oltre due terzi del valore di un'auto), le comunità locali che vedono di colpo sparire uno stabilimento su cui vivevano, e i lavoratori che provvedono all'assemblaggio finale. I costruttori che non arrivano a spremere fino all'ultimo euro da tutti questi soggetti sono fuori mercato. Va anche ammesso che davanti alla prospettiva di restare senza lavoro in una città e una regione in cui la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, ha già raggiunto livelli drammatici, la maggioranza dei lavoratori di Pomigliano - ben 15.000 se si conta l'indotto - è probabilmente orientata ad accettare le proposte Fiat in tema di organizzazione della produzione e del lavoro. La disperazione, o il suo approssimarsi, è di solito una cattiva consigliera; ma se tutto quello che l'azienda o il governo offrono è la scelta tra lavorare peggio, oppure non lavorare per niente, è quasi inevitabile che uno le dia retta.
Una volta riconosciuto che forse l'azienda non ha alternative, e non ce l'hanno nemmeno i lavoratori di Pomigliano, occorre pure trovare il modo e la forza di dire anzitutto che le condizioni di lavoro che Fiat propone loro sono durissime. E, in secondo luogo, che esse sono figlie di una globalizzazione ormai senza veli, alle quali molte altre aziende italiane non mancheranno di rifarsi per imporle pure loro ai dipendenti.
Allo scopo di utilizzare gli impianti per 24 ore al giorno e 6 giorni alla settimana, sabato compreso, nello stabilimento di Pomigliano rinnovato per produrre la Panda in luogo delle attuali Alfa Romeo, tutti gli addetti alla produzione e collegati (quadri e impiegati, oltre agli operai), dovranno lavorare a rotazione su tre turni giornalieri di otto ore. L'ultima mezz'ora sarà dedicata alla refezione (che vuol dire, salvo errore, non toccare cibo per almeno otto ore). Tutti avranno una settimana lavorativa di 6 giorni e una di 4. L'azienda potrà richiedere 80 ore di lavoro straordinario a testa (che fanno due settimane di lavoro in più all'anno) senza preventivo accordo sindacale, con un preavviso limitato a due o tre giorni. Le pause durante l'orario saranno ridotte di un quarto, da 40 minuti a 30. Le eventuali perdite di produzione a seguito di interruzione delle forniture (caso abbastanza frequente nell'autoindustria, i cui componenti provengono in media da 800 aziende distanti magari centinaia di chilometri) potranno essere recuperate collettivamente sia nella mezz'oraa fine turno - giusto quella della refezione - o nei giorni di riposo individuale, in deroga dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Sarebbe interessante vedere quante settimane resisterebbero a un simile modo di lavorare coloro che scuotono con cipiglio l'indice nei confronti dei lavoratori e dei sindacati esortandoli a comportarsi responsabilmente, ossia ad accettare senza far storie le proposte Fiat.
Non è tutto. Ben 19 pagine sulle 36 del documento Fiat consegnato ai sindacati a fine maggio sono dedicate alla "metrica del lavoro." Si tratta dei metodi per determinare preventivamente i movimenti che un operaio deve compiere per effettuare una certa operazione, e dei tempi in cui deve eseguirli; misurati, si noti, al centesimo di secondo. Per certi aspetti si tratta di roba vecchia: i cronotecnici e l'analisi dei tempi e dei metodi erano presenti al Lingotto fin dagli anni 20. Di nuovo c'è l'uso del computer per calcolare, verificare, controllare movimenti e tempi, ma soprattutto l'adozione a tappeto dei criteri organizzativi denominati World Class Manufacturing (Wcm, che sta per "produzione di qualità o livello mondiale").
