"Sangue e cemento", documentario sul terremoto in Abruzzo

 
"Sangue e cemento": costruzione di una strage
UN DOCUMENTARIO-INCHIESTA SUL SISMA D'ABRUZZO, SULLA RAPINA DEL TERRITORIO E DELLA SICUREZZA
di Caterina Perniconi

IL FATTO QUOTIDIANO   -   11 aprile 2010   pag. 2

Un terremoto come quello dell'Aquila in Giappone non sarebbe nemmeno finito sui giornali. E' questa la tesi degli autori di "Sangue e cemento", un film-inchiesta realizzato dal Gruppo Zero, un collettivo di giornalisti, cineasti e comunicatori . A Honshu è il 19 luglio 2008, e il sisma che scuote l'isola nipponica è pari a 6,8 gradi della scala Richter, esattamente uno più de L'Aquila. Quella volta, in Giappone, ci sono stati 131 feriti contro i 1600 della città abruzzese, nessun morto contro i 299 italiani, nessuno sfollato contro i nostri 68 mila. La storia è raccontata da Paolo Calabresi, famoso per i suoi travestimenti nel programma di Italia1 Le Iene, che questa volta ci mette la sua faccia per porre alle istituzioni una serie di domande: perché non era stata disposta nessuna politica antisismica nel territorio de L'Aquila, noto per la sua pericolosità? Perché dopo l'inizio dello sciame sismico, nell'ottobre del 2008, non erano state disposte misure adeguate? Perché si consente di edificare, nelle zone sismiche, con materiali mescolati con troppa acqua, sabbia salata, ferro di cattive colate? Insomma, perché si costruiscono edifici destinati a crollare? E perché si tollerano infiltrazioni della criminalità organizzata nell'edilizia delle zone sismiche? A questo proposito, Calabresi legge una pagina di Gomorra, il libro di Roberto Saviano, esattamente la 236: "So com'è stata costruita mezz'Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. [...] Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova".
Insomma, che la sabbia salata, corrosiva per il cemento, stesse divorando a poco a poco i pilastri dei palazzi de L'Aquila lo sapevano tutti. Che nel cemento dell'ospedale fosse stata aggiunta l'acqua lo raccontano i muratori. E che non si dovesse costruire sulle due faglie più grandi d'Italia lo sapevano persino i Borboni, che nel 1703 vietarono l'urbanizzazione di quelle zone. Il progetto è rimasto tale fino al 1975, quando un nuovo piano regolatore ha previsto 20 mila case, a colpi di decreto e senza controlli geologici, proprio sopra le due grandi crepe.
"Questo film è nato in virtù del silenzio assordante che c'è stato su questi temi – spiega Thomas Torelli, autore e produttore della pellicola realizzata dopo il successo mondiale di "Zero, inchiesta sull'undici settembre" – le uniche denunce sono quelle degli sfollati o dei parenti delle vittime. Abbiamo osservato un non-giornalismo aberrante e abbiamo deciso di dire la nostra. Cosa che possiamo fare grazie alla totale autoproduzione del nostro lavoro. Ovunque nel mondo ci sono terremoti con magnitudo anche dieci volte più alta e i danni sono minori che in Italia, perché l'unica differenza lì è la preparazione. Pensate che L'Aquila per tantissimi anni è stata nella seconda fascia di rischio sismico, nemmeno la prima. E basta scavare un po' sotto le macerie per capire come le regole del profitto, nel nostro paese, valgano più di una vita umana".