Quando cencio dice male di straccio ...

 
CAIMANO OFFSHORE
Fini ha ragione: grazie ai conti nei paradisi fiscali B. ha pagato mazzette ed evaso il fisco
di Antonella Mascali

IL FATTO QUOTIDIANO   -   26 settembre 2010   pag. 5

La falsa campagna moralizzatrice dei "berluscones" contro le società off shore, per colpire Gianfranco Fini, non poteva che provocare una facile risposta del presidente della Camera, dopo la rottura con il cavaliere: "Sia ben chiaro: personalmente non ho né denaro, né barche, né ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse". Sottinteso, naturalmente, il nome di Silvio Berlusconi, il re dei fondi neri all'estero. Lo hanno accertato sentenze definitive. Come quella per il corrotto e prescritto avvocato David Mills, il mago delle off shore del premier. O la sentenza del processi All Iberian 2, che ha accertato una colossale evasione fiscale, 1500 miliardi di lire, ma non ha potuto decretare la condanna di Berlusconi. Come? Grazie a una delle sue leggi, quella sulla depenalizzazione del falso in bilancio, " il fatto non costituisce più reato".

Ville, barche e soldi
FINI ha parlato anche di ville e barche. Si riferiva ad almeno sei ville che il suo ex alleato possiede tra Antigua e le Bermuda, intestate a off shore. Berlusconi è proprietario anche di una barca di 48 metri, valore all'incirca 13 milioni di euro. È intestata alla società Morning Glory Yachting Limited, neanche a dirlo, con sede alle Bermuda.
Il salto verso i fondi neri, il Cavaliere l'ha compiuto a metà anni' 90 servendosi di Mills, soprannominato l'architetto delle off shore. Le società occulte all'estero hanno permesso a Berlusconi di accantonare centinaia di miliardi di lire, di evadere il fisco, di pagare mazzette, come i 21 miliardi a Bettino Craxi, di eludere la legge Mammì, che all'epoca impediva a un editore di avere più di 3 televisioni. Il cavaliere, invece, era anche l'azionista di maggioranza, segreto, di Tele più. La sentenza di primo grado del processo Fininvest- Gdf del '96 ha stabilito che alcuni militari delle fiamme gialle si sono fatti corrompere proprio per non indagare sulle off shore del biscione. In appello e in Cassazione le prove per condannare il premier non sono state ritenute sufficienti. In secondo grado ha contribuito alla sua salvezza, la falsa testimonianza di Mills del novembre '97. Sappiamo adesso che per quella, come per un'altra deposizione reticente, al processo All Iberian, gennaio'98, illegale ha avuto 600 mila dollari. E per queste dichiarazioni taroccate in suo favore, Berlusconi è ancora sotto processo. Sospeso, come gli altri procedimenti, grazie ai vari scudi. Ai giudici milanesi di All Iberian, Mills ha nascosto tra l'altro anche i reali beneficiari di "Century One" ed "Universal one", le due off shore nell'isola di Guarnsey, intestate a Marina e Piersilvio Berlusconi, per decisione del padre. Un fatto che scopriranno nel 2004 i pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledo. Mentre i difensori di Berlusconi fino ad allora avevano ripetuto che erano"società del tutto estranee a Fininvest e Mediaset".

I falsi in bilancio
I FALSI in bilancio, conseguenza del vizietto delle off shore, hanno portato a un altro processo: quello per la compravendita dei diritti tv di Mediaset. Ma grazie a un'altra delle leggi ad personam, la ex Cirielli, che ha accorciato la prescrizione, sono state azzerate la frode fiscale per 120 miliardi di lire e l'appropriazione indebita per 276 milioni di dollari, fino al 1999. Restano in piedi quelle fino al 2003. C'è poi una costola di questa indagine, denominata "Mediatrade-Rti", in fase di udienza preliminare, bloccata sempre per il legittimo impedimento. Berlusconi è accusato di appropriazione indebita e frode fiscale. Mentre il figlio Piersilvio e il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri di frode fiscale, fino al settembre 2009. Secondo la procura di Milano, Mediaset avrebbe nuovamente falsificato i bilanci e gonfiato i costi per l'acquisto di diritti tv da major americane. I soldi, 100 milioni di dollari, sarebbero transitati su banche estere e, in gran parte, confluiti su conti riconducili a Berlusconi e ad alcuni suoi manager. A Silvio Berlusconi, sono contestate operazioni tra il 2002 e il 2005. Anni, come per l'inchiesta madre, in cui era sempre presidente del Consiglio.