Sono criteri che provengono dal Giappone, e sono indirizzati a due scopi principali: permettere di produrre sulla stessa linea singole vetture anche molto diverse tra loro per motorizzazione, accessori e simili, in luogo di tante auto tutte uguali, e sopprimere gli sprechi. In questo caso si tratta di fare in modo che nessuna risorsa possa venire consumata e pagata senza produrre valore. La risorsa più preziosa è il lavoro. Un'azienda deve quindi puntare ad una organizzazione del lavoro in cui, da un lato, nemmeno un secondo del tempo retribuito di un operaio possa trascorrere senza che produca qualcosa di utile; dall'altro, il contenuto lavorativo utile di ogni secondo deve essere il più elevato possibile. L'ideale nel fondo della Wcm è il robot, che non si stanca, non rallenta mai il ritmo, non si distrae neanche per un attimo. Con la metrica del lavoro si addestrano le persone affinché operino il più possibile come robot. È qui che cadono i veli della globalizzazione. Essa è consistita fin dagli inizi in una politica del lavoro su scala mondiale. Dagli anni 80 del Novecento in poi le imprese americane ed europee hanno perseguito due scopi. Il primo è stato andare a produrre nei paesi dove il costo del lavoro era più basso, la manodopera docile, i sindacati inesistenti, i diritti del lavoro di là da venire. Ornando e mascherando il tutto con gli spessi veli dell'ideologia neo-liberale. Al di sotto dei quali urge da sempre il secondo scopo: spingere verso il basso salari e condizioni di lavoro nei nostri paesi affinché si allineino a quelli dei paesi emergenti. Nome in codice: competitività.
La crisi economica esplosa nel 2007 ha fatto cadere i veli della globalizzazione. Politici, industriali, analisti non hanno più remore nel dire che il problema non è quello di far salire i salari e le condizioni di lavoro nei paesi emergenti: sono i nostri che debbono, s'intende per senso di responsabilità, discendere al loro livello. È nella globalizzazione ormai senza veli che va inquadrato il caso Fiat. Se in Polonia, o in qualunque altro paese in sviluppo, un operaio produce tot vetture l'anno, per forza debbono produrne altrettante Pomigliano, o Mirafiori, o Melfi. È esattamente lo stesso ragionamento che in modo del tutto esplicito fanno ormai Renault e Volkswagen, Toyota e General Motors. Se in altri paesi i lavoratori accettano condizioni di lavoro durissime perché è sempre meglio che essere disoccupati, dicono in coro i costruttori, non si vede perché ciò non debba avvenire anche nel proprio paese. Non ci sono alternative. Per il momento purtroppo è vero. Tuttavia la mancanza di alternative non è caduta dal cielo. È stata costruita dalla politica, dalle leggi, dalle grandi società, dal sistema finanziario, in parte con strumenti scientifici, in parte per ottusità o avidità. Toccherebbe alla politica e alle leggi provare a ridisegnare un mondo in cui delle alternative esistono, per le persone non meno per le imprese.


