Minchiate

 
"PASSAPAROLA" del 8 dicembre 2009, di Marco Travaglio
 
Minchiate
 
Tratto dal sito  www.beppegrillo.it
 
Sommario della puntata:
 
Testo:

Buongiorno a tutti. Tra un paio di giorni è l'anniversario della strage di Piazza Fontana (1969), siamo a 40 anni. Il Presidente Napolitano giustamente ha detto che la strage di Piazza Fontana ci consegna una lezione che non dobbiamo mai dimenticare: ci insegna che dobbiamo evitare che in Italia i contrasti e le legittime divergenze possano sfociare in tensioni tali da minacciare la vita civile e aggiunge che ci sono ancora dei punti oscuri sulla strage di Piazza Fontana di 40 anni fa. E' sottinteso, mi pare, che bisogni indagare e illuminare quei punti oscuri che caratterizzano quasi tutte le stragi politico /terroristiche e politico /mafiose, ci sarebbero anche stragi più recenti sulle quali non solo ci sono molti punti oscuri, ma c'è, in questi giorni e in questi mesi, la possibilità di illuminarli e sono le stragi di mafia del 1992/1993.
 
Presidente, e le stragi di mafia?
 
Penso che sia una fortuna che nuovi personaggi che furono direttamente o indirettamente protagonisti di quella stagione la stiano raccontando: da Ciancimino Junior a Spatuzza e invece, a parte credo Gianfranco Fini, a nessuno è venuto in mente di dire che è cosa buona e giusta, che è un momento di grande ottimismo quello nel quale nuove voci si aggiungono a racconti parziali e, in certi casi, nebulosi su quelle stragi. Mi piacerebbe - speriamo - che il Presidente della Repubblica si ricordasse che sta venendo fuori parecchia roba nuova sulle stragi del 92 /93 e che bisogna continuare a indagare, cercando di verificare se i racconti di Ciancimino, di Spatuzza e di altri sono attendibili o meno, ma in ogni caso dobbiamo essere felici che si aprano nuovi squarci nel muro di gomma, nella cortina di gomma che ha avvolto quei fatti. Mi pare che invece la classe politica sia letteralmente terrorizzata dall'emergere di nuovi particolari che possono aiutarci a fare quel salto di qualità, cioè a raggiungere, finalmente, i nomi e i volti di quei mandanti a volto coperto che tutti sappiamo esserci e che le sentenze dicono esserci e che non sono ancora stati individuati, assicurati alla giustizia e puniti. Non solo c'è disinteresse, ma c'è addirittura un interesse convergente a che queste nuove voci vengano silenziate e queste nuove bocche vengano ricucite frettolosamente. 
Chi di voi ha sentito Giancarlo Caselli ieri sera parlare a " Che Tempo Che Fa" da Fabio Fazio, ha sentito dire una cosa che, in teoria, sarebbe ovvia, ma che in realtà è quasi rivoluzionaria, ovvero che se è vero che bisogna cercare i riscontri alle parole del pentito Spatuzza, non si può dare per scontato in partenza che Spatuzza menta: bisogna essere laici, non prevenuti né in un senso né nell'altro. Aggiungo io, che non faccio il magistrato e che quindi non sono tenuto alle doverose prudenze di un magistrato, che è molto più probabile che Spatuzza dica la verità, anziché che menta: per quale motivo? Cercherò di spiegarlo oggi, perché intanto Spatuzza è già stato ritenuto attendibile dai magistrati di Caltanissetta, che hanno preso la decisione di rivedere il processo per la strage di Via D'Amelio. Guardate che, quando si rivede un processo che è già arrivato a una sentenza definitiva, passata in giudicato, ossia quando si rimette in discussione una sentenza della Corte di Cassazione beh, significa che gli elementi a disposizione sono notevoli, perché altrimenti un magistrato non rinnegherebbe ciò che ha fatto il suo ufficio, non lo rimetterebbe in discussione; sapete che, per la strage di Via D'Amelio, sono stati condannati dei boss come mandanti diretti e dei killers come esecutori materiali, i quali, almeno non tutti, risulterebbero colpevoli, anche se sono già stati condannati a vari ergastoli per quella strage: perché? Perché Spatuzza ha detto " quelle cose le ho fatte io e non le hanno fatte altri mafiosi pentiti che se le erano accollate, a cominciare da Scarantino, Scandura e altri", quindi il problema qui è duplice: capire chi imbeccò quei due pentiti per costringerli addirittura a prendersi la colpa di una strage come quella di Via D'Amelio, che non era la loro, ci viene sempre detto che il pentito cerca di scaricare su altri, ma stiamo parlando di autocalunnia, ci sono persone che si sono accusate di aver fatto una strage che non hanno fatto, chi le ha imbeccate, chi le ha costrette? Perché immagino che soltanto con una costrizione drammatica si possa convincere uno che non ha fatto la strage Borsellino a dire " sì, Borsellino e gli uomini della scorta li ho ammazzati io" e questo è il primo punto. Il secondo punto è che Spatuzza dice " quella strage l'ho fatta io e quindi, oltre a aver sciolto un bambino nell'acido e a aver fatto un'altra trentina o quarantina di omicidi, ho fatto pure la strage di Via D'Amelio" e, secondo i magistrati della Procura di Caltanissetta, è vero e conseguentemente la sentenza, nella quale non c'è Spatuzza tra i condannati come esecutori materiali, ma ci sono altri, va rivista, rifacendo il processo con un meccanismo di revisione, per fare condannare Spatuzza e scagionare quelli che non c'entrano. Capite che questo è un poderoso elemento a favore della credibilità di quello che dice Spatuzza, perché quest'ultimo non è soltanto un orecchiante che racconta cose che ha sentito dire su altri, quali Berlusconi, Dell'Utri etc., ma è uno che intanto ti dice " la strage l'ho fatta io" e di lì parte, non parte da Berlusconi o da Dell'Utri, parte da sé stesso e è su questo sé stesso, è su queste accuse a sé stesso che viene intanto giudicata la sua attendibilità, che non è certamente stata giudicata tale a cuor leggero perché, ripeto, prima di autosmentirsi la magistratura ci pensa due volte, deve avere degli elementi nuovi e veramente robusti. Naturalmente può essere che Spatuzza dica la verità quando accusa sé stesso della strage di Via D'Amelio e che invece menta quando dice certe cose su Berlusconi e su Dell'Utri: perché è più probabile che dica la verità su Berlusconi e su Dell'Utri, anziché che menta su di loro? Per la semplice ragione che Spatuzza non è il primo mafioso pentito a parlare dei rapporti tra la mafia, Berlusconi e Dell'Utri, ce ne sono decine che ne hanno già parlato nel corso degli anni, subito dopo le stragi saltarono fuori dei mafiosi che parlavano dei rapporti con Berlusconi e Dell'Utri, durati proprio fino ai giorni delle stragi. Il primo fu Salvatore Cancemi, che non era uno Spatuzza qualsiasi, non era un killer, era un membro della cupola, era uno dei capi di Cosa Nostra e raccontò che Riina parlava di coperture da parte di persone importanti per le stragi e che quelle persone importanti erano Dell'Utri e Berlusconi e, per quella ragione, insieme a molti altri collaboratori di giustizia che raccontavano trenta anni di rapporti tra il gruppo Berlusconi/ Dell'Utri e la mafia, furono aperte indagini per concorso in strage, furono aperte indagini per mafia, per riciclaggio che poi finirono tutte archiviate non perché si fosse trovata la prova che non era vero, ma perché non si erano trovate abbastanza prove del fatto che fosse vero: non tutto quello che dicono i pentiti può essere riscontrato, visto che sono passati anni rispetto ai fatti che raccontano, ma non è che se una cosa non è riscontrata allora è falsa, una cosa può essere vera ma non essere riscontrata e quindi il giudice non la può utilizzare nel processo; oppure una cosa può essere vera e riscontrata, ma non sufficiente per portare a giudizio una persona sulla base di quelle accuse che sono ritenute troppo friabili. Archiviazione vuole dire proprio questo e i giudici lo scrissero: " non abbiamo più tempo per indagare, perché sono scaduti i termini dell'indagine preliminare. Arrivati alla fine di quest'indagine non abbiamo elementi sufficienti per portare questi signori a processo", ma per esempio la Procura di Firenze scrisse che gli elementi a carico nel corso delle indagini avevano aumentato la loro plausibilità, ossia era molto plausibile che quelle accuse fossero vere, stiamo parlando delle stragi del 93, Milano, Roma e Firenze, ma ancora non sufficienti per giustificare un rinvio a giudizio, archiviazione significa " mettiamo in freezer e vediamo se, nel frattempo, arrivano elementi nuovi, riapriamo l'indagine" e è proprio quello che probabilmente hanno fatto o stanno per fare i magistrati di Firenze e di Milano, che lavorano sulle stragi del 93 e i magistrati di Caltanissetta, che lavorano sulle stragi del 92.
 
Spatuzza: l'ultimo tassello di un mosaico già iniziato
 
Spatuzza non è un caso isolato, non è un fulmine a ciel sereno, dice " oddio, c'è un mafioso che racconta che Berlusconi e Dell'Utri avevano rapporti con la mafia anche nel periodo delle stragi, chi l'avrebbe mai detto?!", assolutamente no, Spatuzza è l'ultimo francobollino in un mosaico già pieno di tessere riempite, Dell'Utri è stato condannato a nove anni per concorso esterno in associazione mafiosa dal Tribunale di Palermo nel 2004, quando Spatuzza ancora non parlava: segno evidente che c'era già un sacco di roba su Dell'Utri. Spatuzza fornisce altri particolari molto utili, in quanto Spatuzza era il braccio destro dei Graviano, che sono quelli che materialmente si sono occupati della strage di Via D'Amelio e delle stragi del 93 e che, guarda caso, abbandonarono Palermo e si trasferirono in pianta stabile a Milano, dove avevano dei grossi investimenti e, quando leggevano Il Corriere della Sera o, scusate, Il Sole 24 Ore per seguire i listini di borsa, erano molto attenti all'andamento delle azioni del gruppo Berlusconi. E poi va beh, c'è il famoso racconto che è tutto da riscontrare, di Spatuzza che incontra al Bar Doney di Via Veneto i Graviano i quali, alla fine del 93 inizio del 94, gli dicono " siamo a posto", " erano felici", dice Spatuzza, " ci siamo messi il Paese nelle mani grazie a quello di Canale Cinque e al nostro compaesano" che, secondo Spatuzza, sono rispettivamente Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Queste sono le cose che vanno riscontrate, insieme a una serie di altri particolari: particolari che Spatuzza non lesina, avete sentito con quale precisione meticolosa racconta come era formato l'esplosivo che doveva fare detonare l'autobomba allo Stadio Olimpico nel gennaio del 94, quando invece la bomba non funzionò la prima volta e la seconda volta fu poi annullata, in coincidenza con la discesa in campo del Cavaliere. 
Il gioco che sta facendo l'informazione, quella robaccia che chiamiamo informazione e che vedete a reti unificate in televisione, che leggete sulla stragrande maggioranza dei giornali, è proprio questo, è l'effetto vuoto: non hanno mai voluto parlare del processo Dell'Utri, la sentenza Dell'Utri è un oggetto misterioso, nessuno la conosce, salvo quelli che hanno letto qualche libo per altro fatto da Gomez e da me: non lo dico per vantarmi, ma è semplicemente un dato di cronaca. Non so quali altri libri contengano amplissimi stralci della sentenza Dell'Utri, non mi ricordo, non mi pare che i giornali gli abbiano dedicato grande spazio, quando uscirono le motivazioni nel luglio del 2005. Su Il Fatto Quotidiano nei prossimi giorni regaleremo un inserto con gli estratti principali della sentenza Dell'Utri: uno la legge e dice " cavolo, ma qui c'è ben di più di quello che dice Spatuzza!". I giudici del Tribunale di Palermo hanno scritto cose infinitamente più pesanti di quelle che ha detto il pentito Spatuzza, soltanto che non hanno avuto eco: perché non hanno avuto eco? Perché un conto è una cosa scritta da un Tribunale, per cui quando uno la legge dice " beh, cavolo, non è definitiva questa sentenza, però intanto l'hanno scritta tre giudici del Tribunale di Palermo", uno dei quali è Leonardo Guarnotta, Presidente del collegio, che era il braccio destro di Falcone e Borsellino dentro il pool dell'ufficio istruzione di Palermo, non stiamo parlando di una toga rossa sfegatata o di un giudice improvvisato, stiamo parlando del pool di Falcone, di uno dei pochi superstiti del pool di Chinnici e poi di Caponnetto. Se uno la legge l'effetto è drammatico, i giudici del Tribunale di Palermo scrivono che Dell'Utri è organicamente inserito in un contesto mafioso da trenta anni, se invece uno legge Spatuzza va beh, gli si può sempre raccontare " sì, ma questo ha sciolto i bambini nell'acido, ha fatto le.. non possiamo mica fidarci di lui, quando parla di Berlusconi e di Dell'Utri", invece dobbiamo fidarci di lui quando dice che ha fatto lui la strage, perché nessuno potrebbe mai teorizzare " va beh, ci sono alcuni condannati all'ergastolo che con la strage non c'entrano niente, sono stati condannati per quella strage, sono in galera per una strage che non hanno fatto, ma poiché sono passati troppi anni lasciamo perdere, perché altrimenti Spatuzza poi ha ragione e, se gli diamo ragione su una cosa, diventa più difficile dargliela anche sull'altra", è questo il garantismo? Tenere in galera all'ergastolo persone che non hanno fatto la strage e che sono state condannate per sbaglio per una strage e non riaprire il processo, soltanto perché la colpa se la prende Spatuzza? Possiamo tagliare i pentiti a metà, come faceva Silvan con le donne? Il pentito tagliato a metà: dalla cintola in giù va bene, dalla cintola in su non va bene? E' questo che si vuole?! Se leggete i giornali, è esattamente questo che si vuole: nessuno mette in dubbio Spatuzza quando racconta per filo e per segno la storia della macchina, del blocco motore, dell'autobomba di Via D'Amelio, quello nessuno l'ha mai messo in discussione, su quello nessuno chiede riscontri, super riscontri etc., sul resto non solo si chiedono riscontri, che sarebbero giusti, ma si dice " minchiate": è il titolo dell'altro giorno di Feltri e di Belpietro su Il Giornale e su Libero, gli house organ, e è la stessa parola usata da Dell'Utri, minchiate. Si dice che Spatuzza, quando parla della strage, parla di una cosa che ha fatto lui e quindi ci possiamo fidare, quando parla invece dell'incontro del bar, ammesso e non concesso che ci sia stato l'incontro del bar, comunque lui riferisce una cosa che gli hanno detto i Graviano. A parte che è abbastanza probabile che il killer prediletto dai Graviano parlasse con i Graviano, che stavano, in quel periodo, tra Roma, Milano, Venezia e la Costa Smeralda, Porto Rotondo casualmente, ma il de relato creerebbe un problema, dice " glielo hanno detto quelli lì" e allora andiamo a vedere nella sentenza di Dell'Utri se c'è qualche mafioso che racconta una cosa che ha visto e ha fatto lui con i suoi occhi. Sì, ce ne sono parecchie: a parte il fatto che nel processo Dell'Utri, quest'ultimo non è stato condannato per la parola dei pentiti, si potrebbero anche prendere i pentiti e espungerli da quel processo e la sentenza reggerebbe lo stesso, perché si regge anche su elementi oggettivi, come il libro mastro trovato nel covo della famiglia di San Lorenzo a Palermo, la famiglia mafiosa di San Lorenzo, con scritta una cifra e vicino " Canale Cinque", un versamento che la Fininvest faceva per le antenne di Canale Cinque nel quartiere di San Lorenzo alla mafia; hanno trovato le agende di Dell'Utri, nelle quali risultavano appuntamenti a Milano con Mangano dopo le stragi, quando Mangano era capo della famiglia di Porta Nuova, che oggi sappiamo da Spatuzza essere l'alleata prediletta dei Graviano, che stavano facendo le trattative. Ci sono intercettazioni telefoniche del boss Guttadauro, che parla degli accordi presi da Dell'Utri con un capomafia che si chiama Gioacchino Capizzi, parliamo di intercettazioni registrate, ma troverete tutto nella sentenza che pubblichiamo su Il Fatto Quotidiano, intercettazioni in un'autoscuola con gli uomini di Provenzano dentro una macchina dell'autoscuola, che parlano delle elezioni europee del 99 e dicono " dobbiamo sostenere Dell'Utri, altrimenti i giudici lo fottono, cioè lo dobbiamo mandare al Parlamento Europeo, altrimenti lo arrestano".
 
