Minchiate
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione Mafia , martedì 8 dicembre 2009
Presidente, e le stragi di mafia?
Spatuzza: l'ultimo tassello di un mosaico già iniziato
Quando Berlusconi e Dell'Utri incontravano il capo di Cosa Nostra
Gli interessi convergenti di Bontate e Berlusconi
Buongiorno a tutti. Tra un paio di giorni è l'anniversario della strage di Piazza Fontana (1969), siamo a 40 anni. Il Presidente Napolitano giustamente ha detto che la strage di Piazza Fontana ci consegna una lezione che non dobbiamo mai dimenticare: ci insegna che dobbiamo evitare che in Italia i contrasti e le legittime divergenze possano sfociare in tensioni tali da minacciare la vita civile e aggiunge che ci sono ancora dei punti oscuri sulla strage di Piazza Fontana di 40 anni fa. E' sottinteso, mi pare, che bisogni indagare e illuminare quei punti oscuri che caratterizzano quasi tutte le stragi politico /terroristiche e politico /mafiose, ci sarebbero anche stragi più recenti sulle quali non solo ci sono molti punti oscuri, ma c'è, in questi giorni e in questi mesi, la possibilità di illuminarli e sono le stragi di mafia del 1992/1993.
Chi di voi ha sentito Giancarlo Caselli ieri sera parlare a " Che Tempo Che Fa" da Fabio Fazio, ha sentito dire una cosa che, in teoria, sarebbe ovvia, ma che in realtà è quasi rivoluzionaria, ovvero che se è vero che bisogna cercare i riscontri alle parole del pentito Spatuzza, non si può dare per scontato in partenza che Spatuzza menta: bisogna essere laici, non prevenuti né in un senso né nell'altro. Aggiungo io, che non faccio il magistrato e che quindi non sono tenuto alle doverose prudenze di un magistrato, che è molto più probabile che Spatuzza dica la verità, anziché che menta: per quale motivo? Cercherò di spiegarlo oggi, perché intanto Spatuzza è già stato ritenuto attendibile dai magistrati di Caltanissetta, che hanno preso la decisione di rivedere il processo per la strage di Via D'Amelio. Guardate che, quando si rivede un processo che è già arrivato a una sentenza definitiva, passata in giudicato, ossia quando si rimette in discussione una sentenza della Corte di Cassazione beh, significa che gli elementi a disposizione sono notevoli, perché altrimenti un magistrato non rinnegherebbe ciò che ha fatto il suo ufficio, non lo rimetterebbe in discussione; sapete che, per la strage di Via D'Amelio, sono stati condannati dei boss come mandanti diretti e dei killers come esecutori materiali, i quali, almeno non tutti, risulterebbero colpevoli, anche se sono già stati condannati a vari ergastoli per quella strage: perché? Perché Spatuzza ha detto " quelle cose le ho fatte io e non le hanno fatte altri mafiosi pentiti che se le erano accollate, a cominciare da Scarantino, Scandura e altri", quindi il problema qui è duplice: capire chi imbeccò quei due pentiti per costringerli addirittura a prendersi la colpa di una strage come quella di Via D'Amelio, che non era la loro, ci viene sempre detto che il pentito cerca di scaricare su altri, ma stiamo parlando di autocalunnia, ci sono persone che si sono accusate di aver fatto una strage che non hanno fatto, chi le ha imbeccate, chi le ha costrette? Perché immagino che soltanto con una costrizione drammatica si possa convincere uno che non ha fatto la strage Borsellino a dire " sì, Borsellino e gli uomini della scorta li ho ammazzati io" e questo è il primo punto. Il secondo punto è che Spatuzza dice " quella strage l'ho fatta io e quindi, oltre a aver sciolto un bambino nell'acido e a aver fatto un'altra trentina o quarantina di omicidi, ho fatto pure la strage di Via D'Amelio" e, secondo i magistrati della Procura di Caltanissetta, è vero e conseguentemente la sentenza, nella quale non c'è Spatuzza tra i condannati come esecutori materiali, ma ci sono altri, va rivista, rifacendo il processo con un meccanismo di revisione, per fare condannare Spatuzza e scagionare quelli che non c'entrano. Capite che questo è un poderoso elemento a favore della credibilità di quello che dice Spatuzza, perché quest'ultimo non è soltanto un orecchiante che racconta cose che ha sentito dire su altri, quali Berlusconi, Dell'Utri etc., ma è uno che intanto ti dice " la strage l'ho fatta io" e di lì parte, non parte da Berlusconi o da Dell'Utri, parte da sé stesso e è su questo sé stesso, è su queste accuse a sé stesso che viene intanto giudicata la sua attendibilità, che non è certamente stata giudicata tale a cuor leggero perché, ripeto, prima di autosmentirsi la magistratura ci pensa due volte, deve avere degli elementi nuovi e veramente robusti. Naturalmente può essere che Spatuzza dica la verità quando accusa sé stesso della strage di Via D'Amelio e che invece menta quando dice certe cose su Berlusconi e su Dell'Utri: perché è più probabile che dica la verità su Berlusconi e su Dell'Utri, anziché che menta su di loro? Per la semplice ragione che Spatuzza non è il primo mafioso pentito a parlare dei rapporti tra la mafia, Berlusconi e Dell'Utri, ce ne sono decine che ne