La "cricca" della Protezione civile

 
È L'ULTIMA CRICCA RACCONTABILE
Tra pochi giorni questi articoli saranno vietati
di Antonio Massari

IL FATTO QUOTIDIANO   -   13 giugno 2010   pag. 2 e 3

Le dimissioni del ministro Claudio Scajola, gli affari della "cricca" che gestiva gli appalti della Protezione Civile e del "G8", il giro di appartamenti e ristrutturazioni destinato ai vertici della politica, dei servizi segreti, della Guardia di Finanza, il coinvolgimento di magistrati sospettati d'aver rivelato segreti d'ufficio, il ruolo del Vaticano, l'ambigua posizione del capo della Protezione civile Guido Bertolaso e di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, le ombre sull'ex ministro Pietro Lunardi, i chiarimenti e gli interrogatori di Antonio di Pietro: poco, forse nulla, avremmo potuto scrivere, e avreste potuto sapere, dell'inchiesta condotta dai pm fiorentini e perugini, se la legge "bavaglio" fosse già in vigore. Un'inchiesta che, dati i tempi, rischia di passare alla storia come l'ultima, grande indagine seguita con costanza dai cronisti di giudiziaria, pubblicata dettagliatamente da quotidiani e settimanali. Se non fosse accaduto, Scajola non si sarebbe dimesso, perché non avrebbe avuto un'opinione pubblica alla quale – pur non essendo indagato - rendere conto dei suoi comportamenti. E non si tratta dell'unico punto nevralgico. Forse, con la legge sulle intercettazioni, vista questa volta dal lato degli inquirenti, quest'indagine non sarebbe mai nata. Considerati i paletti posti sull'uso investigativo delle intercettazioni, considerate le restrizioni – non soltanto temporali – sia per mettere sotto controllo i telefoni, sia per sviluppare indagini sulla base delle conversazioni intercettate, non è detto che si possa ripetere quanto accaduto nel 2008, quando i carabinieri del Ros di Firenze ascoltano le telefonate di Vincenzo Di Nardo, l'amministratore della BTP, all'epoca di Riccardo Fusi, uomo molto vicino a Verdini, a sua volta molto vicino al ministro Altero Matteoli. Tanto vicino da invitarlo a nominare un altro uomo della "cricca", Fabio de Santis, Provveditore per i lavori pubblici della Toscana. Una nomina che avrebbe dovuto favorire, secondo gli inquirenti, proprio l'azienda di Fusi che oggi, come Verdini, è indagato per corruzione. Quelle telefonate riguardavano infatti un altro procedimento giudiziario ma, ascoltandole, gli inquirenti scoprono che Di Nardo - parlando con alcuni colleghi e con qualche architetto - si lamenta: esprime il proprio disappunto perché non s'è aggiudicato l'appalto del nuovo teatro della musica di Firenze. Quel disappunto è la pista investigativa che genera l'intera inchiesta: "...e sono banditi... è gente .. prima o poi si leggerà sui giornali che li hanno cuccati con qualche tangente in mano ...dai! ..", dice Di Nardo, che aggiunge: "Questa è una cricca di banditi…". È così – e oggi potrebbe non esserlo più – che gli investigatori iniziano a indagare sulla "cricca" d'imprenditori e funzionari pubblici che gestiva gli appalti della Protezione civile. Si scopre il "filone" dei Grandi Eventi, sui quali, come è noto, si procedeva in deroga alle normali regole sugli appalti. Un giro d'affari per centinaia di milioni di euro. "Il vero regista è questo Balducci", dice Di Nardo al telefono. È lo stesso Angelo Balducci, ex Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, agli arresti per corruzione, che risulta in strettissimi contatti con l'imprenditore Diego Anemone – stessa accusa – considerato l'uomo chiave della "cricca". L'uomo che dispensa - secondo la versione fornita dall'architetto Angelo Zampolini - milioni in assegni per l'acquisto degli appartamenti di Scajola e del generale della GdF Francesco Pittorru (che non è indagato), che paga l'affitto della casa in via Giulia per Guido Bertolaso. Ed è lo stesso uomo che, con le sue imprese, lavora nei più grossi appalti gestiti dalla Protezione Civile. Di tutto questo, con la legge "bavaglio", nessuno avrebbe saputo nulla, non soltanto i lettori ma, forse, neanche gli investigatori.