Quando Berlusconi e Dell'Utri incontravano il capo di Cosa Nostra
 
Abbiamo degli elementi oggettivi che non c'entrano niente con la parola dei pentiti che va e che viene, ma dato che l'episodio ci racconta come è iniziata questa lunga trentennale storia di rapporti con la mafia, è interessante sentirlo raccontare dal diretto interessato, dal testimone oculare, da quello che partecipava a quell'episodio, perché siamo intorno al 1974, quando Vittorio Mangano viene assunto come fattore, amministratore soprastante, si dice da quelle parti, della villa di Arcore, prelevato in Sicilia da Dell'Utri e portato a Milano, segnalato da Gaetano Cinà, che è considerato un mafioso della famiglia dei Malaspina e che è, guarda caso, uno dei migliori amici di Dell'Utri e, prima che Mangano venga assunto da Berlusconi nella sua villa, c'è un incontro a Foro Bonaparte negli uffici della Edilnord di Berlusconi, tra i capi della Fininvest, dell'Edilnord e i capi della mafia, che all'epoca erano Stefano Bontate e Mimmo Teresi e c'era pure Francesco Di Carlo. Quest'incontro non è così un vaneggiamento, è un incontro al quale Di Carlo partecipa, lo racconta con particolari molto vividi e molto precisi e i giudici del Tribunale di Palermo ritengono che quell'incontro ci sia stato e è lì che inizia tutto. Questo piccolo brano della sentenza sarebbe bene conoscerlo e tenerlo sempre presente in questi giorni, quando si sente dire " uh, uh, figuriamoci Spatuzza!", se uno mette insieme questa storia come è cominciata e il racconto di Spatuzza, che ci dice come è finita, ammesso che sia finita, perché forse non è finita, sapete che regna il terrore a Roma e a Arcore che si pentano i fratelli Graviano, che sono quelli che hanno fatto le stragi, ma sono anche quelli che nel 2004 dicono a Spatuzza in carcere " o qui ci danno qualcosa - cioè ci alleviano un po' questo regime carcerario - o sennò bisognerà andare a parlare con i magistrati di questi signori che hanno preso impegni e non li hanno mantenuti!", il clima è lo stesso che precedette l'omicidio di Salvo Lima, quello che nella Prima Repubblica faceva le promesse e, a un certo punto, non è più riuscito a mantenerle. Spatuzza ha iniziato a parlare, i Graviano no, ma si teme che quel no sia un non ancora e allora è interessante vedere come è iniziata e abbiamo la fortuna di avere un testimone oculare di come è iniziata, già riscontrato dal Tribunale di Palermo: Francesco Di Carlo, il boss dei due mondi, il capo della mafia di Altofonte, quello che è stato tra l'altro accusato - poi il processo per il momento non ha portato alle condanne - di avere addirittura impiccato Roberto Calvi sotto il ponte dei Frati Neri. Dicono i giudici che già nei primi anni 70 - sentenza Dell'Utri dicembre 2004 - la mafia era sbarcata a Milano, organizzando - scrivono - " numerosi sequestri di persona a scopo di estorsione, in relazione ai quali si deve univocamente intendere la funzione di garanzia e protezione che Mangano era chiamato a svolgere a tutela della sicurezza del suo datore di lavoro e dei suoi più stretti familiari". Berlusconi ha paura dei sequestri, invece di rivolgersi ai Carabinieri si rivolge direttamente a quelli che i sequestri li facevano, ossia i mafiosi in trasferta a Milano. "Gaetano Cinà, detto Tanino, svolgeva tra la mafia a Palermo e a Milano - scrivono i giudici - un ruolo di intermediazione, come dimostra un episodio cardine: l'incontro di Berlusconi con Stefano Bontate", non il presunto incontro: i giudici di Palermo nella sentenza di Dell'Utri scrivono " l'incontro di Berlusconi con Stefano Bontate, capo supremo della mafia in quel periodo, fino al 1980 /81", quando poi ci fu la guerra di mafia i corleonesi sterminarono gli uomini di Bontate, Teresi, Inzerillo etc.. 
L'incontro di Berlusconi con Stefano Bontate, organizzato proprio per l'interposizione degli odierni imputati, Cinà e Dell'Utri, sul quale ha riferito Di Carlo Francesco all'inizio della sua collaborazione: nel 1976  Francesco Di Carlo diventa il capo della famiglia mafiosa di Altofonte, lo rimane fino alla fine degli anni 70, poi viene ricercato, si dà alla latitanza e, nel 1985, viene arrestato in Inghilterra per un grande traffico internazionale di droga e viene condannato a 25 anni dalla magistratura inglese. Nel 1996, tredici anni fa, inizia a collaborare con la magistratura. "Di Carlo - scrivono i giudici - ha riferito dei buoni rapporti di amicizia intrattenuti nel tempo con Cinà. Tramite Cinà aveva avuto modo di conoscere Dell'Utri, presentatogli amichevolmente dal Cinà nei primi anni 70, in un bar vicino al negozio gestito dallo stesso Cinà", il quale a Palermo aveva una lavanderia e un negozio di articoli sportivi in Via Archimede. " A breve distanza dalla sua presentazione a Dell'Utri, il collaborante Di Carlo aveva incontrato a Palermo il Cinà, mentre questi - Cinà - era in compagnia di Stefano Bontate e Mimmo Teresi, il numero uno e il numero due della mafia. Dovendo tutti recarsi a Milano nei giorni successivi, proposero di incontrarsi nella città lombarda e si diedero appuntamento negli uffici che Ugo Martello - che era un uomo delle cosche che risiedeva a Milano - aveva in Via Larga, nei pressi del duomo di Milano. Dopo aver pranzato insieme al ristorante vicino al duomo di Milano - quindi partono i mafiosi, vanno a Milano - a Di Carlo venne proposto di accompagnarli a un incontro che avrebbero avuto di lì a poco con un industriale, tale Silvio Berlusconi e con Dell'Utri e ecco l'incontro. Dell'Utri li accolse in quest'ufficio - Edilnord, Foro Bonaparte- e li condusse in una sala dove attesero l'arrivo di Berlusconi, con il quale cominciarono poi a parlare di edilizia", non so se vi è chiaro, Stefano Bontate, Mimmo Teresi e Francesco Di Carlo, i capi della mafia, vanno a Foro Bonaparte, sede dell'Edilnord, vengono accolti da Marcello Dell'Utri e, a un certo punto, arriva Silvio Berlusconi e si tiene questo vertice tra i capi della mafia e i capi della Edilnord, uno dei quali oggi è il nostro Presidente del Consiglio e l'altro è un parlamentare della Repubblica Italiana. 
Dice Di Carlo, ricordando perfettamente quell'incontro - vedrete i particolari - " a venirci incontro è stato proprio Dell'Utri e ci ha salutati: una stretta di mano, con Tannino Cinà si è baciato, con gli altri si è baciato, con me no", conosceva gli altri, Di Carlo lo conosceva meno, il bacio è il saluto che si fa tra mafiosi o amici dei mafiosi. Pensate se oggi Spatuzza dicesse di aver visto Dell'Utri baciare qualche mafioso: " scandalo, orrore", direbbe " ah, ah, ricominciano con il bacio!". Bene, qui c'è già un incontro, nel 74, con baci e ribaci,  riscontrato dai giudici del Tribunale di Palermo; "con Grado- c'era anche Nino Grado, un altro mafioso che lavorava a Milano e era proprio un grande incontro, un summit- che si conosceva bene, hanno avuto battute di scherzo, si è baciato (Dell'Utri) anche con Stefano Bontate, il capo della mafia. Dopo un quarto d'ora è spuntato questo signore sui 30 anni e rotti e hanno presentato il Dott. Berlusconi a tutti", arriva un giovane Berlusconi, " certo non era quello di adesso senza capelli, aveva i capelli, era un castano chiaro, maglioncino a girocollo, una camicia sotto, un pantalone jeans , sportivo era comunque", dice Di Carlo, " tant'è che alla fine Cinà disse " stamattina hanno fatto un'ora come le donne a truccarsi, a pitturarsi: Bontate e Teresi sembrava.. chi dovevano incontrare? E quello è venuto in jeans e maglioncino", loro si erano messi tutti in tiro da cerimonia e arriva Berlusconi sportivo. " Ci hanno offerto il caffè - è sempre Di Carlo che racconta - e, quando arriva Berlusconi, cominciano a parlare di cose più serie: lavoro, ognuno che attività faceva, Teresi stava facendo due palazzi a Palermo, " lei, dottore, sta facendo una città intera, Milano 2" e lui " non c'è molta differenza tra organizzare un'amministrazione, curarne due o curarne venti", Berlusconi ha fatto dieci o venti minuti di parlare, ci ha dato una lezione economica e amministrativa - i soliti pipponi che attacca Berlusconi in questi casi - perché aveva in costruzione una città 2, come chiamavano Milano 2". I giudici proseguono: " durante l'incontro venne affrontato anche il discorso della garanzia", cioè di Mangano che diventava la garanzia di Berlusconi contro possibili attività mafiose nei suoi confronti, "e bisogna anche vedere in cambio che cosa fornisce il Cavaliere  - in cambio di quella garanzia - Bontate rassicurò il suo interlocutore (Berlusconi), valorizzando la presenza al suo fianco di Dell'Utri e garantendo il prossimo invio di qualcuno", qui non c'è ancora Mangano presente, non hanno ancora designato Mangano come garanzia dentro la casa di Berlusconi per conto della mafia. Racconta ancora Di Carlo: " a Milano succedevano un sacco di rapimenti perché, quando c'era Liggio fuori (Luciano Liggio), quello aveva intenzione di portarsi tutti i soldi del nord a Corleone, grassava gli imprenditori sequestrandoli, prendendo il riscatto e portando giù i loro soldi. Aveva ragione Berlusconi a essere preoccupato: hanno parlato che lui aveva dei bambini, dei familiari, che non stava tranquillo e avrebbe voluto una garanzia. Berlusconi ha detto a Stefano (Bontate): " Marcello mi ha detto che lei può garantirmi questo e altro" (Marcello è Dell'Utri) e allora Stefano Bontate ha detto " lei può stare tranquillo, se dico io che può stare tranquillo deve dormire tranquillo"- "eh, sono il capo della mafia!"- lei avrà persone molto vicine che, qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatta e lei rassicurandolo": lei avrà persone molto vicine che, qualsiasi cosa lei chiede, avrà fatto. 
"Poi ha un Marcello qua vicino", gli dice Bontate, " c'è Dell'Utri qua vicino a lei, per qualsiasi cosa si rivolge a Marcello", "Marcello dei nostri e dei suoi contemporaneamente, no? Quindi più sicuro di così..", "perché Marcello è molto vicino a noi altri", dice Stefano Bontate a Silvio Berlusconi, " noi di Cosa Nostra prima minacciavamo e poi ci andavano a fare la garanzia", dice Di Carlo. La mafia che fa? Ti minaccia e poi ti dice " ti garantisco io contro le mie stesse minacce", è la tipica estorsione. " Era una cosa normale in Cosa Nostra, altrimenti che bisogno ha uno di chiedere - di chiedere protezione - se la sua incolumità non è messa in dubbio?". Dunque, scrivono i giudici, " ci fu una richiesta di protezione al Bontate e Berlusconi chiede di essere protetto da Bontate, ma Bontate fece una proposta a Berlusconi a conferma delle aspettative che il capo di Cosa Nostra riponeva in questo primo contatto", avevano agganciato un grosso palazzinaro del nord che stava costruendo un'intera città, grazie a Dell'Utri e a Cinà che li avevano messi in contatto. Di Carlo dice, nell'interrogatorio al processo, " Bontate ci ha detto - a Berlusconi - ma perché non viene a costruire a Palermo, in Sicilia?"" e Berlusconi che cosa gli risponde? Con una battuta, un sorriso sornione, " ma come? Debbo venire proprio in Sicilia? Ma come? Qua con i meridionali e i silicani ho problemi qua e debbo venire là?" e Stefano Bontate ci ha detto " ma lei è il padrone quando viene là, siamo a disposizione per qualsiasi cosa", Berlusconi, anche lui, alla fine, ci ha detto che era a disposizione per qualsiasi cosa: " quello che serve a voi ve lo do io, quello che serve a me, me lo date voi", questo è il rapporto.
 