hanno già parlato nel corso degli anni, subito dopo le stragi saltarono fuori dei mafiosi che parlavano dei rapporti con Berlusconi e Dell'Utri, durati proprio fino ai giorni delle stragi. Il primo fu Salvatore Cancemi, che non era uno Spatuzza qualsiasi, non era un killer, era un membro della cupola, era uno dei capi di Cosa Nostra e raccontò che Riina parlava di coperture da parte di persone importanti per le stragi e che quelle persone importanti erano Dell'Utri e Berlusconi e, per quella ragione, insieme a molti altri collaboratori di giustizia che raccontavano trenta anni di rapporti tra il gruppo Berlusconi/ Dell'Utri e la mafia, furono aperte indagini per concorso in strage, furono aperte indagini per mafia, per riciclaggio che poi finirono tutte archiviate non perché si fosse trovata la prova che non era vero, ma perché non si erano trovate abbastanza prove del fatto che fosse vero: non tutto quello che dicono i pentiti può essere riscontrato, visto che sono passati anni rispetto ai fatti che raccontano, ma non è che se una cosa non è riscontrata allora è falsa, una cosa può essere vera ma non essere riscontrata e quindi il giudice non la può utilizzare nel processo; oppure una cosa può essere vera e riscontrata, ma non sufficiente per portare a giudizio una persona sulla base di quelle accuse che sono ritenute troppo friabili. Archiviazione vuole dire proprio questo e i giudici lo scrissero: " non abbiamo più tempo per indagare, perché sono scaduti i termini dell'indagine preliminare. Arrivati alla fine di quest'indagine non abbiamo elementi sufficienti per portare questi signori a processo", ma per esempio la Procura di Firenze scrisse che gli elementi a carico nel corso delle indagini avevano aumentato la loro plausibilità, ossia era molto plausibile che quelle accuse fossero vere, stiamo parlando delle stragi del 93, Milano, Roma e Firenze, ma ancora non sufficienti per giustificare un rinvio a giudizio, archiviazione significa " mettiamo in freezer e vediamo se, nel frattempo, arrivano elementi nuovi, riapriamo l'indagine" e è proprio quello che probabilmente hanno fatto o stanno per fare i magistrati di Firenze e di Milano, che lavorano sulle stragi del 93 e i magistrati di Caltanissetta, che lavorano sulle stragi del 92.
Il gioco che sta facendo l'informazione, quella robaccia che chiamiamo informazione e che vedete a reti unificate in televisione, che leggete sulla stragrande maggioranza dei giornali, è proprio questo, è l'effetto vuoto: non hanno mai voluto parlare del processo Dell'Utri, la sentenza Dell'Utri è un oggetto misterioso, nessuno la conosce, salvo quelli che hanno letto qualche libo per altro fatto da Gomez e da me: non lo dico per vantarmi, ma è semplicemente un dato di cronaca. Non so quali altri libri contengano amplissimi stralci della sentenza Dell'Utri, non mi ricordo, non mi pare che i giornali gli abbiano dedicato grande spazio, quando uscirono le motivazioni nel luglio del 2005. Su Il Fatto Quotidiano nei prossimi giorni regaleremo un inserto con gli estratti principali della sentenza Dell'Utri: uno la legge e dice " cavolo, ma qui c'è ben di più di quello che dice Spatuzza!". I giudici del Tribunale di Palermo hanno scritto cose infinitamente più pesanti di quelle che ha detto il pentito Spatuzza, soltanto che non hanno avuto eco: perché non hanno avuto eco? Perché un conto è una cosa scritta da un Tribunale, per cui quando uno la legge dice " beh, cavolo, non è definitiva questa sentenza, però intanto l'hanno scritta tre giudici del Tribunale di Palermo", uno dei quali è Leonardo Guarnotta, Presidente del collegio, che era il braccio destro di Falcone e Borsellino dentro il pool dell'ufficio istruzione di Palermo, non stiamo parlando di una toga rossa sfegatata o di un giudice improvvisato, stiamo parlando del pool di Falcone, di uno dei pochi superstiti del pool di Chinnici e poi di Caponnetto. Se uno la legge l'effetto è drammatico, i giudici del Tribunale di Palermo scrivono che Dell'Utri è organicamente inserito in un contesto mafioso da trenta anni, se invece uno legge Spatuzza va beh, gli si può sempre raccontare " sì, ma questo ha sciolto i bambini nell'acido, ha fatto le.. non possiamo mica fidarci di lui, quando parla di Berlusconi e di Dell'Utri", invece dobbiamo fidarci di lui quando dice che ha fatto lui la strage, perché nessuno potrebbe mai teorizzare " va beh, ci sono alcuni condannati all'ergastolo che con la strage non c'entrano niente, sono stati condannati per quella strage, sono in galera per una strage che non hanno fatto, ma poiché sono passati troppi anni lasciamo perdere, perché altrimenti Spatuzza poi ha ragione e, se gli diamo ragione su una cosa, diventa più difficile dargliela anche sull'altra", è questo il garantismo? Tenere in galera all'ergastolo persone che non hanno fatto la strage e che sono state condannate per sbaglio per una strage e non riaprire il processo, soltanto perché la colpa se la prende Spatuzza? Possiamo tagliare i pentiti a metà, come faceva Silvan con