Guido Bertolaso
Case, massaggi, favori e appalti

INDAGATO per corruzione, in questa vicenda, Guido Bertolaso brilla per una lunga serie di omissioni delle quali, nei prossimi giorni, darà conto ai magistrati di Perugia, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, che intendono interrogarlo nuovamente. L'ultima scoperta degli inquirenti risale un paio di settimane fa: Angelo Zampolini, l'uomo che per conto dell'imprenditore Diego Anemone, ha detto d'aver versato milioni di euro in assegni per l'acquisto degli appartamenti destinati a Scajola, al generale della GdF Francesco Pittorru e al genero di Ercole Incalza (alto funzionario del ministero per le Infrastrutture), ai magistrati ha raccontato: pagavo anche l'affitto dell'appartamento in via Giulia destinato a Guido Bertolaso. Eppure, interrogato dai pm, alla domanda secca – "Ha mai ricevuto utilità da Diego Anemone?" - il capo della Protezione Civile aveva risposto: "Bottiglie di vino". Soltanto questo. Nessun cenno, per esempio, alla consulenza che sua moglie, Gloria Piermarini, per la somma di 25mila euro, aveva ricevuto dagli Anemone per un "progetto sul verde" del Salaria Sport Village. Ne parlò soltanto dopo l'interrogatorio, il 7 maggio, durante una conferenza stampa, ma la notizia era già circolata tra i giornalisti, che infatti erano pronti a pubblicarla il giorno dopo. Ma soprattutto, neanche in quella conferenza stampa, Bertolaso ammette di aver usato un appartamento pagato da Zampolini per conto di Anemone. Ai pm il capo della Protezione Civile aveva detto: "Non ho ricevuto alcun favore o privilegio, nessuna casa m'è stata affittata o comperata". Versione smentita da Zampolini e dal proprietario di casa, Raffaele Curi, che conferma: l'affitto era pagato dall'architetto. Bertolaso ha sostenuto di essere vittima di una "macelleria mediatica". A partire dalla conferenza stampa del 7 maggio, ha sempre sostenuto che si tratta di ''accuse senza fondamento''. È scivolato in affermazioni del tipo: ''Quando ho visto Bill Clinton, alla fine di marzo, m'era venuta voglia di fargli una battuta, che poi non ho fatto: gli volevo dire che lui ed io abbiamo un problema che si chiama Monica, poi ho evitato di farla perché mentre io non credo d'avere avuto problemi reali, con questa Monica, lui probabilmente invece qualche problemuccio lo ha avuto". Il riferimento è alla ragazza brasiliana che, in una delle intercettazioni, racconta di avergli "fatto vedere le stelle". "Certo - spiega Bertolaso - m'ha fatto vedere le stelle perché mi ha 'sconocchiato', come si dice a Roma, facendomi un massaggio estremamente valido, non per prestazioni sessuali". Al di là dei massaggi, però, il capo della Protezione civile – che ha annunciato dimissioni mai avvenute – dovrebbe spiegare senza lasciare ombre i suoi rapporti con Anemone e il resto della "cricca". "Sognavo di poter commentare con voi l'archiviazione o lo stralcio della mia posizione dall'inchiesta penale in corso", disse durante la conferenza stampa, "ho totale fiducia nei magistrati, in particolare quelli di Perugia, che non sono però fonte della vicenda, che nasce in un altro luogo, ed è stata gestita strumentalizzando la fonte primaria delle indagini, cioè le intercettazioni, facendo apparire quello che di fatto non è''. In realtà, non soltanto sulle intercettazioni, si basano i sospetti degli inquirenti, ma su una serie di rivelazioni, rilasciate durante gli interrogatori, da testimoni ritenuti attendibili. Ma Bertolaso ribatte convinto: "Vogliono distruggere la Protezione Civile e il lavoro che si è fatto in tutti questi anni", incassando la solidarietà del governo: al termine del suo discorso, puntuale, giunge l'abbraccio del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Letta.