Gli interessi convergenti di Bontate e Berlusconi
 
Berlusconi alla fine ci ha detto che era a disposizione per qualsiasi cosa anche lui: lo dicevano a Marcello, quello che dovevano chiedere lo chiedevano a Marcello, Marcello lo chiedeva a lui e lui faceva. Bontate ebbe una buonissima impressione e dice " Cosa Nostra dobbiamo incominciare a farla  ingrandire, un giorno cominciamo a combinare - cioè a affiliare alla mafia - gente fuori dalla Sicilia, perché ce ne sono tanti che discutono meglio dei siciliani", vuole addirittura affiliare gente non siciliana alla mafia, gli sono piaciuti questi contatti con questo milanesino sportivo. Quello che accade subito dopo lo ricostruisce il Tribunale e dice che " il racconto di Di Carlo è nitido, preciso e pienamente compatibile con il resto delle emergenze processuali", quindi i riscontri ci sono. 
" Una volta usciti dagli uffici, Cinà si era rivolto a Teresi e a Bontate e, facendo riferimento alla persona che avrebbe potuto essere mandata a Arcore, fece il nome di Mangano Vittorio, conosciuto dallo stesso Di Carlo come un uomo d'onore della famiglia di Porta Nuova, in quegli anni aggregata al mandamento di Stefano Bontate", in quel periodo Mangano era un uomo di Bontate. " Di Carlo ha riferito che Cinà, rispondendo a una sua domanda.. dice, Di Carlo, " mi ha detto (Cinà) che c'era Vittorio Mangano, ci avevano messo vicino a Berlusconi, non certamente come stalliere, non offendiamo il signor Mangano, perché Cosa Nostra non pulisce stalle a nessuno, non fa lo stalliere a nessuno, Cosa Nostra ha un potere enorme e allora hanno messo a abitare lì a Milano, trafficava nello stesso tempo e si faceva la figura che Berlusconi aveva qualcuno  vicino di Costa Nostra e Stefano l'aveva vicino. Berlusconi aveva vicino Mangano e Stefano aveva vicino Berlusconi". Di Carlo ha riferimento che in seguito, in relazione a quest'incontro milanese, Cinà gli aveva manifestato il suo imbarazzo, perché gli era stato detto di chiedere 100 milioni a Berlusconi. Intorno al 77 /78 - stiamo parlando di un periodo dove Mangano ormai non è più a Arcore, Mangano è a Arcore dal 74 al 76, poi se ne va a abitare in un albergo a Milano - Cinà aveva chiesto il suo interessamento  (di Mangano), in quanto Dell'Utri si era nuovamente rivolto a lui per il problema relativo all'installazione delle antenne per la diffusione del segnale televisivo", stavano riempiendo l'Italia di antenne per Canale Cinque. " Anche in quel caso le somme corrisposte a Cosa Nostra erano a titolo di garanzia"".
Ora che Di Carlo dica la verità in merito all'incontro milanese tra Bontate e Berlusconi, per i giudici lo dimostrano le dichiarazioni di altri collaboratori: Antonino Galliano racconta che Cinà gli disse tutto, dall'incontro milanese tra Berlusconi e Bontate alla diretta corresponsione di somme di denaro in favore di Cosa Nostra, Berlusconi o la Fininvest, o qualcuno dei suoi, pagavano regolari somme a Cosa Nostra e infatti, come vi ho detto, in un libro mastro trovato nella sede della cosca di San Lorenzo a Palermo trovano una cifra con scritto vicino " Canale Cinque, regalo", non era quindi il pizzo chiesto da Cosa Nostra, era un regalo che la Fininvest faceva ai mafiosi della cosca di San Lorenzo, dove sorgevano alcuni ripetitori. 
"Salvatore Cucuzza - un altro pentito - ha riferito confidenze ricevute da Mangano del tutto analoghe, anche sulle periodiche somme di denaro pari a 50 milioni di lire l'anno, versate a Costa Nostra da Berlusconi e inizialmente ritirate da Mangano, delle quali parlano anche Francesco Scrima e Francesco La Marca, altri due pentiti, in ordine alle lamentele del Mangano per la mancata successiva percezione di queste somme", ogni tanto si dimenticavano di pagare. E poi c'è il finanziere Rapisarda che racconta come Bontate riciclò i soldi delle cosche nelle aziende, nei cantieri e nelle televisioni di Berlusconi, ma questo è un altro capitolo. Immaginate se qualcuno avesse mai raccontato queste cose: oggi, a sentire Spatuzza, uno direbbe " ma è acqua fresca rispetto a quello che c'è!", invece purtroppo nessuno ha mai raccontato queste cose e, quando qualcuno ha osato raccontarle, è stato sbattuto fuori dalla televisione, come è successo a Luttazzi, come è successo a Biagi e come è successo a Michele Santoro. Abbiamo un lungo vuoto televisivo, grazie all'editto bulgaro, che fa sì che oggi si fatichi a recuperare il tempo perduto, ammesso che qualcuno lo voglia fare - giovedì sera a Annozero credo che parleremo di questi temi - e così, quando Spatuzza riprende quel filo, in realtà nessuno lo conosce quel filo e sembra un fulmine a ciel sereno, un fungo spuntato all'improvviso a dire delle cose assolutamente incredibili, mentre in realtà se le cose sono cominciate come vi ho letto, le cose che dice Spatuzza sono ampiamente credibili, la mafia aveva bisogno di qualcuno che prendesse il posto della Prima Repubblica, che stava ormai alla frutta.
Seguite Il Fatto Quotidiano, perché questa settimana daremo molte informazioni anche su questi temi, mi permetto di darvi due suggerimenti, anzi tre, visto che forse è un periodo in cui qualcuno pensa a che cosa regalare a Natale agli amici: naturalmente il primo regalo che vi suggerisco è un abbonamento da regalare agli amici a Il Fatto Quotidiano, magari al versione on- line oppure alla versione postale, se andate sul nostro sito abbiamo anche il nuovo blog antefatto.it, nuovo di zecca, con tutte le iniziative per gli abbonamenti natalizi, c'è quello che vi ho già segnalato la settimana scorsa, il dvd " Democrazya", che in realtà è impronunciabile perché c'è crazy dentro a " crazia", crazy vuole dire che siamo un Paese di pazzi, ovviamente questo è il diario politico di quest'anno, che è stato fatto con dei contributi filmati e il meglio, o almeno quello che ci è sembrato il meglio, di Passaparola, "Democrazya 2009", trovate sul blog di Beppe e anche su " voglio scendere" tutte quante le istruzioni e poi vorrei iniziare una piccola abitudine, quella di segnalare dei libri di informazione che possono servire. Questa settimana vi segnalo " Come funzionano i servizi segreti: dalla tradizione dello spionaggio alle guerre non convenzionali del prossimo futuro", è scritto da un grandissimo esperto di servizi che sta dalla parte giusta, naturalmente, e che è il professor Aldo Giannuli. Il libro è pubblicato da Ponte alle Grazie, "Come funzionano i servizi segreti" e poi, naturalmente, continuate a leggere Il Fatto Quotidiano. Passate parola.
 
 
 

Firenze, la stazione TAV non si farà, ma le demolizioni continuano. E continua la "supercazzola" del sindaco ...

 
Comitato contro il sottoattraversamento TAV di Firenze

Comunicato stampa   -   Firenze,  7 dicembre 2009

Agli ex-Macelli si sta letteralmente consumando il macello dell'area che era l'antico mercato del bestiame con i suoi edifici e le sue strade alberate, peraltro vincolata ope legis.
Si è fatto piazza pulita degli edifici rimasti, sono stati tagliati alcuni alberi, una montagna di terra sovrasta le barriere alzate perché niente si veda degli scempi che lì si compiono. Per qualche giorno poi gli abitanti, che già hanno ingoiato polveri e rumori, non hanno potuto dormire perché dalle 22.00 in poi un rumore terribile di trivelle faceva saltare sonno e nervi. L'ennesima deroga.
E' uno schiaffo che questo modo di procedere da parte dell'Amministrazione infligge ai cittadini e a questa parte della città.
Il Sindaco Renzi ha sbandierato ai quattro venti che non intende realizzare nella zona Ex-Macelli la stazione TAV, ma nello stesso tempo ha firmato varie autorizzazioni per far continuare i lavori del cantiere, nonostante sia chiara a tutti l'inutilità di questa distruzione.
Perché non viene fermato il cantiere ma anzi viene potenziato con operai spostati da Castello per accelerare i lavori? La riduzione del danno e dei costi non sono principi a cui dovrebbe rifarsi una saggia amministrazione?
Il sindaco ha già in mente altre destinazioni per quest'area? Si sono già presi accordi all'insaputa dei cittadini? Si vuole colare altro cemento? E'questa la nuova pratica della trasparenza?
I cittadini della zona e il comitato contro il sottoattraversamento, ribadendo la loro contrarieta' al progetto di sottoattraversamento in toto, chiedono con forza e a buon diritto di fermare i lavori in attesa della decisione definitiva sulla stazione Foster, prima che i danni ambientali e sociali siano irreparabili.