le donne? Il pentito tagliato a metà: dalla cintola in giù va bene, dalla cintola in su non va bene? E' questo che si vuole?! Se leggete i giornali, è esattamente questo che si vuole: nessuno mette in dubbio Spatuzza quando racconta per filo e per segno la storia della macchina, del blocco motore, dell'autobomba di Via D'Amelio, quello nessuno l'ha mai messo in discussione, su quello nessuno chiede riscontri, super riscontri etc., sul resto non solo si chiedono riscontri, che sarebbero giusti, ma si dice " minchiate": è il titolo dell'altro giorno di Feltri e di Belpietro su Il Giornale e su Libero, gli house organ, e è la stessa parola usata da Dell'Utri, minchiate. Si dice che Spatuzza, quando parla della strage, parla di una cosa che ha fatto lui e quindi ci possiamo fidare, quando parla invece dell'incontro del bar, ammesso e non concesso che ci sia stato l'incontro del bar, comunque lui riferisce una cosa che gli hanno detto i Graviano. A parte che è abbastanza probabile che il killer prediletto dai Graviano parlasse con i Graviano, che stavano, in quel periodo, tra Roma, Milano, Venezia e la Costa Smeralda, Porto Rotondo casualmente, ma il de relato creerebbe un problema, dice " glielo hanno detto quelli lì" e allora andiamo a vedere nella sentenza di Dell'Utri se c'è qualche mafioso che racconta una cosa che ha visto e ha fatto lui con i suoi occhi. Sì, ce ne sono parecchie: a parte il fatto che nel processo Dell'Utri, quest'ultimo non è stato condannato per la parola dei pentiti, si potrebbero anche prendere i pentiti e espungerli da quel processo e la sentenza reggerebbe lo stesso, perché si regge anche su elementi oggettivi, come il libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo, la famiglia mafiosa di San Lorenzo, con scritta una cifra e vicino " Canale Cinque", un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia; hanno trovato le agende di Dell'Utri, nelle quali risultavano appuntamenti a Milano con Mangano dopo le stragi, quando Mangano era capo della famiglia di Porta Nuova, che oggi sappiamo da Spatuzza essere l'alleata prediletta dei Graviano, che stavano facendo le trattative. Ci sono intercettazioni telefoniche del boss Guttadauro, che parla degli accordi presi da Dell'Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi, parliamo di intercettazioni registrate, ma troverete tutto nella sentenza che pubblichiamo su Il Fatto Quotidiano, intercettazioni in un'autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell'autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono " dobbiamo sostenere Dell'Utri, altrimenti i giudici lo fottono, cioè lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano".
L'incontro di Berlusconi con Stefano Bontate, organizzato proprio per l'interposizione degli odierni imputati, Cinà e Dell'Utri, sul quale ha riferito Di Carlo Francesco all'inizio della sua collaborazione: nel 1976 Francesco Di Carlo diventa il capo della famiglia mafiosa di Altofonte, lo rimane fino alla fine degli anni 70, poi viene ricercato, si dà alla latitanza e, nel 1985, viene arrestato in Inghilterra per un grande traffico internazionale di droga e viene condannato a 25 anni dalla magistratura inglese. Nel 1996, tredici anni fa, inizia a collaborare con la magistratura. "Di Carlo - scrivono i giudici - ha riferito dei buoni rapporti di amicizia intrattenuti nel tempo con Cinà. Tramite Cinà aveva avuto modo di conoscere Dell'Utri, presentatogli amichevolmente dal Cinà nei primi anni 70, in un bar vicino al negozio gestito dallo stesso Cinà", il quale a Palermo aveva una lavanderia e un negozio di articoli sportivi in Via Archimede. " A breve distanza dalla sua presentazione a Dell'Utri, il collaborante Di Carlo aveva incontrato a Palermo il Cinà, mentre questi - Cinà - era in compagnia di Stefano Bontate e Mimmo Teresi, il numero uno e il numero due della mafia. Dovendo tutti recarsi a Milano nei giorni successivi, proposero di incontrarsi nella città lombarda e si diedero appuntamento negli uffici che Ugo Martello - che era un uomo delle cosche che risiedeva a Milano - aveva in Via Larga, nei pressi del duomo di Milano. Dopo aver pranzato insieme al ristorante vicino al duomo di Milano - quindi partono i mafiosi, vanno a Milano - a Di Carlo venne proposto di accompagnarli a un incontro che avrebbero avuto di lì a poco con un industriale, tale Silvio Berlusconi e con Dell'Utri e ecco l'incontro. Dell'Utri li accolse in quest'ufficio - Edilnord, Foro Bonaparte- e li condusse in una sala dove attesero l'arrivo di Berlusconi, con il quale cominciarono poi a parlare di edilizia", non so se vi è chiaro, Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Francesco Di Carlo, i capi della mafia, vanno a Foro Bonaparte, sede dell'Edilnord, vengono accolti da Marcello Dell'Utri e, a un certo punto, arriva Silvio Berlusconi e si tiene questo vertice tra i capi della mafia e i capi della Edilnord, uno dei quali oggi è il nostro Presidente del Consiglio e l'altro è un parlamentare della Repubblica Italiana.