Altero Matteoli
Provveditori e Scuola dei Marescialli

"SMENTISCO recisamente un mio coinvolgimento in rapporti poco trasparenti, tesi a favorire questa o quella impresa": esordì così, il ministro per le Infrastrutture Altero Matteoli, che non risulta indagato, quando il suo nome fui collegato all'inchiesta fiorentina sulla "cricca". Distinguendo la questione giudiziaria da quella politica, però, quell'affermazione andrebbe riveduta e corretta. Parliamo dell'appalto "Scuola dei marescialli" di Firenze, una vicenda che ruota intorno ai nomi di Riccardo Fusi e Denis Verdini, entrambi indagati per corruzione. La Btp di Fusi, nel 2001, s'era aggiudicata i lavori che però, nel 2006, dopo un contenzioso con lo Stato, passano alla Astaldi. La vicenda prosegue con un "lodo arbitrale", attraverso il quale, la Btp, si vede assegnare 34 milioni di euro come risarcimento. Nel frattempo cambia il governo e, con il centrodestra al comando dei ministeri, secondo le accuse, Fusi intende recuperare l'appalto. Sfrutta la sua amicizia con Verdini, sul quale fa pressioni, affinché convinca Matteoli a nominare, come provveditore alle opere pubbliche della Toscana, Fabio de Santis (anch'egli indagato per corruzione). De Santis – che, secondo gli inquirenti, non avrebbe neanche le caratteristiche professionali adeguate per ricoprire l'incarico – ottiene la nomina. E il tutto, secondo le accuse, è finalizzato a una "sospensione tecnica dei lavori in corso di svolgimento da parte della società Astaldi; sospensione che De Santis considera strumentale all'estromissione della società dal cantiere". Interrogato dai pm, Verdini ammette: "Ho alzato il telefono, ho chiamato il ministro Matteoli e ho detto: 'C'è da fare questa nomina: fra i candidati, c' anche questo De Santis, vedi se lo puoi nominare'". Ieri però, s'è scoperto di più, e cioè che Matteoli pranzò con Fusi e Verdini all'Harry's bar. Lo conferma il capo ufficio legislativo del ministero, Gerardo Mastrandrea, spiegando che di aver partecipato al pranzo e confessando l'impressione che :Verdini volesse dimostrare a Fusi che "aveva fatto un lavoro di messa in contatto". In quel pranzo, Mastrandrea - che per conto del ministero si occupava della vicenda Astaldi – Btp – Scuola dei marescialli – si sente rivolgere, dal ministro Matteoli, e dinanzi a Fusi, la seguente domanda: "Mastrandrea, che cosa state facendo?". L'illegittima della posizione di Astaldi, sull'appalto per la "Scuola dei marescialli", a Mastrandrea non pareva così evidente. Tanto che ai pm dichiara: "Vado dal ministro e dico: "guardi non ci sono le condizioni per sospendere il cantiere, a mio avviso … non me la sento di farle firmare alcun atto che comporti la sospensione dei lavori". E non solo. Nel 2009 Mastrandrea scrive una nota riservata a Matteoli, una nota che però, scoprono i pm, finisce nelle mani di Fusi. Strano: l'imprenditore – lo stesso che aveva pranzato con Matteoli e Verdini – è parte in causa, come la Astaldi, e il ministero dovrebbe comportarsi in maniera imparziale ed equidistante. Mastrandrea però dichiara ai pm che gli mostrano un fax: "Non mi voglio sbagliare, ma quel fax è questa nota qui, che io ho dato al ministro. Non posso escludere che il ministro l'abbia data a Verdini, che l'ha girata a Fusi ... ".
 