Senza vergogna: tasse sulla casa per i senza tetto de L'Aquila

Senza vergogna: tasse sulla casa per i senza tetto de L'Aquila
Poi Bertolaso promette un decreto per sospenderle
di Sandra Amurri
IL FATTO QUOTIDIANO   -   8 dicembre 2009   pag. 13
I fatti asciugano i fiumi di parole spese in prima persona da Silvio Berlusconi nelle sue molteplici passerelle sulla via del terremoto aquilano. Altro che Villa Certosa a disposizione dei senza casa. Ieri è passato l'emendamento alla Finanziaria che chiede ai cittadini abruzzesi colpiti dal sisma la restituzione delle tasse con gli interessi e annesso pagamento dell'Ici per la seconda casa, seppure distrutta o gravemente danneggiata. Poi Guido Bertolaso, il sottosegretario capo delle Protezione civile, cerca di rimediare e promette di sospenderle anche nel 2010: "Spero di aver così tranquillizzato i nostri amici aquilani ai quali ancora una volta stiamo dando prova di grande serietà e coerenza". Ma è la promessa di un decreto che – forse – arriverà in futuro. Per ora c'è la Finanziaria. A differenza dei terremotati di Marche e Umbria per i quali il governo di centrosinistra aveva previsto una restituzione del 40 per cento in centoventi rate, i cittadini aquilani dovranno restituire il 100 per cento della cifra dilazionata in 60 rate mensili senza proroga della sospensione del pagamento. I cittadini, se non arriva il decreto promesso da Bertolaso, ricominceranno a pagare da gennaio nonostante il sistema economico e sociale sia fragilissimo. E' ora di fare cassa anche con i disgraziati che oltre a figli, padri, madri hanno perduto casa, lavoro a causa di un terremoto che ha distrutto ciò che non era stato costruito rispettando la legge. Le associazioni di cittadini promettono ribellione a oltranza. Anche la Cgil provinciale – in una nota – ha definito la decisione del governo "una beffa a danno di tutti i terremotati, una clamorosa presa in giro che non può e non deve passare" chiamando tutti alla mobilitazione "contro un provvedimento-beffa che appare un sopruso verso chi ha sofferto già troppo, un ulteriore danno per un territorio la cui economia deve sopportare il fardello di 15 mila persone che ancora non tornano al lavoro e di centinaia di aziende ferme". Sono infatti meno del 40 per cento le imprese che hanno ripreso a lavorare a pieno regime. Ma il governo ha cambiato idea. E ha mostrato il suo vero volto, quello dell'inganno e della finzione che ha illuso gli enti locali, i sindacati, gli imprenditori e i cittadini .E come se non bastasse, i proprietari di seconde case dovranno pagare l'Ici (imposta comunale sugli immobili) anche se la loro casa è stata distrutta o gravemente danneggiata dal sisma. Il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente denuncia: "Il comune ha le casse vuote perché il governo avrebbe dovuto versare le somme non pagate dai cittadini per il blocco di tributi e contributi. Ho invitato la ragioneria dello Stato e i dirigenti del ministero dell'Economia a venire a L'Aquila per verificare sul campo la situazione. Comunque, è una beffa richiedere Ici e tributi a terremotati senza tetto". Dello stesso parere la presidente della provincia, Stefania Pezzopane che, assieme al sindaco, ieri ha organizzato un'assemblea pubblica per chiedere la mobilitazione dei cittadini per una manifestazione giovedì prossimo a Roma, davanti a Palazzo Chigi. Ma non tutti ancora vi hanno aderito. C'è chi, come l'associazione "Cittadini per i cittadini", sta valutando se farlo spiegando che "le amministrazioni pubbliche in tutti questi mesi ci hanno lasciati soli preferendo fare da tappetino al governo, avallando molte scelte scellerate e dando credito a promesse che avevano tutta l'aria di essere promesse che sarebbero state tradite una volta terminata l'emergenza". Emergenza che mediaticamente ha reso molto in termini di immagine al presidente del Consiglio e a Bertolaso. Promesse, appunto, durate il tempo di uno show mediatico e dello svolgimento del G8 a cui hanno fatto da coro unanime i suoi giornali e le sue televisioni per poi chiedere ai cittadini il conto con gli interessi. "Una vera follia" la definisce il deputato del Pd Giovanni Lolli che aggiunge: "Dobbiamo far capire che questa città proprio non può farcela". Ma il governo deve fare cassa. E, non avendo una faccia da salvare, il come non importa. Per chi non l'avesse ancora capito.

Inaugurazione TAV, non c'è niente da festeggiare

 
Comitato contro il sottoattraversamento TAV di Firenze

 
Comunicato stampa  -  Firenze,  4 dicembre 2009
 
 
NON C'E' NIENTE DA FESTEGGIARE !! 
 
Sabato 5 dicembre viene inaugurata in pompa magna con le massime autorità la linea Alta Velocità Bologna – Firenze, ma non c'è niente da festeggiare: questa opera ha devastato intere zone come il Mugello, cancellato decine di fonti e torrenti, disperso milioni di metri cubi di acqua, prodotto danni immensi alle popolazioni, calcolati dalla Magistratura in almeno 741 milioni di euro, è costata tantissimo per le casse pubbliche ed ancora la TAV continua a creare problemi enormi nell'attraversamento di Bologna con i danni agli edifici di via Carracci. Eppure vi erano, anche allora a metà degli anni '90, proposte e soluzioni diverse per migliorare e potenziare la rete ferroviaria, ma si è volutamente scelto la "grande opera" che garantisse l'affare per le grandi imprese del cemento. Come si cerca ancora di imporre alle popolazioni in Val di Susa che stanno dimostrando la concreta possibilità di resistere e di opporsi alla devastazione del territorio.
A Firenze, qualora fosse realizzato il progetto di sottoattraversamento di Firenze con i due tunnel e la nuova stazione sotterranea Alta velocità, considerate le caratteristiche del sottosuolo, sono previsti rischi per la stabilità di centinaia di edifici  ed una pericolosa alterazione dell'equilibrio idrogeologico. Insomma un'altra grande opera dannosa, inutile e costosa (si prevedono almeno 3 miliardi di euro!) che è ancora possibile fermare. Sabato 28 novembre migliaia di cittadini hanno manifestato nel centro di Firenze, chiedendo con forza di fermare i lavori dei cantieri e proponendo concrete alternative per il passaggio dei treni veloci, ma soprattutto per migliorare il trasporto regionale, garantire qualità e sicurezza al servizio ferroviario.
Per questi motivi, il Comitato contro il sottoattraversamento TAV di Firenze ritiene importante la solidarietà ed il collegamento fra tutte le esperienze che si battono contro le grandi opere inutili e devastanti, aderisce alla iniziativa promossa dal Comitato di Via Carracci a Bologna per denunciare la logica affaristica di questa opera e chiedere l'accertamento di tutte le responsabilità degli amministratori pubblici che hanno consentito questo scempio.
 
 
 

TAV Firenze - Bologna: radiografia di un disastro

 
Associazione di volontariato Idra
iscritta al Registro Regionale del Volontariato della Toscana per la promozione e la tutela del patrimonio ambientale e culturale
Tel. e fax 055.233.76.65, 320.161.81.05; e-mail idrafir@tin.it; web http://associazioni.comune.fi.it/idra/inizio.html
 
COMUNICATO  STAMPA      Firenze, 5.12.'09

I numeri che non vi daranno mai in stazione ve li danno i cittadini
TAV: ecco cosa c'è da festeggiare
Tratta Bologna-Firenze: radiografia di un disastro
 
 
· I TEMPI
Doveva entrare in esercizio nel 2003. L'avvio è annunciato per il 13 dicembre 2009. I lavori sono partiti il 10 luglio 1996. I tempi sono raddoppiati. Ma manca ancora, per l'estensione di 60 km di tunnel, la galleria parallela di soccorso...

· I COSTI
Il 7 agosto '91 la tratta prevedeva un costo di 2.100 miliardi di vecchie lire. Il progetto veniva presentato come finanziato al 60% con capitale privato, e sarebbe stato realizzato dalla TAV SpA presentata come società a maggioranza privata. Il 7 agosto 1997 il ministro dei Trasporti Antonio Burlando Burlando ammette che "finora i privati i soldi non li hanno messi". A marzo 2008 viene portata a termine l'operazione di acquisizione del 100 per cento del capitale della TAV da parte delle FS, con l'esborso di 1083 miliardi. L'ultimo dato ufficiale rilevato relativo ai costi della tratta sul sito web della TAV risale al 2004 (da anni il sito TAV è chiuso) e ammonta a 5.205 milioni di euro (oltre 10.000 mld di vecchie lire), interamente pubblici. Un incremento dell'ordine di grandezza del 400%. Senza contare che adesso sono tutti dichiratamente fondi pubblici. Secondo il prof. Aurelio Misiti, per sette anni Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, l'adeguamento della tratta TAV ai necessari criteri di sicurezza farà lievitare ulteriormente i costi del 30-40%, e la Bologna-Firenze rappresenterà "il fattore limitante dell'Alta Velocità in Italia".

· LE CONDANNE PENALI
Dopo il rinvio a giudizio nel 2003, si apre nel febbraio 2004 un processo penale presso il Tribunale di Firenze. Il 3 marzo 2009 viene pronunciata la sentenza di primo grado: 27 condanne per reati ambientali, da tre mesi d'arresto a 5 anni di reclusione, e provvisionali per il risarcimento danni di oltre 150 milioni di euro. Le pene più alte sono inflitte ai vertici del CAVET, il consorzio di imprese che ha avuto in appalto i lavori: 5 anni per Alberto Rubegni, presidente del CAVET e amministratore delegato di Impregilo (impresa leader nel CAVET), e per Carlo Silva e Giovanni Guagnozzi, rispettivamente consigliere delegato e direttore generale del Consorzio.

· LE CONTESTAZIONI DELLA CORTE DEI CONTI PER DANNO ERARIALE
741 milioni e 279 mila euro l'importo del danno erariale calcolato dai magistrati contabili. Chiamati a risponderne in queste settimane gli amministratori che approvarono un progetto che la Corte stima privo di adeguati studi di impatto ambientale, o che non avrebbero a sufficienza sui danni causati dai lavori in galleria. Fra di loro, il senatore Vannino Chiti, ex presidente della Regione Toscana, il suo successore Claudio Martini, assessore alla Sanità della giunta Chiti, e altre 50 persone, cui è stato inviato un «invito a dedurre»: sono i componenti delle giunte regionali toscane delle legislature 1990-1995 e 1995-2000 che votarono le delibere sotto accusa, il dirigente responsabile dell'istruttoria per la Conferenza dei servizi, i consiglieri della VI Commissione Ambiente del Consiglio regionale della Toscana che si espressero a favore delle decisioni, e i presidenti e membri delle Commissioni nazionali di Valutazione di Impatto Ambientale. Intanto il meccanismo finanziario perverso adottato col modello del "general contractor" viene documentato e denunciato, oltre che dai saggi e dai libri dell'ing. Ivan Cicconi, anche da autorevoli fonti istituzionali:
- la Risoluzione Da AV ad AV/AC. Indagine relativa agli interventi gestiti da TAV S.p.A. del Consiglio dell'Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavori servizi e forniture (19 dicembre 2007);
- le Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema "Alta velocità" della Corte dei conti (15 dicembre 2008) ("Quel che è più grave, queste operazioni pregiudicano l'equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali").

· GLI IMPATTI AMBIENTALI
Impattati 5 acquedotti, 73 sorgenti, 45 pozzi, 20 fiumi, torrenti e fossi. Drenati non meno di 150 milioni di metri cubi di acqua (150 miliardi di litri) nel solo territorio della Comunità Montana del Mugello (dal conteggio manca l'acqua drenata da Monte Morello). Secondo i consulenti del Pubblico Ministero le aste fluviali che accusano assenza di afflusso nel periodo arido si  sviluppano per una estensione di 57,65 chilometri. Mai usata per il trasporto degli inerti e dello smarino la linea ferroviaria Faentina, nonostante gli impegni sottoscritti in fase di approvazione dell'opera: tutto è stato trasferito su strada, e si sono spalmati oltre 100 km di asfalto per nuove strade ('cura del ferro'). A luglio 2006, il Pubblico ministero contesta agli imputati la reiterazione di una gran quantità di reati, descritti in 220 pagine di relazione: sarebbero stati commessi negli anni successivi al sequestro dei cantieri ordinato dalla magistratura fiorentina nel giugno 2001, e sarebbero ancora in atto – in buona parte – alla data del deposito della nuova contestazione. A maggio 2007, meno di un anno dopo, decade l'Osservatorio Ambientale Nazionale, prorogato ope legis di 45 giorni dopo la scadenza 'naturale' di marzo 2007, e non viene più riattivato. Nella delicata fase di dismissione dei cantieri, dei siti di deposito, dei campi base, e a dispetto di tutti i solenni accordi sottoscritti in fase di approvazione dell'opera, chiude l'unico pur debole strumento di controllo e monitoraggio della cantierizzazione TAV fra Bologna e Firenze. Da oltre due anni dunque il danno all'ambiente, alle falde, ai corsi d'acqua, ai pozzi non viene più neppure misurato.

· LA QUALITÀ DELL'OPERA
In tre gallerie dichiarate "ammalorate" (Firenzuola, Morticine, Borgo Rinzelli), in Mugello, si provvede alla demolizione e al rifacimento di circa 2 km di linea, a opera terminata, prima della posa dei binari, con un impegno di quasi due anni di tempo (da febbraio 2005 a dicembre 2006): erano stati costruiti in cemento non armato in terreno argilloso.