PRIMA DI FINI E TULLIANI
QUANDO SAINT LUCIA NON COLLABORAVA
di Beatrice Borromeo e Stefano Feltri

IL FATTO QUOTIDIANO   -   26 settembre 2010   pag. 5

Saint Lucia non è più quella di una volta. Il ministro della Giustizia del paradiso fiscale caraibico, Rudolph Francis, due giorni fa ha spiegato come tutta la gestione del dossier Fini-Tulliani rientri nelle normali prassi isolane. Ma l'interesse del governo a scoprire chi si nasconde dietro le società off-shore proprietarie dell'appartamento a Montecarlo in cui vive il cognato di Gianfranco Fini sono inedite, così come la strana fuga di notizie che ne è seguita, con la lettera tra Francis e il primo ministro Stephenson King rivelata dalla stampa di Puerto Rico. Basta ricordare due scandali della storia recente di Saint Lucia, gestiti in tutt'altro modo.

IL CONTO CANADESE. Il precedente risale a maggio 2005, quando di fronte a una situazione analoga il governo di Saint Lucia ha reagito molto diversamente. Allora il vicepresidente di un'agenzia governativa canadese, Antonius Gibson, denunciò l'esistenza di un conto segreto della National Conservation Authority, l'ente per cui lavorava e che l'aveva appena licenziato. Secondo Gibson, l'agenzia utilizzava un conto segreto presso la filiale di Saint Lucia della Royal Bank of Canada. In quel caso il responsabile della Royal Bank ai Caraibi ha tempestivamente negato di essere a conoscenza di alcun particolare in merito: "La banca non sa nulla, seguiamo la linea della più rigida confidenzialità", ha detto. E il governo di Saint Lucia non si è preoccupato del buon nome dell'isola, ma ha fatto muro intorno alla banca: il premier di allora Kenny Anthony ha invitato Gibson a fornire la prova delle sue accuse, perché dall'esecutivo non sarebbe arrivata alcun tipo di collaborazione.

SOLDI AMERICANI. E nel 2004 il governo aveva ancora meno scrupoli nel difendere il proprio buon nome che, almeno negli Stati Uniti, è stato distrutto da un duplice scandalo con al centro proprio due immobili. L'ambasciatore di Saint Lucia a New York, Earl Huntley, trasferisce la proprietà di un immobile del governo caraibico a Brooklyn, New York. Il nuovo intestatario è l'organizzatore delle attività di un'associazione culturale di Saint Lucia (esistono negli Usa e in Canada) che lavora nel palazzo. Una volta "privatizzato" il palazzo, viene usato come garanzia per ottenere da una banca un prestito da 150mila dollari. Non si è mai capito bene a chi fossero finiti, ma quasi certamente nelle tasche dell'ambasciatore Huntley che ha sempre sostenuto di aver fatto tutto da solo. Ma perfino un'indagine commissionata dal governo di Saint Lucia ha affermato che forse aveva avuto complici nell'esecutivo. Sempre a New York, lo Stato ha contestato al governo di Saint Lucia di aver evaso 30mila euro di tasse nell'ambito di una compravendita immobiliare nel 2000. I caraibici avevano applicato in America la stessa disinvoltura fiscale che usano in patria, ma non è andata bene. E sempre negli Usa, 25 anni fa, l'attuale ministro degli Esteri caraibico Rufus Bousquet è stato arrestato per aver falsificato il suo passaporto.

SICUREZZA. Più che del buon nome del Paese, a Saint Lucia il governo e gli elettori si preoccupano della sicurezza. E' passata una settimana da quando un uomo armato di fucile ha fatto irruzione nel palazzo del governo, dove si trovava il premier Stephenson King, sparando e uccidendo una persona che aspettava di essere ricevuta. King ha commentato che "l'episodio dimostra che nessuno è sicuro a Saint Lucia". Sull'isola, solo nel 2010, sono state uccise 35 persone (su un totale di 160mila abitanti), e si rischia di superare il record di 43 omicidi del 2008. La criminalità è una delle conseguenze dell'attrazione che l'isola esercita sui capitali sporchi: il Paese è diventato uno snodo del traffico internazionale di droga tra il Sudamerica e l'Europa grazie all'ingente quantità di denaro contante che circola e che alimenta la corruzione, tentazione irresistibile in un Paese dove la Camera conta soltanto 17 deputati eletti tra due partiti (entrambi di sinistra) che da quarant'anni si spartiscono il potere. "I cittadini non si fidano neanche più di chiamare la polizia", affermano gli avversari politici di King. E, come deterrente, a Saint Lucia nel 1999 è stata anche ripristinata la pena di morte per impiccagione.