Claudio Scajola
Quell'appartamento con vista sul Colosseo

LA FIGURA di Claudio Scajola, che per le indiscrezioni emerse dall'inchiesta, s'è dimesso dal ministero per lo Sviluppo Economico, è interessante per molti aspetti. Non risulta indagato, ma da varie testimonianze e riscontri documentali, risulta che ha ricevuto un paio di pesanti "benefit" da Diego Anemone. Innanzitutto, secondo la versione fornita dall'architetto Angelo Zampolini, ha ricevuto ben 900 mila euro per l'acquisto della casa con vista sul Colosseo in via del Fagutale a Roma: in 80 assegni, versati proprio da Zampolini, alle venditrici, le sorelle Beatrice e (…) Papa. A questo episodio, confermato dalle stesse sorelle Papa, va aggiunto il riscontro effettuato dalla procura con l'ausilio della Guardia di Finanza: anche i lavori di ristrutturazione dell'appartamento, effettuati sempre da un'impresa legata ad Anemone, non sarebbe stata pagata da Scajola. Tra le fatture sequestrate all'azienda, infatti, non c'è alcuna traccia di pagamento della ristrutturazione. Via del Fagutale, e si presume la sua ristrutturazione, compare nel "libro mastro" degli Anemone, la lista di 412 nomi (tra i quali politici, funzionari pubblici e membri dei servizi segreti) per i quali l'imprenditore ha effettuato dei lavori. Perché Anemone abbia pagato parte dell'appartamento destinato a Scajola, nonché la sua ristrutturazione, non è ancora chiaro. Gli inquirenti stanno indagando sul biennio 2002 – 2004, quando le imprese di Anemone ottengono appalti per ristrutturare la sede del Sisde in via Zama a Roma. Lavori che iniziano a metà 2002 e terminano a metà 2003: è il periodo in cui Scajola è a cavallo tra il ministero dell'Interno e le sue dimissioni. E le dimissioni arrivano anche questa volta: "Un ministro non può sospettare di stare in una casa pagata da altri", dice Scajola dimettendosi. Una frase che ha dell'incredibile, posto che, al momento, Scajola non ha mai chiarito, né pubblicamente, né dinanzi ai pm, perché Zampolini avrebbe pagato quei 900mila per conto di Anemone. Comunque, il 4 maggio, lascia l'incarico: "Devo difendermi, non posso continuare a fare il ministro". E Berlusconi commenta: "Il ministro Scajola ha assunto una decisione sofferta e dolorosa, che conferma la sua sensibilità istituzionale e il suo alto senso dello Stato, per poter dimostrare la sua totale estraneità ai fatti e fare chiarezza su quanto gli viene attribuito. Se c'è una cosa – conclude Berlusconi - che è sotto gli occhi di tutti, è che in Italia c'è fin troppa libertà di stampa".



LUNARDI
Anemone e i lavori sospetti I magistrati lo convocano a Perugia

IL FATTO QUOTIDIANO   -   13 giugno 2010   pag. 3

Manca la fattura della ristrutturazione. E quindi: le imprese di Diego Anemone, per gli investigatori, effettuarono a proprie spese i lavori per la casa della famiglia di Pietro Lunardi, in via dei Prefetti a Roma. La tesi degli investigatori ricalca lo schema del "caso" Scajola. L'appartamento, infatti, compare nella "lista Anemone", il libro mastro dei lavori eseguiti dalla sua impresa per 412 persone. Incrociando la lista con altri riscontri, di tipo documentale, gli inquirenti non hanno trovato alcuna traccia della ristrutturazione. Come è avvenuto con Scajola. Anche per questo, Lunardi sarà presto invitato a presentarsi, dalla procura di Perugia, per dare spiegazioni. Il nome dell'ex ministro – non è indagato – compare spesso nell'inchiesta sulla "cricca" che gestiva gli appalti dei Grandi eventi. È uno dei principali testimoni - Hidri Ben Laid Fathi, autista di Angelo Balducci - a parlare di lui: "Ho conosciuto la figlia di Lunardi. In due occasioni ho viaggiato da Roma a Milano per portarle delle buste che le ho consegnato direttamente in aeroporto. In una di quelle occasioni Anemone mi disse di fare attenzione, dentro la busta c'era un assegno. Ho portato a Lunardi anche alcuni progetti mi pare di ricordare predisposti dalla società Medea". E quando parla della Medea, Fathi, aggiunge che si tratta di una società che – di fatto – sarebbe riconducibile alla coppia Balducci–Anemone. La ristrutturazione dovrebbe risalire al 2003 -2004: anni cruciali nella storia dei personaggi principali della "cricca". Nel 2004, per esempio, il ministero per le Infrastrutture retto da Lunardi risulta committente di parecchi lavori affidati al gruppo Anemone. E la Medea chiude più di un affare con il dicastero. Nel 2004 Lunardi acquista il palazzetto in via dei Prefetti. O meglio: è la sua società di famiglia, la Immobiliare San Marco Spa di Milano, a comprarlo dall'ente del Vaticano Propaganda Fide: tre milioni di euro, coperti con 600 mila in contanti, il resto con un mutuo. Di lì a poco Angelo Balducci, proprio grazie a Lunardi, assumerà la carica di Presidente del Consiglio dei Lavori pubblici. Sono molti, quindi, i soggetti della "cricca" che ruotano intorno alla ristrutturazione e all'acquisto di Lunardi. E anche i tempi incuriosiscono gli investigatori: il palazzo fu acquistato un mese prima dell'appartamento di Scajola. L'atto è stato firmato davanti allo stesso notaio: Gianluca Napoleone. La differenza, però, è che Lunardi il palazzetto l'ha pagato interamente di tasca propria. "L'acquisto - ha dichiarato Lunardi - è stato fatto interamente con soldi della mia famiglia". E infatti la società di famiglia (intestata ai figli Giuseppe, Martina e Giovanna Lunardi) s'impegnò con un mutuo da 2,8 milioni. Un ottimo affare: il suo valore commerciale ammonta al triplo. Sempre nel 2004, infine, Lunardi pensò di ristrutturare anche una villa vicino Parma. E intervistato dal Fatto, circa tre mesi fa, Lunardi assicurò: "Conservo ancora le fatture di Anemone per circa 100 mila euro". Forse è giunto il momento di tirarle fuori dal cassetto.
(a.mas.)