· LA SICUREZZA
Nel luglio 1998, chiamato a esprimere il proprio parere sulla interconnessione della tratta AV col Nodo di Firenze, la "Variante di Firenze Castello" (parere richiesto espressamente ai sensi della legge 191/74, disapplicata invece tre anni prima per i 60 km di tunnel fra Vaglia e Bologna), il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Firenze ing. Domenico Riccio scrive, a proposito della configurazione dell'opera in costruzione, che "si nutrono seri dubbi sulla rapidità ed efficacia dei mezzi di soccorso". Nel tunnel fra Firenze e Bologna, infatti, è stata adottata la tipologia costruttiva denominata "galleria monotubo a doppio binario" priva di tunnel di servizio, con finestre intermedie poste a distanza reciproca di 6-7 km. "Nel caso di gallerie con finestre intermedie - si legge nel parere del Comando fiorentino - non è possibile avvicinare i mezzi di soccorso, inviati in appoggio al mezzo intermodale, in zone prossime all'incidente". I Vigili del Fuoco di Firenze premettono esplicitamente, nella stessa nota del 23.7.'98, che "agli atti di questo Comando non esiste alcun parere relativo all'intera tratta Firenze-Bologna, ma unicamente il progetto di variante in argomento".
L'ing. Alessandro Focaracci (che risulta aver collaborato alla progettazione e aver redatto il piano sicurezza) a novembre 2008 dichiara, in merito alle soluzioni adottate in caso di deragliamento o collisione in galleria: "E' previsto che l'esodo deve avvenire.... è un autosoccorso... cioè i passeggeri devono poter scendere e raggiungere i punti di uscita autonomamente" ("Exit", La7, Inchiesta sulle Ferrovie dello Stato: dai pendolari alla TAV).
Negli ultimi cinque mesi, fra luglio e novembre 2009, l'Associazione Idra ha trasmesso richieste di intervento o istanze formali di accesso ad aggiornamenti informativi sulle caratteristiche dei tunnel e delle discenderie in relazione alle esigenze di sicurezza, sui piani di emergenza, sulle dotazioni e sui piani di addestramento e formazione del personale volontario, sui risultati delle esercitazioni svolte altrove in condizioni analoghe, sullo stato e i programmi di manutenzione della viabilità di accesso e dei presìdi, sulle risorse stanziate, ai seguenti soggetti:
- Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi;
- Amministratore Delegato di FS SpA, Mauro Moretti;
- Presidente della Giunta Regionale della Toscana, Claudio Martini:
- Prefettura di Firenze;
- Prefettura di Lodi;
- Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Firenze;
- Commissione Sicurezza delle Gallerie ferroviarie presso la 5^ Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti;
- Dipartimento per le Infrastrutture, gli Affari Generali ed il Personale, Direzione generale per le infrastrutture ferroviarie e per l'interoperabilità ferroviaria;
- Sindaci dei Comuni del Mugello;

Nessuno ha risposto ad alcuna delle richieste trasmesse.


I messaggi inviati alla conferenza stampa di Bologna da Ferdinando Imposimato, Marco Ponti e Angelo Tartaglia

Condivido totalmente la vostra battaglia in difesa dell'ambiente e della vita contro le devastazioni ambientali del TAV; da anni seguo la coraggiosa e irriducibile azione democratica e non-violenta che state conducendo, con grande senso di responsabilità, contro i disastri e le devastazioni provocate dai cantieri TAV che stanno compromettendo gli equilibri ambientali di diverse città e regioni italiane. Sono sempre stato convinto che enormi interessi economici, trasversali a diverse forze politiche e imprese collettrici di risorse pubbliche, sono stati la ragione primaria di questa opera contro cui si battono anche i valsusini ai quali oggi ho confermato la mia solidarietà e la mia amicizia che confermo a te e alla associazione IDRA con l'entusiasmo e la passione civile di sempre. Immense risorse che potrebbero essere destinate a potenziare e sostituire i vecchi treni che, specie nel centrosud, ma anche nel nord, devono dare la precedenza ai treni TAV costretti spesso sui vecchi binari, come accade a Bologna.
Da anni migliaia di cittadini sono costretti a subire lesioni al diritto alla salute, all'ambiente e al riposo, e a uno sviluppo sostenibile, a causa dei disagi di cantieri sotto le loro abitazioni, le polveri invasive, le notti in bianco, le lesioni e le evacuazioni degli edifici, i danni irreparabili alla salute e alla tutela delle loro proprietà. Mentre i pendolari restano in preda a disagi e a ritardi insopportabili. Purtroppo anche l'informazione è al servizio delle potentissime lobbies che sono dietro la TAV: e voi potete svolgere opera di corretta informazione su progetti da realizzare nel rispetto dei diritti dei cittadini. Il dovere di solidarietà politica economica e sociale riguarda anche le migliaia di cittadini che non hanno voce e che sono vittime della TAV, subendone i disagi gravissimi, che sono provati anche dai processi penali e civili, oltre che contabili , che però non sono in grado di ristabilire la situazione ambientale distrutta o gravemente deteriorata. A tutti costoro va la mia fraterna solidarietà e la mia amicizia, che si associa alla indignazione per le coperture e le protezioni di cui godono i potenti gestori dell'AV, mentre restano le condizioni di insicurezza e di pericolo che riguardano i cittadini dei luoghi attraversati dalla TAV.
Per questo mi unisco a voi nella denuncia civile, corretta e nonviolenta che vi accingete a portare avanti in modo democratico e rispettoso delle regole.
FERDINANDO IMPOSIMATO
Giudice istruttore dei più importanti casi di terrorismo,
si è occupato di processi contro mafia e camorra e di sequestri di persona;
eletto al Senato ed alla Camera dei deputati per tre legislature, è stato membro della Commissione antimafia;
è stato inoltre Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione


I costi della Alta Velocità Torino-Milano-Napoli sono giudicati esorbitanti da qualsiasi studioso del settore. Come economista, una analisi ex-post dell'opera, per quanto di per sé la più utile tra le molte indifendibili che sono sul tavolo politico, dimostrerebbe risultati clamorosamente negativi se sottoposta a una analisi ex-post fatta secondo standard internazionali.
Sarebbe indispensabile per lo meno una seria riflessione sulle responsabilità di questo risultato (che ovviamente ad alcuni non dispiace affatto), e sull'opportunità di avviare le altre linee allo studio, che presentano certo traffici molto più modesti di questa.
MARCO PONTI
Ordinario di Economia Applicata al Politecnico di Milano
e membro della SIET, Società Italiana degli Economisti dei Trasporti


Approvo di tutto cuore la vostra iniziativa di sabato 5 dicembre cui non ho la possibilità di partecipare. Nell'augurarvi, e augurarmi, il massimo successo nell'interesse di tutti i cittadini vi invio un paio di considerazioni relative al sistema TAV italiano.
Credo che il nocciolo del problema non sia in definitiva né trasportistico né ambientale. Il vero problema è la presenza di una classe dirigente nazionale del tutto irresponsabile. Questa classe dirigente è composta da un segmento politico che ha per bandiera ignoranza ed arroganza e da un segmento economico-industriale abituato ad utilizzare il settore pubblico, e le risorse pubbliche in particolare, per ricavare vantaggi lasciando gli svantaggi alla collettività.
Nel nostro paese mediamente 1 cittadino su 5 manifesta l'esigenza di viaggi lunghi e 4 su 5 di viaggi brevi. In questa situazione che, in termini economici, si definirebbe "di mercato" la decisione che è stata assunta nella più completa irresponsabilità è stata quella di concentrare gli investimenti per rispondere alle ipotetiche richieste del cittadino numero 1, lasciando da parte quelle degli altri 4. Tutto ciò è avvenuto dando a intendere, con messaggi trionfalistici, che si sarebbe in realtà provveduto a tutti. Così ovviamente non è perché le risorse non ci sono e pertanto gli investimenti nel sistema AV sono necessariamente in competizione con quelli nel sistema complessivo dei trasporti di massa. Non essendoci le risorse questa classe dirigente ha provveduto a reperirle indebitando le due prossime generazioni e garantendo cospicui vantaggi agli intermediari finanziari.
Tutti gli altri "effetti collaterali" (impatto ambientale, disagio per la popolazione, disservizi…) è in aggiunta come "regalo di Natale", per usare la vostra immagine.
Queste considerazioni che sono state formulate da più parti già da parecchi anni hanno un carattere di evidenza elementare che contrasta con il cinismo e la dabbenaggine di cui la classe politica dà prova nei suoi esponenti di vario livello. Ci troviamo di fronte soggetti che continuano a ripetere slogan stupidi e vuoti e che, pur rivendicano altezzosamente la prerogativa politica di "decidere", non sarebbero in grado di argomentare le proprie decisioni nemmeno con mezza parola che vada al di là dello slogan.
I più, purtroppo, hanno sempre risposto agli strumenti, disgraziatamente efficaci, della propaganda piuttosto che ad una informazione sistematicamente soppressa. Ora l'emergere delle contraddizioni si sta pian piano incaricando di far capire al pubblico come stanno le cose. Speriamo che non tutto sia perso.
ANGELO TARTAGLIA
Docente di Fisica al Politecnico di Torino;
membro dell'Osservatorio tecnico sul collegamento Torino-Lione,
per conto della Comunità Montana Bassa Valle di Susa e Val Cenischia

 

Alta velocità, bassa sicurezza

 
Alta velocità, bassa sicurezza
di Cinzia Gubbini
IL MANIFESTO www.ilmanifesto.it  -  4 dicembre 2009
È considerata la più grande opera pubblica italiana dal dopoguerra. Domani si inaugura la linea ferroviaria ad alta velocità che unirà Napoli e Torino in 5 ore contro le attuali 8,20. Per la prima volta - dopo gli esperimenti di collaudo - un treno passeggeri sfreccerà a 300 chilometri orari sotto la galleria che collega Firenze a Bologna, la più lunga d'Europa: una lunga serie di trafori che complessivamente copre 73 chilometri su una linea di 78. Più o meno mezz'ora di buio. Della galleria in questione si è molto detto: che è un'opera avveniristica perché ha scavato l'Appennino, catena montuosa composta da materiali particolarmente difficili e per questo croce di ogni ingegnere. Che non esiste un'infrastruttura di eguale complessità al mondo. Molto meno si sente parlare delle polemiche sulla sua sicurezza, che pure sono state roventi e continuano a far discutere. Di fatto questa eccezionale opera ingegneristica nasce già vecchia, fuori norma rispetto agli attuali standard italiani e europei. I treni, infatti, viaggeranno per 60 chilometri dentro un'unica canna, con uscite di sicurezza che non sono facili da utilizzare per i soccorritori. In tutto il mondo le gallerie almeno bi-tubo (cioè con una canna per l'andata e una per il ritorno) sono ormai un must. La Bologna-Firenze, invece, non ha neanche una galleria parallela, fatta eccezione per gli ultimi undici chilometri (nel tratto di avvicinamento a Firenze), gli unici sui quali peraltro è stato chiesto il parere dei Vigili del fuoco. I quali, era il '98, risposero non soltanto chiedendo di cambiare alcune caratteristiche del progetto della galleria di servizio, ma rimarcando che per gli altri 60 chilometri di tratta «si nutrono seri dubbi sulla rapidità ed efficacia delle azioni di soccorso».
Uscita di sicurezza
Da allora qualcosa è cambiato, ma nulla per quanto riguarda le uscite, che sono rimaste le stesse. Quelle utilizzate dal consorzio Cavet - che ha avuto in gestione dalla Fiat (general contractor per Tav) il progetto esecutivo - per scavare la galleria. Quando si costruisce un tunnel di questa grandezza, infatti, è necessario «aggredire» la montagna da più punti. Quei punti di scavo oggi sono le finestre di uscita dalla galleria. Ma la distanza tra l'una e l'altra a volte è superiore a quanto previsto dai requisiti minimi di una legge del 2005, che pur essendo stata approvata dieci anni dopo il progetto della tratta, stabilisce anche i criteri e i tempi di adeguamento per le gallerie come questa. Una legge che, secondo alcuni, sembra «ritagliata» proprio sul progetto della Tav. D'altronde chi ha firmato quel decreto, l'allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, la tratta Bologna-Firenze la conosce bene. La ditta Rocksoil - tra le maggiori esperte nello scavo di tunnel - ha partecipato alla progettazione dell'opera, ed è di proprietà di alcuni famigliari dell'ex ministro.
La questione è seria. Eppure, a quanto pare, non bisogna disturbare il manovratore. Domani si prevedono festeggiamenti in pompa magna. Anche il presidente del Consiglio arriverà a Milano - luogo scelto per la celebrazione - con il treno che parte da Torino. Altre autorità viaggeranno su quello in partenza da Salerno. Si tratta del battesimo ufficiale, la linea infatti apre al pubblico il 13 dicembre. Ma sulla questione della sicurezza le bocche sono cucite. Cercare informazioni ufficiali è stato difficilissimo, anzi impossibile.
Non disturbare il manovratore
Per avere riscontri su quanto raccontiamo abbiamo inviato domande scritte a Ferrovie, che però non ha risposto in alcun modo. Abbiamo contattato i vigili del fuoco. Idem. Non risponde persino il ministero dei trasporti, dove in base al decreto del 2005 è stata istituita una Commissione incaricata di verificare che la sicurezza in galleria sia a norma. Il parere della Commissione dovrebbe essere pubblico, visto che la legge è stata promulgata in nome del popolo italiano. Invece dopo un mese di richieste per poter avere delle risposte dal presidente della commissione, tutto si è bloccato. E' tempo di festa, non di lacrime.
Chi ha raccolto pazientemente i dati e continua ancora oggi a bussare a tutte le porte per avere trasparenza è un'associazione di Firenze che si chiama Idra (anche in rete): sono loro ad avere messo insieme in quindici anni di attività un archivio ricchissimo di informazioni, che spesso hanno avuto l'effetto di costringere le istituzioni a muoversi. «Domani saremo con i comitati di Bologna in piazza della Stazione per dire che in quella galleria per il momento non ce la sentiamo di entrare - dice il presidente Girolamo Dell'Olio - perché 60 chilometri di tunnel senza la galleria di servizio, con finestre di accesso dall'alto ripide e lontane, senza neppure sapere come è organizzato il sistema di soccorso sarebbero un incubo!». Lungo tutto il percorso le «finestre» sono 15. Secondo il decreto 2005 le uscite all'interno delle galleria come questa dovrebbero essere entro i quattro chilometri. Si tratta di requisiti minimi, che vengono approvati subito dopo l'ennesimo incidente nel traforo del Frejus - avvenuto nel giugno del 2005 - che convinse l'Europa a mettere mano alla normativa. Nel 2007, infatti, l'Ue ha emanato una direttiva che prevede per le gallerie a unica canna uscite di sicurezza addirittura ogni chilometro. Il decreto dell'ottobre 2005 in qualche modo «salva» la Tav: le finestre di scavo si trovano quasi sempre a circa quattromila metri di distanza l'una dall'altra. Anche se in quattro tratti, nelle gallerie di Monte Bibele, di Vaglia e di Raticosa, le distanze sono in alcuni casi superiori ai cinque. Bisogna considerare, inoltre, che una volta l'uscita di emergenza arrivare alla luce non è semplice: le «discenderie» che collegano con l'esterno sono lunghe anche più di un chilometro, e soprattutto sono in salita. Chi per sventura dovesse mettersi in salvo attraverso la finestra Osteria, che si trova nella galleria Raticosa, dovrà percorrere 1.307 metri con una pendenza del 11,4%: significa che ogni 100 metri ne sali 11,4, cioè come tre piani di un palazzo.
La variante di sicurezza
Nel 2006 la tratta Bologna-Firenze è stata oggetto di una «variante di sicurezza» che è costata circa 600 milioni di euro. Sono stati studiati sistemi molto sofisticati per prevedere possibili rischi; sono stati innovati gli impianti; è stato inserito un sistema di gestione del traffico che, in caso di emergenza, permette di fermare i treni in 17 punti prestabiliti e attrezzati per l'esodo dei passeggeri (posti di esodo), posizionati in corrispondenza delle uscite di emergenza e in prossimità degli imbocchi. Tutte cose utili. Ma la variante prevedeva anche altri interventi tesi a facilitare quello che già nel progetto sulla sicurezza del '95 viene definito «autosoccorso»: la fuga a piedi. Ad esempio le Zer, zone ad evacuazione rapida. Piccoli cunicoli paralleli ai binari, forniti di numerose finestre di ingresso, che dovevano aiutare il deflusso dei passeggeri lungo la linea. Ma sono rimaste sulla carta. Secondo fonti non ufficiali, perché i soldi non erano sufficienti. Eppure per Ferrovie la sicurezza all'interno della galleria è massima, almeno secondo il criterio della sicurezza statistica. Illuminante una frase dell'amministratore delegato di Ferrovie, Mauro Moretti, durante una trasmissione del programma Exit del 2008 che mandò in onda un servizio molto documentato sull'argomento: «In termini statistici - spiegò Moretti - questa galleria è sicura come una centrale nucleare» (sic).
Gli ultimi ritocchi
Ma non finisce qui. Perché a quanto risulta, nonostante la variante del 2006, gli «aggiustamenti» sono continuati fino a poche settimane fa: sono stati rifatti i marciapiedi di fronte le finestre per le uscite. Si sarebbe scoperto che erano troppo distanti dalle porte del treno (come detto, si ferma «a bersaglio») e i passeggeri, cercando di mettersi in salvo, avrebbero rischiato di cadere nel «buco». La modifica sarebbe stata proposta dalle Prefetture, dove proprio in queste ultime ore si stanno concludendo i lavori dei tavoli territoriali convocati per redigere i piani di emergenza. Gli enti locali, infatti sono stati convocati soltanto questa estate per discutere della sicurezza della galleria. Anche in questo caso la domanda sorge spontanea: ma bisognava aspettare l'inaugurazione per avviare queste consultazioni? Non a caso solo di recente è emerso il grido d'allarme dell'assessore alla mobilità di Bologna Simonetta Saliera: «Noi non entriamo nel merito della sicurezza interna alla galleria - spiega l'assessore - ma di quella 'esterna': ci occupiamo, cioè, di assicurare che ci siano le condizioni per i mezzi di soccorso di raggiungere le piazzole d'emergenza che si trovano fuori dalle finestre. Per raggiungere Pianoro, dove si trova una di queste piazzole, la strada più breve è talmente stretta da impedire il passaggio dei mezzi dei vigili del fuoco. Secondo Ferrovie bisognerebbe allungare di cinque chilometri e passare per il nodo di Rastagnano che, però, è una delle zone più congestionate dal traffico». In progetto c'era una variante stradale che avrebbe dovuto essere costruita con l'impegno di Ferrovie e del ministero dei lavori pubblici. Per varie vicissitudini non se n'è fatto niente: «Ma Ferrovie - prosegue Saliera - ha accantonato 7 milioni di euro che intanto potrebbero essere utili per mettere in piedi un primo stralcio». L'assessore ha anche un'altra richiesta per Ferrovie: «Siamo in zone di montagna, che non ricada sugli enti locali la spesa per rendere agibili le strade di accesso in tutte le stagioni».
 