Dice Di Carlo, ricordando perfettamente quell'incontro - vedrete i particolari - " a venirci incontro è stato proprio Dell'Utri e ci ha salutati: una stretta di mano, con Tannino Cinà si è baciato, con gli altri si è baciato, con me no", conosceva gli altri, Di Carlo lo conosceva meno, il bacio è il saluto che si fa tra mafiosi o amici dei mafiosi. Pensate se oggi Spatuzza dicesse di aver visto Dell'Utri baciare qualche mafioso: " scandalo, orrore", direbbe " ah, ah, ricominciano con il bacio!". Bene, qui c'è già un incontro, nel 74, con baci e ribaci, riscontrato dai giudici del Tribunale di Palermo; "con Grado- c'era anche Nino Grado, un altro mafioso che lavorava a Milano e era proprio un grande incontro, un summit- che si conosceva bene, hanno avuto battute di scherzo, si è baciato (Dell'Utri) anche con Stefano Bontate, il capo della mafia. Dopo un quarto d'ora è spuntato questo signore sui 30 anni e rotti e hanno presentato il Dott. Berlusconi a tutti", arriva un giovane Berlusconi, " certo non era quello di adesso senza capelli, aveva i capelli, era un castano chiaro, maglioncino a girocollo, una camicia sotto, un pantalone jeans , sportivo era comunque", dice Di Carlo, " tant'è che alla fine Cinà disse " stamattina hanno fatto un'ora come le donne a truccarsi, a pitturarsi: Bontate e Teresi sembrava.. chi dovevano incontrare? E quello è venuto in jeans e maglioncino", loro si erano messi tutti in tiro da cerimonia e arriva Berlusconi sportivo. " Ci hanno offerto il caffè - è sempre Di Carlo che racconta - e, quando arriva Berlusconi, cominciano a parlare di cose più serie: lavoro, ognuno che attività faceva, Teresi stava facendo due palazzi a Palermo, " lei, dottore, sta facendo una città intera, Milano 2" e lui " non c'è molta differenza tra organizzare un'amministrazione, curarne due o curarne venti", Berlusconi ha fatto dieci o venti minuti di parlare, ci ha dato una lezione economica e amministrativa - i soliti pipponi che attacca Berlusconi in questi casi - perché aveva in costruzione una città 2, come chiamavano Milano 2". I giudici proseguono: " durante l'incontro venne affrontato anche il discorso della garanzia", cioè di Mangano che diventava la garanzia di Berlusconi contro possibili attività mafiose nei suoi confronti, "e bisogna anche vedere in cambio che cosa fornisce il Cavaliere - in cambio di quella garanzia - Bontate rassicurò il suo interlocutore (Berlusconi), valorizzando la presenza al suo fianco di Dell'Utri e garantendo il prossimo invio di qualcuno", qui non c'è ancora Mangano presente, non hanno ancora designato Mangano come garanzia dentro la casa di Berlusconi per conto della mafia. Racconta ancora Di Carlo: " a Milano succedevano un sacco di rapimenti perché, quando c'era Liggio fuori (Luciano Liggio), quello aveva intenzione di portarsi tutti i soldi del nord a Corleone, grassava gli imprenditori sequestrandoli, prendendo il riscatto e portando giù i loro soldi. Aveva ragione Berlusconi a essere preoccupato: hanno parlato che lui aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo e avrebbe voluto una garanzia. Berlusconi ha detto a Stefano (Bontate): " Marcello mi ha detto che lei può garantirmi questo e altro" (Marcello è Dell'Utri) e allora Stefano Bontate ha detto " lei può stare tranquillo, se dico io che può stare tranquillo deve dormire tranquillo"- "eh, sono il capo della mafia!"- lei avrà persone molto vicine che, qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatta e lei rassicurandolo": lei avrà persone molto vicine che, qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatto.