DI PIETRO DAI PM GIOCA ANCHE IN DIFESA

IL FATTO QUOTIDIANO   -   13 giugno 2010   pag. 3

Antonio Di Pietro è diventato uno dei protagonisti dell'inchiesta sulla Criccopoli dei grandi appalti. Primo atto il 17 maggio scorso, quando il presidente dell'Idv si reca spontaneamente dai pm di Firenze per riferire sulla vicenda della Scuola dei Marescialli, questione annosa su cui pende la cosiddetta "maledizione dell'area Castello" (chiunque a Firenze ci abbia messo le mani ne è rimasto scottato negli ultimi vent'anni) e da cui si è diramata fra Firenze, Perugia e Roma tutta l'inchiesta sulle grandi opere. Di Pietro dichiarò di essersi recato dai pm fiorentini per fornire loro elementi utili raccolti nella sua esperienza di magistrato prima e di ministro dei lavori pubblici successivamente. Il colpo di scena arriva, però, qualche giorno dopo, con l'interrogatorio dell'architetto Angelo Zampolini, che insieme alle accuse rivolte, davanti ai pm di Perugia, al capo della Protezione civile Bertolaso, ne aggiunge altre proprio a Di Pietro: due appartamenti romani messi nelle disponibilità del deputato da Angelo Balducci (l'ex presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici arrestato a febbraio con l'accusa di concorso in corruzione) attraverso "Propaganda Fide", ovvero dal Vaticano. La difesa dell'ex magistrato di Tangentopoli non si è fatta attendere: "Depistaggio mediatico, mi vogliono fare passare per uno dei favoriti, come Bertolaso. Ma io non ho mai preso in affitto appartamenti da Propaganda Fide, né per me, né per mia figlia, né per la sede del partito. Inoltre non ho mai chiesto nulla a Angelo Balducci". Neppure referenze a importanti uomini della Santa Sede per accreditarsi in Vaticano, ha spiegato Di Pietro. Intanto nel suo blog personale, appresa la notizia, è scoppiata la guerra tra colpevolisti e innocentisti. Quindi nuovo faccia a faccia con i pm, questa volta quelli di Perugia, mercoledì scorso, con cui Di Pietro ha parlato per più di tre ore per spiegare i suoi reali rapporti con Balducci: "Da me non ha avuto nessun appoggio, nel 2007 ho addirittura scritto al premier Romano Prodi che le procedure della sua struttura per le gare erano illegittime".
(g.cal.)