Caro Papi Natale ...

 
Caro Papi Natale
 
 
2 dicembre 2009
 
E' on line Caro Papi Natale, l'instant book per il  No B Day con le 101 domande del popolo della rete al  Reticente del Consiglio. Scaricalo e fallo girare. Qui sotto c'è l'introduzione al libro e i link sia al testo completo che alle 100 domande + domandone finale.
 
Caro Papi Natale,
 
anche quest'anno non ho assunto stallieri, non ho subìto 106 processi, non sono stata nella dacia di Putin e nemmeno nella escort di Tarantini, non ho avuto Capezzone come portavoce, non ho costruito il Ponte sullo Stretto, il Mose e quattro centrali nucleari (se è per quello nemmeno Lei), non ho fatto lifting e tricotrapianti, non ho sei tv, non mi sono iscritta alla P2, non ho pagato tangenti, non ho evaso il fisco e non me ne faccio nulla di scudo fiscale, lodo, processo breve, legittimo impedimento e immunità parlamentare, non ho creato un milione di posti di lavoro (intendeva dire in meno?), non ho raccomandato veline e piazzato velinari alla direzione del Tg1, non ho tagliato le tasse (Lei invece sì?), non ho corrotto avvocati e non ho 100 avvocati, non sono perseguitata dalle toghe rosse, dalla stampa rossa e dalle rosse, non ho fondato un partito insieme a Dell'Utri (che è un organizzatore di primo grado), non ho tenuto minorenni sulle ginocchia, non sono stata unta dal signore, non mi sono fatta da sola e non mi sono fatta neanche in compagnia, non ho palpato operaie russe, non ho fatto le corna a una foto di gruppo (a dire il vero sì, ma era in terza elementare!), non sono stata la migliore statista italiana degli ultimi 150 anni, non ho fatto sesso tre ore a notte (purtroppo) e non ho cantato con Apicella (per fortuna), non ho lanciato editti bulgari, non ho nominato Bondi ministro, non ho messo la Carfagna alle Papi Opportunità dopo un esame scritto (il calendario?) e la Gelmini all'Istruzione dopo un esame orale (…), non ho rischiato di vincere il Nobel per la Pace (perché, Lei sì?), non ho una squadra di calcio e non prendo a calci la Costituzione…
Non voglio tediarLa oltre: lo so, sono stata una buona a nulla. E non avendo fatto e detto tutto quello che ha fatto e detto Lei non posso aspirare non dico alla Presidenza del Consiglio, ma nemmeno a un posticino di assessore al municipio di Baranzate. Però, siccome Lei è buono, mi permetto comunque di chiederle un regalo per Natale. Qui ci sono 101 domande per Lei. Risponda! Permetterà (forse) a me e a noi tutti di capire come ha fatto a diventare Silvio Berlusconi e come l'Italia possa essersi consegnata a Lei!
 
(clicca qui per scaricare la versione integrale del libro Caro Papi Natale, con gli interventi di Bossi, Feltri, Belpietro Vespa e Minzolini, oppure clicca qui per andare direttamente alle 101 domande. E fai girare il più possibile in rete le domande a Berlusconi)

 

NO tunnel TAV a Firenze - Tanti treni alla luce del sole

 
Comitato SAN SALVI CHI PUO'


NO TUNNEL TAV A FIRENZE  -  TANTI TRENI ALLA LUCE DEL SOLE

La manifestazione di sabato 28 novembre ha raccolto migliaia di cittadini che non si rassegnano a vedere deturpata la città e l'ambiente da un folle progetto di doppio tunnel sotterraneo quando la soluzione in superficie è stata dimostrata essere praticabile, meno impattante e meno costosa.
Gli amministratori hanno il dovere di tener conto delle ragioni dei cittadini.
I danni irreparabili del Mugello e l'invito a dedurre della Corte dei Conti agli amministratori della Regione per danni ambientali (741 milioni di euro) provocati dai cantieri Tav non sono sufficienti per la giunta Renzi a fermare questa politica del disastro?
L'ascolto dei cittadini e la trasparenza degli atti tanto sbandierate in concreto dove sono?

Nei prossimi giorni saremo costretti a mobilitarci ancora per ricordare agli amministratori del comune e delle ferrovie che non possono impunemente ignorare la nostra l'opinione.

Sabato 28 novembre è stato solo un debutto!




TAV a Firenze: alla faccia della partecipazione

 
Comitato contro il sottoattraversamento TAV di Firenze

Comunicato stampa  -  Firenze, 2 dicembre 2009
 
ALLA FACCIA DELLA PARTECIPAZIONE !! 
 
A giudicare dalle parole dell'Assessore Mattei in Consiglio Comunale, il successo della manifestazione di sabato scorso e le precise richieste dei cittadini non cambiano di una virgola la posizione della Giunta: conferma dei tunnel sotto Firenze, nessun confronto pubblico sulle soluzioni alternative al sottoattraversamento (alla faccia della partecipazione!). L'unica novità di rilievo resta la contrarietà alla Stazione Foster.
Ma anche questo impegno viene contraddetto e reso poco credibile dalla prosecuzione dei cantieri nell'area Macelli: chiediamo ancora una volta e con urgenza al Sindaco di imporre lo stop agli abbattimenti, come in via Zeffirini, ed ai lavori di escavazione, non solo per evitare danni e spese inutili, ma soprattutto per non trovarsi di fronte al fatto compiuto, sotto la pressione evidente dei forti interessi in campo (imprese e quanti non intendono cambiare niente dei progetti originali, come Governo e Regione).
E' giusto e doveroso cancellare questo camerone inutile e devastante ai Macelli (454 metri per 50 e circa 30 metri di profondità) in una città che dispone già di sei stazioni,  ma questo rimette in discussione anche i due tunnel, progettati così proprio in funzione di quella stazione sotterranea, con un impatto sociale ed ambientale fortissimo in termine di alterazione della falda e stabilità di centinaia di edifici. Per questo diciamo NO al progetto di sottoattraversamento!!
Da tempo riteniamo che la soluzione più celere, meno dannosa e costosa sia rappresentata dal passaggio in superficie, con adeguato potenziamento del nodo ferroviario, dirottando le risorse risparmiate sul trasporto regionale, sulla sicurezza-qualità del servizio ferroviario e su una diversa mobilità in tutta l'area metropolitana. (vedi Studio di Fattibilità del Gruppo Tecnico dell'Università di Firenze).
Non possiamo assistere da spettatori alla trattativa ristretta tra Renzi, Matteoli, Martini, Barducci e Moretti, o a improbabili procedure "partecipative", formali e burocratiche, che mortificano la voglia di contare dei cittadini: rivendichiamo l'apertura immediata di un vero confronto pubblico sulle diverse soluzioni alternative al sottoattraversamento, coinvolgendo la cittadinanza, le assemblee elettive e i tecnici interessati come avviene del resto in varie città europee.
Insieme a tutti i soggetti promotori, proseguiremo nelle iniziative e nella mobilitazione sui tre obiettivi della manifestazione di sabato scorso, sollecitiamo tutte le realtà interessate a portare il proprio sostegno e contributo.
 