"Poi ha un Marcello qua vicino", gli dice Bontate, " c'è Dell'Utri qua vicino a lei, per qualsiasi cosa si rivolge a Marcello", "Marcello dei nostri e dei suoi contemporaneamente, no? Quindi più sicuro di così..", "perché Marcello è molto vicino a noi altri", dice Stefano Bontate a Silvio Berlusconi, " noi di Cosa Nostra prima minacciavamo e poi ci andavano a fare la garanzia", dice Di Carlo. La mafia che fa? Ti minaccia e poi ti dice " ti garantisco io contro le mie stesse minacce", è la tipica estorsione. " Era una cosa normale in Cosa Nostra, altrimenti che bisogno ha uno di chiedere - di chiedere protezione - se la sua incolumità non è messa in dubbio?". Dunque, scrivono i giudici, " ci fu una richiesta di protezione al Bontate e Berlusconi chiede di essere protetto da Bontate, ma Bontate fece una proposta a Berlusconi a conferma delle aspettative che il capo di Cosa Nostra riponeva in questo primo contatto", avevano agganciato un grosso palazzinaro del nord che stava costruendo un'intera città, grazie a Dell'Utri e a Cinà che li avevano messi in contatto. Di Carlo dice, nell'interrogatorio al processo, " Bontate ci ha detto - a Berlusconi - ma perché non viene a costruire a Palermo, in Sicilia?"" e Berlusconi che cosa gli risponde? Con una battuta, un sorriso sornione, " ma come? Debbo venire proprio in Sicilia? Ma come? Qua con i meridionali e i silicani ho problemi qua e debbo venire là?" e Stefano Bontate ci ha detto " ma lei è il padrone quando viene là, siamo a disposizione per qualsiasi cosa", Berlusconi, anche lui, alla fine, ci ha detto che era a disposizione per qualsiasi cosa: " quello che serve a voi ve lo do io, quello che serve a me, me lo date voi", questo è il rapporto.
" Una volta usciti dagli uffici, Cinà si era rivolto a Teresi e a Bontate e, facendo riferimento alla persona che avrebbe potuto essere mandata a Arcore, fece il nome di Mangano Vittorio, conosciuto dallo stesso Di Carlo come un uomo d'onore della famiglia di Porta Nuova, in quegli anni aggregata al mandamento di Stefano Bontate", in quel periodo Mangano era un uomo di Bontate. " Di Carlo ha riferito che Cinà, rispondendo a una sua domanda.. dice, Di Carlo, " mi ha detto (Cinà) che c'era Vittorio Mangano, ci avevano messo vicino a Berlusconi, non certamente come stalliere, non offendiamo il signor Mangano, perché Cosa Nostra non pulisce stalle a nessuno, non fa lo stalliere a nessuno, Cosa Nostra ha un potere enorme e allora hanno messo a abitare lì a Milano, trafficava nello stesso tempo e si faceva la figura che Berlusconi aveva qualcuno vicino di Costa Nostra e Stefano l'aveva vicino. Berlusconi aveva vicino Mangano e Stefano aveva vicino Berlusconi". Di Carlo ha riferimento che in seguito, in relazione a quest'incontro milanese, Cinà gli aveva manifestato il suo imbarazzo, perché gli era stato detto di chiedere 100 milioni a Berlusconi. Intorno al 77 /78 - stiamo parlando di un periodo dove Mangano ormai non è più a Arcore, Mangano è a Arcore dal 74 al 76, poi se ne va a abitare in un albergo a Milano - Cinà aveva chiesto il suo interessamento (di Mangano), in quanto Dell'Utri si era nuovamente rivolto a lui per il problema relativo all'installazione delle antenne per la diffusione del segnale televisivo", stavano riempiendo l'Italia di antenne per Canale Cinque. " Anche in quel caso le somme corrisposte a Cosa Nostra erano a titolo di garanzia"".
Ora che Di Carlo dica la verità in merito all'incontro milanese tra Bontate e Berlusconi, per i giudici lo dimostrano le dichiarazioni di altri collaboratori: Antonino Galliano racconta che Cinà gli disse tutto, dall'incontro milanese tra Berlusconi e Bontate alla diretta corresponsione di somme di denaro in favore di Cosa Nostra, Berlusconi o la Fininvest, o qualcuno dei suoi, pagavano regolari somme a Cosa Nostra e infatti, come vi ho detto, in un libro mastro trovato nella sede della cosca di San Lorenzo a Palermo trovano una cifra con scritto vicino " Canale Cinque, regalo", non era quindi il pizzo chiesto da Cosa Nostra, era un regalo che la Fininvest faceva ai mafiosi della cosca di San Lorenzo, dove sorgevano alcuni ripetitori.