 

Un altro morto alla Thyssenkrupp: Diego Bianchina, 31 anni, operaio

 
TERNI 2 DICEMBRE 2009, ORE 16:30 DA VIALE BRIN
MANIFESTAZIONE CITTADINA CONTRO LE MORTI DI LAVORO

Un altro morto alla Thyssenkrupp: Diego Bianchina, 31 anni, operaio

Ieri 1° dicembre a quasi due anni dal tragico anniversario della strage alla Thyssenkrupp di Torino è morto a Terni un giovane operaio di 31 anni, intossicato dalle esalazioni di acido cloridrico.
Diego Bianchina non doveva essere solo ad effettuare quelle operazioni pericolose che lo hanno portato alla morte. Le morti di lavoro nel nostro paese sono una strage, 4 caduti al giorno, 1.450 l'anno circa. UNA GUERRA.
La settimana che è appena conclusa ha visto un grave incidente al Tubificio, ad aprile un lavoratore delle ditte in appalto è morto, sempre alla Thyssenkrupp.
Non si può parlare di tragica fatalità, per quanto ci riguarda le responsabilità sono chiare: i ritmi accelerati di produzione, l'inosservanza delle regole di base per tutelare la salute e la vita dei lavoratori producono un contesto in cui chi la mattina timbra per andare a lavorare rischia di non uscire la sera.
La logica del profitto ha portato a monetizzare la salute dei lavoratori, le leggi attuali hanno anche depenalizzato la responsabilità dei vertici aziendali, ma per noi una cosa è certa: la responsabilità degli incidenti e delle morti di lavoro è dei padroni e degli Amministratori Delegati, cioè di chi fa profitti col lavoro di operai e impiegati.
A Torino i vertici della Thyssenkrupp sono stati inquisiti per omicidio volontario. Per noi anche questo di Diego è un omicidio volontario. Per questo, quando si è diffusa la notizia della sua morte gli operai spontaneamente sono usciti dalla fabbrica e hanno bloccato la produzione e viale Brin. Il blocco è continuato con lo sciopero del turno di notte e con quello di tutta la giornata del 2 dicembre.
Ma questa morte non riguarda solo gli operai e la fabbrica, riguarda tutta la città di Terni. Perché la città deve molto, a livello economico, produttivo, occupazionale e storico all'acciaieria. Per questo l'assemblea spontanea e autorganizzata degli operai propone un corteo che parta nel pomeriggio di oggi, alle ore 16:30, dai cancelli della fabbrica in viale Brin ed attraversi il centro cittadino.
Chiediamo ai lavoratori, ai cittadini, agli studenti, alle forze sociali, politiche e sindacali, alle associazioni di partecipare attivamente alla riuscita della manifestazione.
Chiediamo ai commercianti di abbassare le saracinesche in solidarietà con gli operai ed in lutto con la morte di Diego.
Chiediamo che l'amministrazione comunale proclami un giorno di lutto cittadino.
Chiediamo che la Terni generosa, la città solidale con gli operai per un giorno risponda con fermezza a questo omicidio di lavoro.
 
INVITIAMO TUTTI A TROVARSI DAVANTI ALLA FABBRICA ALLE 16:30 PERCHE' NON AVVENGA ANCORA


L'Assemblea spontanea ed autorganizzata degli operai della TK-AST
 
 

Alta Velocità Torino Lyon: Virano si faccia da parte !

WWF ITALIA

COMUNICATO STAMPA   -   Roma/Torino, 1 dicembre 2009

I quattro buoni motivi del WWF Italia per chiedere che Virano si faccia da parte

Il WWF Italia ritiene che, valutando i deludenti risultati sin qui conseguiti, siano maturate le condizioni perché il Commissario governativo per l'asse ferroviario Torino-Lione e presidente del cosiddetto Osservatorio, architetto Mario Virano, riconoscendo il fallimento della propria azione  - che era tesa ad individuare e realizzare le priorità di intervento sulla direttrice Torino-Lione -  si rassegni a rinunciare ai propri incarichi.

Il WWF Italia lo afferma in occasione dell’ennesimo incontro in Prefettura a Torino del 1 dicembre 2009 in cui invece di discutere delle priorità di intervento sul Nodo di Torino e per l’avvio del Servizio Ferroviario Metropolitano si discuterà, a quello che risulta, prioritariamente solo del Piano Sondaggi di LTF/RFI, utili alla definizione del nuovo progetto preliminare della nuova linea ad AV Torino-Lione, con la giustificazione formale di dover  rispettare il cronoprogramma europeo.

1. Questa vicenda sta assumendo connotati grotteschi, visto il peggioramento del servizio pendolari  e visto che nel nuovo orario ferroviario di Trenitalia, che entrerà in vigore il 14 dicembre 2009 non comparirà più il collegamento TGV tra Parigi e Milano (!) per problemi legati alla mancata interoperabilità tra i sistemi di controllo della circolazione francesi e italiani, cosa questa che avrà come conseguenza che gli ETR500 italiani non si potranno avventurare sulle linee ad AV francesi.
Se questo è il risultato che, nel suo precipuo interesse, il Commissario/Presidente, è riuscito a non garantire, ben più gravi sono le mancanze su quelle che dovrebbero essere le vere priorità di investimento ferroviario per superare le problematiche urgenti riguardanti il Nodo di Torino.

2. Dei 200 milioni,  a parte le continue promesse su un finanziamento parziale, dal Governo per rilanciare il nodo di Torino (100 milioni devono arrivare dalla Regione Piemonte), non si vede traccia. Gli unici finanziamenti certi per il Nodo sono i 52,74 milioni di euro stanziati dalla Commissione Europea, nell'ambito dei finanziamenti per le TEN-T (reti di trasporto transeuropee) per l'eliminazione della tratta Susa-Stura del nodo di Torino e per completare il passante ferroviario. Mentre nulla si sa della cintura merci.

3. Nemmeno un euro è stato investito per l'avvio e la messa a regime del Servizio Ferroviario Metropolitano utile ai pendolari che ogni giorno viaggiano sulla linea della Val Susa, nonostante le ripetute promesse del mInistro Matteoli.

4. Infine, non c'è nemmeno un euro dei 650 milioni di euro di contributo statale  per la realizzazione del Piano strategico della Provincia di Torino (valutato in complessivi 1.300 milioni). Posto che si voglia davvero perseguire un obiettivo di  sviluppo e non limitarsi a dare compensazioni per interventi di basso profilo legati all’impatto futuro della nuova linea.

Il ruolo del presidente dell'Osservatorio collegamento ferroviario Torino-Lione era quello di istruire i problemi individuando obiettivi condivisi e interventi prioritari, grazie ad una mediazione da lui effettuata per conto del  Governo nazionale tra gli interessi di quest’ultimo e quelli della regione e degli enti locali.

Come dimostrano i fatti e non i pre-giudizi questa capacità/volontà di mediazione non è stata espressa o comunque non ha portato alcun risultato concreto, in una situazione in cui il Governo e FS SpA, con l'avallo del Commissario, non hanno potuto o saputo dare risposte credibili sulle vere priorità di intervento.

Il Commissario in carica non ha fatto altro che rispettare, formalmente, alla lettera, il mandato del Governo per la realizzazione della nuova linea ad AV, senza assumere un ruolo di garanzia super partes e senza verificare che nel contempo partissero quegli interventi che sono davvero indispensabili e prioritari a Nord e ad Ovest di Torino, sulla linea Torino-Lione esistente, e verso Milano per migliorare le infrastrutture e il servizio ferroviario nell’area torinese.

Per questi motivi il WWF Italia ritiene che sarebbe opportuno che il Commissario governativo e Presidente dell'Osservatorio, architetto Mario Virano, rimettesse i suoi mandati. 


Firenze, il parco di San Salvi al miglior offerente

 
 

Comitato SAN SALVI CHI PUO'

www.firenzecomitatosansalvi.blogspot.com - comitatosansalvi@email.it

 

 

SAN SALVI: IL SINDACO RENZI CONFERMA

LE PRECEDENTI SCELTE SPECULATIVE

 

 

        Questo comitato, i consiglieri comunali e tutti i cittadini dai giornali (Repubblica 18 e 19 nov. 2009) apprendono che esiste già un tavolo di trattative tra l'assessore Enrico Rossi e il direttore generale dell'ASL Luigi Marroni per l'acquisto dell'area di San Salvi da parte del Comune per la non modica cifra di 120 milioni di euro.

        Dopo l'acquisto il Comune "cambierebbe la destinazione degli immobili, da quella sanitaria a residenziale, facendoli rivalutare. Incasserebbe così dalla vendita ai privati." La ASL intanto cerca attivamente altre sedi per i servizi e gli 800 addetti ora dentro San Salvi, ovviamente senza preavvisarli né interpellarli in alcun modo, figuriamoci.

        A partito già preso, a trattativa già iniziata dunque il sindaco Renzi annuncia un'operazione da lui decisa che si configura come una speculazione sulla rendita, degradando il Comune ad agenzia privata di investimenti immobiliari. Dopo tutte le belle parole sulla partecipazione dei cittadini, nei fatti perfino i consiglieri comunali vengono tranquillamente scavalcati.

        La vendita completa dell'area peggiorerebbe nettamente quanto stabilito dall'ultimo Piano Urbanistico Esecutivo del 2007, che prevedeva residenze di lusso nei padiglioni più pregiati del Parco, ne minacciava l'integrità ostacolandone di fatto la fruizione da parte dei cittadini, ne ignorava lo straordinario valore storico architettonico; il piano non teneva in alcun conto le proposte di rispettoso riuso sociale avanzate già nel lontano 1985 dalla Fondazione Michelucci e poi riprese variamente dalla Facoltà di Architettura, da questo Comitato e da altri cittadini.

        La decisione presa dal sindaco di ricomprare San Salvi, in passato già ceduta all'ASL, per rivenderla al miglior offerente che potrà realizzare un centro residenziale di lusso, priverebbe di fatto i cittadini del godimento di un bene tanto più prezioso in questo periodo in cui vengono tagliati alberi a centinaia come premessa a grandi opere che non si sa nemmeno se e dove verranno costruite, e in cui il traffico impazzito e i cantieri aperti inquinano i polmoni e mettono in affanno la vita di tutti.

        E' ben vero che nel Piano Strutturale, per decenza nemmeno proposto alla votazione del Consiglio Comunale nella precedente Amministrazione, San Salvi era escluso dalle aree verdi e indicato come area di ristrutturazione urbanistica. Ma proprio quel Piano è da buttare perché gravemente indiziato di favori a ditte private e immobiliaristi: l'assessore Biagi che lo sosteneva è stato costretto alle dimissioni ed è indagato insieme all'ex consigliere Formigli che contemporaneamente presiedeva la commissione urbanistica comunale ed era socio, più o meno occulto, di una delle società private di costruzioni, Quadra, largamente favorita.

        San Salvi è appunto questione da trattare all'interno di un nuovo Piano Strutturale mondato da inquinamenti corruttivi. Non mancano certo le proposte nel merito puntualmente dettagliate, che qui non è il caso di esporre. Ma la precondizione è

*       che l'area rimanga completamente pubblica nell'unità in cui è stata concepita alle sue origini,

*       che il Parco sia un vero parco e come tale attrezzato,

*       che l'aspetto storico e culturale sia riconosciuto nel suo pieno valore,

*       che l'ascolto preventivo dei cittadini concorra a definire le funzioni del parco.

 

 

La presidente dell'Associazione Vittime di Via dei Georgofili di Firenze: "Il pendolo della politica e i nomi fantasma"


"Il pendolo della politica e i nomi fantasma"
L'associazione vittime di via dei Georgofili
di Giampiero Calapà

IL FATTO QUOTIDIANO   -   29 novembre 2009   pag. 5

"Ci sentiamo presi in giro per l'ennesima volta. Sono anni che girano i nomi di Berlusconi e Dell'Utri attorno alle inchieste sui mandanti occulti delle stragi del '93, ma anche questa volta non ci toglieremo il dubbio, anche questa volta l'aria è cambiata improvvisamente ed è cambiata dopo l'intervento di Napolitano". Usa queste parole Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'associazione vittime di via dei Georgofili. Per lei gli ultimi sviluppi dell'inchiesta della Procura di Firenze sulla strage del '93 sarebbero stati condizionati dalla politica, anche da quanto il Quirinale ha detto sulla necessità che "la magistratura si attenga alle sue funzioni" perché "nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza".
Secondo lei, quindi, la procura di Firenze si sarebbe fatta condizionare?
Noi confidiamo nella magistratura, ma i giudici avranno i telefoni caldi, altrimenti non si spiega questa nuova frenata. È evidente l'azione trasversale in corso fin dal '93 con cui la politica cerca di nascondere la verità. Sono 16 anni ormai, che quando sembra che si sia arrivati al dunque, l'indagine vira su un altro pesce piccolo, di questo si tratta quando si parla di esecutori. Noi abbiamo sempre detto che non tutti gli esecutori materiali già noti furono condannati nel modo giusto. Ma questo non basta più. Vogliamo sapere chi tirava le fila dall'alto, lo dobbiamo ai nostri figli che abbiamo perso in via dei Georgofili il 27 maggio 1993.
Il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha parlato di un altro esecutore, appunto. Però ha confermato che la nuova indagine debba rivedere il contesto generale che portò alle bombe.
Ottenere dopo tutto questo tempo uno o due ergastoli in più alla mafia non è il massimo del risultato per nessuno oggi. Dopo che a molti politici è ritornata la memoria, dopo che molti si sono improvvisamente ricordati nuovi particolari. Ma tutto questo non porta mai al vertice, noi non vogliamo dire che Berlusconi e Dell'Utri siano colpevoli. Vorremmo toglierci il dubbio, però. Alla fine il modus operandi è sempre quello: si rispolverano incartamenti dagli scaffali, si aggiungono altri incartamenti e poi si rimettono tutti negli stessi scaffali".
Secondo lei, invece, in un momento di tale pressione, la Procura di Firenze non ha voluto in questo modo tutelare le indagini? Considerando anche che in passato le posizioni di Berlusconi e Dell'Utri furono già archiviate per mancanza di prove.
È possibile che questo sia il senso di quanto ha detto ieri Quattrocchi. È anche vero, però, che a furia di tutelare le indagini non siamo arrivati mai a niente. La mia impressione è che si sia ritornati indietro, che si sia frenato in un momento in cui stava di nuovo emergendo qualcosa di serio. Non riesco a spiegare diversamente la frenata del procuratore, arrivata nel giorno in cui i giornali di Berlusconi annunciavano invece che il premier e Dell'Utri sono indagati per mafia. Ora attendo di ascoltare le parole di Piero Grasso e dei magistrati di Palermo. Oggi noi saremmo dovuti andare in via dei Georgofili, con le telecamere di La7, per Exit, ma ci hanno fatto sapere che la trasmissione è stata rinviata. Tutti frenano, di nuovo.