"Salvatore Cucuzza - un altro pentito - ha riferito confidenze ricevute da Mangano del tutto analoghe, anche sulle periodiche somme di denaro pari a 50 milioni di lire l'anno, versate a Costa Nostra da Berlusconi e inizialmente ritirate da Mangano, delle quali parlano anche Francesco Scrima e Francesco La Marca, altri due pentiti, in ordine alle lamentele del Mangano per la mancata successiva percezione di queste somme", ogni tanto si dimenticavano di pagare. E poi c'è il finanziere Rapisarda che racconta come Bontate riciclò i soldi delle cosche nelle aziende, nei cantieri e nelle televisioni di Berlusconi, ma questo è un altro capitolo. Immaginate se qualcuno avesse mai raccontato queste cose: oggi, a sentire Spatuzza, uno direbbe " ma è acqua fresca rispetto a quello che c'è!", invece purtroppo nessuno ha mai raccontato queste cose e, quando qualcuno ha osato raccontarle, è stato sbattuto fuori dalla televisione, come è successo a Luttazzi, come è successo a Biagi e come è successo a Michele Santoro. Abbiamo un lungo vuoto televisivo, grazie all'editto bulgaro, che fa sì che oggi si fatichi a recuperare il tempo perduto, ammesso che qualcuno lo voglia fare - giovedì sera a Annozero credo che parleremo di questi temi - e così, quando Spatuzza riprende quel filo, in realtà nessuno lo conosce quel filo e sembra un fulmine a ciel sereno, un fungo spuntato all'improvviso a dire delle cose assolutamente incredibili, mentre in realtà se le cose sono cominciate come vi ho letto, le cose che dice Spatuzza sono ampiamente credibili, la mafia aveva bisogno di qualcuno che prendesse il posto della Prima Repubblica, che stava ormai alla frutta.
Seguite Il Fatto Quotidiano, perché questa settimana daremo molte informazioni anche su questi temi, mi permetto di darvi due suggerimenti, anzi tre, visto che forse è un periodo in cui qualcuno pensa a che cosa regalare a Natale agli amici: naturalmente il primo regalo che vi suggerisco è un abbonamento da regalare agli amici a Il Fatto Quotidiano, magari al versione on- line oppure alla versione postale, se andate sul nostro sito abbiamo anche il nuovo blog antefatto.it, nuovo di zecca, con tutte le iniziative per gli abbonamenti natalizi, c'è quello che vi ho già segnalato la settimana scorsa, il dvd " Democrazya", che in realtà è impronunciabile perché c'è crazy dentro a " crazia", crazy vuole dire che siamo un Paese di pazzi, ovviamente questo è il diario politico di quest'anno, che è stato fatto con dei contributi filmati e il meglio, o almeno quello che ci è sembrato il meglio, di Passaparola, "Democrazya 2009", trovate sul blog di Beppe e anche su " voglio scendere" tutte quante le istruzioni e poi vorrei iniziare una piccola abitudine, quella di segnalare dei libri di informazione che possono servire. Questa settimana vi segnalo " Come funzionano i servizi segreti: dalla tradizione dello spionaggio alle guerre non convenzionali del prossimo futuro", è scritto da un grandissimo esperto di servizi che sta dalla parte giusta, naturalmente, e che è il professor Aldo Giannuli. Il libro è pubblicato da Ponte alle Grazie, "Come funzionano i servizi segreti" e poi, naturalmente, continuate a leggere Il Fatto Quotidiano. Passate parola.
Firenze, la stazione TAV non si farà, ma le demolizioni continuano. E continua la "supercazzola" del sindaco ...
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione TAV Firenze
Agli ex-Macelli si sta letteralmente consumando il macello dell'area che era l'antico mercato del bestiame con i suoi edifici e le sue strade alberate, peraltro vincolata ope legis.
Si è fatto piazza pulita degli edifici rimasti, sono stati tagliati alcuni alberi, una montagna di terra sovrasta le barriere alzate perché niente si veda degli scempi che lì si compiono. Per qualche giorno poi gli abitanti, che già hanno ingoiato polveri e rumori, non hanno potuto dormire perché dalle 22.00 in poi un rumore terribile di trivelle faceva saltare sonno e nervi. L'ennesima deroga.
E' uno schiaffo che questo modo di procedere da parte dell'Amministrazione infligge ai cittadini e a questa parte della città.
Il Sindaco Renzi ha sbandierato ai quattro venti che non intende realizzare nella zona Ex-Macelli la stazione TAV, ma nello stesso tempo ha firmato varie autorizzazioni per far continuare i lavori del cantiere, nonostante sia chiara a tutti l'inutilità di questa distruzione.
Perché non viene fermato il cantiere ma anzi viene potenziato con operai spostati da Castello per accelerare i lavori? La riduzione del danno e dei costi non sono principi a cui dovrebbe rifarsi una saggia amministrazione?
Il sindaco ha già in mente altre destinazioni per quest'area? Si sono già presi accordi all'insaputa dei cittadini? Si vuole colare altro cemento? E'questa la nuova pratica della trasparenza?
I cittadini della zona e il comitato contro il sottoattraversamento, ribadendo la loro contrarieta' al progetto di sottoattraversamento in toto, chiedono con forza e a buon diritto di fermare i lavori in attesa della decisione definitiva sulla stazione Foster, prima che i danni ambientali e sociali siano irreparabili.
Senza vergogna: tasse sulla casa per i senza tetto de L'Aquila
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione Terremoto Abruzzo
Inaugurazione TAV, non c'è niente da festeggiare
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione TAV Firenze - Bologna , lunedì 7 dicembre 2009
TAV Firenze - Bologna: radiografia di un disastro
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione TAV Firenze - Bologna , domenica 6 dicembre 2009
Alta velocità, bassa sicurezza
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione TAV Firenze - Bologna
Caro Papi Natale ...
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione Regime , mercoledì 2 dicembre 2009
NO tunnel TAV a Firenze - Tanti treni alla luce del sole
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione TAV Firenze
TAV a Firenze: alla faccia della partecipazione
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione TAV Firenze
Un altro morto alla Thyssenkrupp: Diego Bianchina, 31 anni, operaio
Alta Velocità Torino Lyon: Virano si faccia da parte !
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione TAV Val di Susa , martedì 1 dicembre 2009
Il WWF Italia ritiene che, valutando i deludenti risultati sin qui conseguiti, siano maturate le condizioni perché il Commissario governativo per l'asse ferroviario Torino-Lione e presidente del cosiddetto Osservatorio, architetto Mario Virano, riconoscendo il fallimento della propria azione - che era tesa ad individuare e realizzare le priorità di intervento sulla direttrice Torino-Lione - si rassegni a rinunciare ai propri incarichi.
Il WWF Italia lo afferma in occasione dell’ennesimo incontro in Prefettura a Torino del 1 dicembre 2009 in cui invece di discutere delle priorità di intervento sul Nodo di Torino e per l’avvio del Servizio Ferroviario Metropolitano si discuterà, a quello che risulta, prioritariamente solo del Piano Sondaggi di LTF/RFI, utili alla definizione del nuovo progetto preliminare della nuova linea ad AV Torino-Lione, con la giustificazione formale di dover rispettare il cronoprogramma europeo.
1. Questa vicenda sta assumendo connotati grotteschi, visto il peggioramento del servizio pendolari e visto che nel nuovo orario ferroviario di Trenitalia, che entrerà in vigore il 14 dicembre 2009 non comparirà più il collegamento TGV tra Parigi e Milano (!) per problemi legati alla mancata interoperabilità tra i sistemi di controllo della circolazione francesi e italiani, cosa questa che avrà come conseguenza che gli ETR500 italiani non si potranno avventurare sulle linee ad AV francesi.
Se questo è il risultato che, nel suo precipuo interesse, il Commissario/Presidente, è riuscito a non garantire, ben più gravi sono le mancanze su quelle che dovrebbero essere le vere priorità di investimento ferroviario per superare le problematiche urgenti riguardanti il Nodo di Torino.
2. Dei 200 milioni, a parte le continue promesse su un finanziamento parziale, dal Governo per rilanciare il nodo di Torino (100 milioni devono arrivare dalla Regione Piemonte), non si vede traccia. Gli unici finanziamenti certi per il Nodo sono i 52,74 milioni di euro stanziati dalla Commissione Europea, nell'ambito dei finanziamenti per le TEN-T (reti di trasporto transeuropee) per l'eliminazione della tratta Susa-Stura del nodo di Torino e per completare il passante ferroviario. Mentre nulla si sa della cintura merci.
3. Nemmeno un euro è stato investito per l'avvio e la messa a regime del Servizio Ferroviario Metropolitano utile ai pendolari che ogni giorno viaggiano sulla linea della Val Susa, nonostante le ripetute promesse del mInistro Matteoli.
4. Infine, non c'è nemmeno un euro dei 650 milioni di euro di contributo statale per la realizzazione del Piano strategico della Provincia di Torino (valutato in complessivi 1.300 milioni). Posto che si voglia davvero perseguire un obiettivo di sviluppo e non limitarsi a dare compensazioni per interventi di basso profilo legati all’impatto futuro della nuova linea.
Il ruolo del presidente dell'Osservatorio collegamento ferroviario Torino-Lione era quello di istruire i problemi individuando obiettivi condivisi e interventi prioritari, grazie ad una mediazione da lui effettuata per conto del Governo nazionale tra gli interessi di quest’ultimo e quelli della regione e degli enti locali.
Come dimostrano i fatti e non i pre-giudizi questa capacità/volontà di mediazione non è stata espressa o comunque non ha portato alcun risultato concreto, in una situazione in cui il Governo e FS SpA, con l'avallo del Commissario, non hanno potuto o saputo dare risposte credibili sulle vere priorità di intervento.
Il Commissario in carica non ha fatto altro che rispettare, formalmente, alla lettera, il mandato del Governo per la realizzazione della nuova linea ad AV, senza assumere un ruolo di garanzia super partes e senza verificare che nel contempo partissero quegli interventi che sono davvero indispensabili e prioritari a Nord e ad Ovest di Torino, sulla linea Torino-Lione esistente, e verso Milano per migliorare le infrastrutture e il servizio ferroviario nell’area torinese.