 

Storie di tritolo, cavalli e Forza Italia

 
STORIE DI TRITOLO CAVALLI E FORZA ITALIA
Il nuovo potere che si snoda tra '92 e '93 e le scelte politiche dei clan
Le trasferte dei boss al nord e la nuova trattativa
E oggi Spatuzza e le paure di Berlusconi
di Peter Gomez

IL FATTO QUOTIDIANO   -   29 novembre 2009   pag. 4 e 5

A Firenze, quella notte, c'era un ragazzo affacciato a una finestra. Chi l'ha visto racconta che "urlava", ma che "a un certo punto ci fu una fiammata e sparì". A Firenze, quella notte, c'era una bimba. Aveva solo sei mesi e si chiamava Caterina. Dalle macerie della Torre del Pulci la estrassero dopo tre ore. Era come avvoltolata in un materasso. Sul viso aveva solo un graffio e per qualche minuto il medico che la soccorreva pensò di poterla salvare. Ma si sbagliava. A Firenze, in quella tiepida notte di maggio, morirono in cinque. E altri cinque se ne andarono esattamente due mesi dopo, il 27 luglio, a Milano. Uccisi da un'autobomba in via Palestro, mentre a Roma saltavano in aria due chiese e il presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi, credeva che fosse in atto un colpo di Stato. Il centralino di Palazzo Chigi, forse perché sovraccarico di chiamate, non funzionava. I politici, fiaccati dalle indagini sulla loro corruzione e messi in ginocchio dagli avvisi di garanzia firmati dal pool di Mani Pulite, parlavano di terrorismo internazionale, di kommando arabi, di servizi segreti deviati. Solo l'ex segretario del Partito socialista Bettino Craxi sembrava capire. E ai giornalisti diceva: "Qualcuno vuole creare un clima di completa paura. Le bombe si propongono di aprire la strada a qualcosa, non di rovesciare qualcosa. Il potere politico è già stato rovesciato, o quasi".
SCHEGGE E FRAMMENTI
Eccolo qui il racconto dell'estate del terrore. Eccoli qui quei fatti del 1993-94 ai quali, con "follia pura", secondo il premier Silvio Berlusconi, "frammenti di procure guardano ancora". Una lunga scia di sangue e tritolo che ufficialmente si apre nella Capitale 14 maggio '93 quando in via Fauro, il presentatore Fininvest, Maurizio Costanzo, sfugge per miracolo a un attentato dinamitardo. E che prosegue, dopo le bombe di Firenze, Milano e Roma, con l'assassinio di don Pino Puglisi a Palermo, con la mancata strage di carabinieri allo Stadio Olimpico ("i morti dovevano essere cento" ha ricordato il pentito Gaspare Spatuzza) e il tentativo di far fuori con la dinamite lo storico collaboratore di giustizia, Totuccio Contorno, il 14 aprile del 1994.
Come nasca la strategia stragista di Cosa Nostra ce lo dicono ormai decine di sentenze definitive. Intorno al 1991 il capo dei capi Totò Riina, capisce che, nonostante le garanzie ricevute da un pezzo di Democrazia cristiana, attraverso l'eurodeputato Salvo Lima, il maxiprocesso, in cui lui stesso è stato condannato all'ergastolo, andrà male. In Cassazione il verdetto non sarà annullato perché il giudice Giovanni Falcone,che adesso lavora al fianco del Guardasigilli socialista Claudio Martelli, sta per imporre la rotazione delle sezioni specializzate in fatti di mafia. Corrado Carnevale, il giudice che allora tutti chiamavano "ammazzasentenze" verrà tagliato fuori. In provincia di Enna tra il novembre del 1991 e il febbraio del 1992, si tengono così una serie di vertici tra boss per cercare di recuperare terreno. «Durante gli incontri», ha raccontato il pentito Filippo Malvagna, «Riina fece presente che la pressione dello Stato contro Cosa Nostra si era fatta più rilevante e che comunque vi erano segnali del fatto che tradizionali alleanze con pezzi dello Stato non funzionavano più». Per questo l'allora capo dei capi decise «fare la guerra per poi fare la pace». Di sparare sempre più in alto per poi aprire una trattativa da una posizione di forza. Come in Colombia.
Vengono messi in calendario gli omicidi dei politici che la mafia considera traditori. Lima, del grande elettore democristiano e uomo d'onore Ignazio Salvo, più una lunga serie di leader di partito che verranno invece risparmiati: Martelli, Salvo Andò, Calogero Mannino e molti altri. Si discute dell'attentato a Falcone. Si parla della morte di personaggi dello spettacolo come Maurizio Costanzo e Michele Santoro. E intanto si ragiona di politica. Nel dicembre del '92, con due anni di anticipo rispetto alla creazione di Forza Italia, Leonardo Messina, ex braccio destro del capomafia della provincia di Caltanissetta, Piddu Madonia, racconta davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, che "Cosa Nostra ha deciso di farsi Stato". Riina infatti in quelle riunioni annuncia pure la nascita "di un partito nuovo", formato da massoni e da colletti bianchi, con l'obiettivo di arrivare "alla creazione di uno Stato indipendente del Sud all'interno della separazione dell'Italia in tre Stati".
IL CORTEGGIAMENTO DI CRAXI
Muore così Falcone e 57 giorni dopo tocca a Paolo Borsellino. Cosa Nostra è alla disperata ricerca di nuovi referenti politici. Attraverso l'ex sindaco Vito Ciancimino sono state inoltrate allo Stato una serie di richieste (il famoso papello), ma quello spiraglio di trattativa non ha portato a niente di concreto. E sta sfumando anche l'idea, coltivata almeno a partire dal 1987, di stringere un patto con Bettino Craxi. Il lungo corteggiamento avvenuto, secondo la sentenza che in primo grado a condannato Marcello Dell'Utri, attraverso i vertici della Fininvest è rimasto senza risultati. Certo, con il gruppo del biscione i legami - antichi - si sono consolidati. Ogni anno, come racconta il processo Dell'Utri, a Riina arrivano 200 milioni di lire in regalo. Soldi di cui parlano molti pentiti e di cui è stata persino trovata una traccia documentale. Un appunto nel libro mastro del pizzo della famiglia mafiosa di San Lorenzo in cui è annotato " 1990 5 milioni regalo" (il denaro secondo i collaboratori di giustizia veniva diviso da Riina tra i diversi clan ndr). Ma Craxi sta per essere messo fuori gioco dalle inchieste di Mani Pulite. Per la mafia continuare a puntare su di lui non ha più senso. Che fare? L'unica speranza concreta è rappresentata dai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, i due giovanissimi boss di Brancaccio. Due ragazzi dalla faccia pulita che a Palermo controllano, attraverso prestanome, alcune delle più grandi imprese di costruzioni della città. A partire dai primi del '92 hanno cominciato ad andare spesso al Nord, o meglio a Roma e a Milano, dove hanno dei contatti importanti. Che parlino con Marcello Dell'Utri lo sostiene per primo davanti ai magistrati, già nel 1997, una loro testa di legno. L'ex funzionario della Dc, Tullio Cannella, e lo ribadisce adesso, con più chiarezza, il superpentito Gaspare Spatuzza. Si tratta però di dichiarazioni de relato. L'unico fatto certo è invece che Dell'Utri, a partire dal giugno del 1992, ha assoldato una serie di consulenti (lo dimostrano le carte sequestrate a Publitalia) per spiegare ai manager della concessionaria di pubblicità e a quelli di Programma Italia del banchiere socio di Berlusconi, Ennio Doris, i segreti della politica. Altrettanto incontestabili sono poi le continue telefonate e visite a Milano 2 di Gaetano Cinà, un uomo d'onore della famiglia di Malaspina (un clan vicinissimo a Provenzano), amico da una vita di Dell'Utri. Così mentre Dell'Utri ragiona di politica e, nel timore che le indagini di Mani Pulite portino al governo le sinistre, insiste sul Cavaliere perché scenda direttamente in campo, la mafia in Sicilia continua ad attaccare lo Stato. Il 15 gennaio del '93 accade però un imprevisto: Totò Riina finisce in manette. Suo cognato, Luchino Bagarella, raduna gli amici e dice: "Finché ci sarà un corleonese fuori si va avanti come prima". La scelta è obbligata. Tra popolo di Cosa Nostra c'è molta insofferenza. Adesso bisogna pure convincere lo Stato a chiudere i supercarceri di Pianosa e l'Asinara, appena riaperti, e a eliminare il 41 bis. Il problema è che con Mani Pulite che impazza mancano interlocutori affidabili.
IL "SEGNALATORE"
 
Non è chiaro chi dia alla mafia l'idea di distruggere i monumenti con le bombe. Cioè di fare azioni eclatanti che però non colpiscono (in teoria) le persone, ma le cose. Una delle piste battute dalla procura di Firenze negli anni '90, sulla base delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, portava sempre alla Fininvest. Ma, in assenza di riscontri indiscutibili, tutto è stato archiviato. Certi sono invece due fatti. A pretendere che le stragi avvenissero fuori dalla Sicilia è stato il grande protettore dei Graviano, il boss Bernardo Provenzano. Mentre la riunione operativa che ha preceduto gli attentati è avvenuta il primo aprile del '93, in un villino di Santa Flavia, vicino a Palermo, di proprietà di Giuseppe Vasile, un appassionato di cavalli, poi condannato per favoreggiamento dei Graviano. Vasile è un driver dilettante e corre in pista con Guglielmo Micciché, il fratello di Gianfranco, che sarà poi coordinatore di Forza Italia in Sicilia. Figlio di un vecchio uomo d'onore di Brancaccio, Vasile mette dunque a disposizione la sua abitazione per l'incontro in cui Leoluca Bagarella, Giuseppe Graviano e Matteo Messina Denaro - il giovane boss di Trapani fattore della famiglia del futuro sottosegretario agli Interni, Antonio D'Alì - ragionano di bombe. Durante il summit si decide che a colpire siano i Graviano, Matteo Messina Denaro e i loro uomini. Tutti loro partono per il continente e per mesi non hanno più contatti con Bagarella. Ma è a Palermo che avviene un fatto davvero strano. il 12 maggio, 48 ore prima dell'azione contro Costanzo, Vasile, con un amico titolare di una ricevitoria di totocalcio, entra nell'agenzia numero 27 del Banco di Sicilia, diretta da Guglielmo Micciché. I due chiedono a Micciché di cambiare 25 milioni in contanti in assegni circolari. L'operazione viene eseguita immediatamente. Gli assegni verranno poi utilizzati per tentare di affittare una villa in Versilia dove ospitare, presentandoli sotto falso nome, sia i fratelli Graviano che Matteo Messina Denaro. Una vacanza che proseguirà almeno fino a luglio, mentre l'Italia viene messa a ferro e fuoco. Poi i Graviano partono di nuovo. Si dirigono a Porto Rotondo, dove resteranno per tutto agosto, mentre a poche centinaia di metri, nel suo buen retiro di villa La Certosa, Berlusconi trascorre lunghi fine settimana mettendo a punto il suo nuovo partito. Infine l'ultimo viaggio. La meta è Milano, dove i due fratelli verranno arrestati il 27 gennaio del '94. In quel periodo però si fa vedere in città anche l'ex fattore di Arcore, Vittorio Mangano. Il boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca, e il Luchino Bagarella, lo hanno infatti incaricato di contattare il Cavaliere. Brusca, una volta pentito, racconta che a fine settembre né lui, né Bagarella, avevano più notizie dei Graviano. Per questo Mangano viene convocato d'urgenza e gli viene chiesto di riallacciare i suoi antichi rapporti.Il 2 novembre, come risulta dalle agende sequestrate alla segretaria di Dell'Utri, l'ex fattore chiama il futuro senatore azzurro in quel momento impegnato negli ultimi preparativi di Forza Italia. Poi lo cerca di nuovo e spiega per telefono che tornerà a fine mese. Sulle agende si legge: «Mangano Vittorio sarà a Milano per parlare problema personale» e ancora: «Mangano verso 30-11». L'incontro, come conferma Dell'Utri, avviene per davvero: "Di tanto in tanto", dice il senatore, "Mangano mi veniva a trovare. Mi parlava della sua salute". Non è chiaro invece, ma è altamente probabile, se a Milano il boss incontri anche i Graviano.Di sicuro in quei mesi tra la famiglia di Porta Nuova, capeggiata da Mangano, e quella di Brancaccio viene inaugurata una sorta di alleanza. Spatuzza ricorda che i Graviano gli chiesero di andare a Porta Nuova per risolvere un problema di ordine pubblico mafioso: punire dei ladri che si muovevano fuori dagli ordini del clan. Lui rimase sorpreso. Ma poi, quando nel gennaio del '94, Giuseppe Graviano gli disse di aver stretto un patto con Berlusconi e Dell'Utri, cominciò a capire.