Per questi motivi il WWF Italia ritiene che sarebbe opportuno che il Commissario governativo e Presidente dell'Osservatorio, architetto Mario Virano, rimettesse i suoi mandati.
Firenze, il parco di San Salvi al miglior offerente
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione Urbanistica Firenze
Comitato SAN SALVI CHI PUO'
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SAN SALVI: IL SINDACO RENZI CONFERMA
LE PRECEDENTI SCELTE SPECULATIVE
Questo comitato, i consiglieri comunali e tutti i cittadini dai giornali (Repubblica 18 e 19 nov. 2009) apprendono che esiste già un tavolo di trattative tra l'assessore Enrico Rossi e il direttore generale dell'ASL Luigi Marroni per l'acquisto dell'area di San Salvi da parte del Comune per la non modica cifra di 120 milioni di euro.
Dopo l'acquisto il Comune "cambierebbe la destinazione degli immobili, da quella sanitaria a residenziale, facendoli rivalutare. Incasserebbe così dalla vendita ai privati."
A partito già preso, a trattativa già iniziata dunque il sindaco Renzi annuncia un'operazione da lui decisa che si configura come una speculazione sulla rendita, degradando il Comune ad agenzia privata di investimenti immobiliari. Dopo tutte le belle parole sulla partecipazione dei cittadini, nei fatti perfino i consiglieri comunali vengono tranquillamente scavalcati.
La vendita completa dell'area peggiorerebbe nettamente quanto stabilito dall'ultimo Piano Urbanistico Esecutivo del 2007, che prevedeva residenze di lusso nei padiglioni più pregiati del Parco, ne minacciava l'integrità ostacolandone di fatto la fruizione da parte dei cittadini, ne ignorava lo straordinario valore storico architettonico; il piano non teneva in alcun conto le proposte di rispettoso riuso sociale avanzate già nel lontano 1985 dalla Fondazione Michelucci e poi riprese variamente dalla Facoltà di Architettura, da questo Comitato e da altri cittadini.
La decisione presa dal sindaco di ricomprare San Salvi, in passato già ceduta all'ASL, per rivenderla al miglior offerente che potrà realizzare un centro residenziale di lusso, priverebbe di fatto i cittadini del godimento di un bene tanto più prezioso in questo periodo in cui vengono tagliati alberi a centinaia come premessa a grandi opere che non si sa nemmeno se e dove verranno costruite, e in cui il traffico impazzito e i cantieri aperti inquinano i polmoni e mettono in affanno la vita di tutti.
E' ben vero che nel Piano Strutturale, per decenza nemmeno proposto alla votazione del Consiglio Comunale nella precedente Amministrazione, San Salvi era escluso dalle aree verdi e indicato come area di ristrutturazione urbanistica. Ma proprio quel Piano è da buttare perché gravemente indiziato di favori a ditte private e immobiliaristi: l'assessore Biagi che lo sosteneva è stato costretto alle dimissioni ed è indagato insieme all'ex consigliere Formigli che contemporaneamente presiedeva la commissione urbanistica comunale ed era socio, più o meno occulto, di una delle società private di costruzioni, Quadra, largamente favorita.
San Salvi è appunto questione da trattare all'interno di un nuovo Piano Strutturale mondato da inquinamenti corruttivi. Non mancano certo le proposte nel merito puntualmente dettagliate, che qui non è il caso di esporre. Ma la precondizione è
che l'area rimanga completamente pubblica nell'unità in cui è stata concepita alle sue origini,
che il Parco sia un vero parco e come tale attrezzato,
che l'aspetto storico e culturale sia riconosciuto nel suo pieno valore,
che l'ascolto preventivo dei cittadini concorra a definire le funzioni del parco.
La presidente dell'Associazione Vittime di Via dei Georgofili di Firenze: "Il pendolo della politica e i nomi fantasma"
"Il pendolo della politica e i nomi fantasma"
IL FATTO QUOTIDIANO - 29 novembre 2009 pag. 5
"Ci sentiamo presi in giro per l'ennesima volta. Sono anni che girano i nomi di Berlusconi e Dell'Utri attorno alle inchieste sui mandanti occulti delle stragi del '93, ma anche questa volta non ci toglieremo il dubbio, anche questa volta l'aria è cambiata improvvisamente ed è cambiata dopo l'intervento di Napolitano". Usa queste parole Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'associazione vittime di via dei Georgofili. Per lei gli ultimi sviluppi dell'inchiesta della Procura di Firenze sulla strage del '93 sarebbero stati condizionati dalla politica, anche da quanto il Quirinale ha detto sulla necessità che "la magistratura si attenga alle sue funzioni" perché "nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza".
Storie di tritolo, cavalli e Forza Italia
Pubblicato da CCCPEC.IT Sezione Mafia