Piano B: non finire in carcere

 
"PASSAPAROLA" del 9 novembre 2009, di Marco Travaglio
 
Piano B: non finire in carcere
Tratto dal sito www.beppegrillo.it
Sommario della puntata:
Testo:
Buongiorno a tutti. Siamo arrivati alla soluzione finale, all'ultima partita: il Cavaliere ha ordinato, ha intimato ai suoi alleati, a cominciare dai leaders interni alla sua maggioranza e al suo partito, quindi rispettivamente Bossi e Fini, con tutti i capigruppo, di vedersi al più presto in settimana e lì firmare un giuramento non di fedeltà, ma di impunità per Berlusconi stesso: chi non ci sta è fuori dalla maggioranza. Se la maggioranza non c'è più su questo provvedimento si torna a votare: non si è capito bene per quale motivo il Cavaliere sia così disperato, visto che si pensava che i suoi processi fossero tutti destinati alla prescrizione. Ma evidentemente c'è qualcosa che lui sa e che noi non sappiamo, perché non parla di altro e non pensa a altro da quando è stato bocciato il Lodo Alfano.
Ci siamo: colpo di Stato
Vorrei fare poco lo spiritoso oggi, perché credo che siamo in pieno colpo di Stato: l'aria tutt'altro che allegra che aveva il Presidente della Camera, Fini, ieri sera nella bellissima intervista che ha fatto con Fabio Fazio secondo me dimostra chiaramente la tensione e la gravità del momento, siamo di fronte a uno squilibrato o, in alternativa, a un delinquente di tali proporzioni da non riuscire più a controllarsi. Una persona che sa di averne combinate tante e tali per cui deve giocarsi il tutto per tutto, mettendo per iscritto in una legge che lui non deve essere processato, perché questo è il senso di quello che succede questa settimana: i suoi reati non esistono più, i suoi processi non esistono più per legge, con la firma degli alleati, onde evitare che qualcuno si vergogni, arrossisca e scopra dopo le conseguenze di quello che si sta facendo e si tiri indietro. E' un momento drammatico, forse ancora più drammatico dei tanti che già ci erano sembrati drammatici nel passato, perché nel passato si tentava di coprire con uno strato di vaselina, di ipocrisia le leggi per salvare Berlusconi dai processi: c'era sempre qualcun altro disposto a firmarle, c'era sempre qualche finta ragione generale per giustificare ciò che si faceva e invece no, questa volta questo impunito, questa vergogna ambulante se ne va in giro minacciando i suoi alleati e dicendo " la firmo io, lo presento io, la stanno scrivendo i miei Avvocati, la firmiamo noi e la firmate anche voi e c'è scritto che io non devo essere processato, anche se la Corte Costituzionale ha appena detto che devo essere processato come tutti gli altri, anche se la legge dice che io devo essere processato, anche se la Costituzione dice che devo essere processato, anche se la magistratura dice che devo essere processato. Adesso facciamo un colpo di Stato, ci costituiamo come i governi in esilio, praticamente, i governi clandestini che si danno delle regole proprie, estranee a quelle del Paese nel quale vivono e si arroccano in qualche nascondiglio, preparando la riscossa. Il problema è che questi signori, in teoria, sarebbero il governo legittimo e non devono resistere a un'invasione straniera o a un colpo di Stato interno, lo stanno facendo loro: lo sta facendo lui il colpo di Stato, il tutto in un clima spensierato. Se leggete i giornali.. anzi, guardate, a futura memoria, così almeno se poi il golpe riesce ci ricorderemo di questi titoli di giornale; a parte le menate sull'influenza A, sulla bufala del secolo praticamente: sapete che muore più gente per l'influenza normale. Titolo su Obama, titolo sulle catacombe dell'atomo in Francia, titolino: " il Pdl non va, c'è aria da caserma". " Giustizia: le condizioni del patto, sì alla prescrizione breve, ma misure a tutela dei processi"; "la Lega Nord: intesa vicina; il Premier e la legge sottoscrivano tutti", non c'è minimamente la percezione di quello che sta succedendo, sembra che stiano facendo delle riforme per abbreviare i tempi della giustizia. Il Giornale, dopo aver massacrato di botte tutti gli alleati affinché si appecoronassero agli ordini del Premier, adesso ci regala questi bei titoli: "Niente messa per paura dell'islam", per non parlare dei deliri di quest'altro personaggio. Questa è la situazione: vedete in televisione, ieri si sentiva il Tg1 dire " allo studio alcune norme per rendere più sereno il compito del Premier di governare l'Italia", così viene presentato, lo vogliono rendere più sereno e, soprattutto, vogliono sveltire i tempi della giustizia, no? Chi potrebbe essere contrario, se questo è il messaggio? In realtà c'è un colpo di Stato in atto, perché sta per essere siglata - speriamo non da tutto il centrodestra: da alcune cose dette da Fini sembrerebbe che i suoi uomini non siano disposti a firmarle, ma da alcune altre cose dette da Fini sembrerebbe che potrebbero essere disposti. Vedremo, tanto mancano pochi giorni, come al solito hanno fretta: hanno fretta evidentemente perché non basta loro neanche il fatto di sapere che i processi attualmente aperti sono destinati alla prescrizione e questo non può voler dire che una cosa, quello che dicevo prima, ossia che il delinquente sta continuando a delinquere anche dopo la data ultima scoperta dai magistrati. Per cui lui non spera nella prescrizione, che a noi invece risulta certa, perché lui sa di aver continuato a commettere reati anche dopo e che, prima o poi, si scoprirà e quindi la prescrizione verrà annullata, altrimenti non c'è motivo di modificare la prescrizione, visto che è praticamente certo che i suoi processi siano avviati in gran parte alla prescrizione.
 
Il papello di Berlusconi
Vediamo che cosa comprende questo papello, come l'hanno chiamato alcuni giornali, di Berlusconi, che è molto peggio del papello di Riina tra l'altro, perché danneggerebbe tutti i processi ovviamente: non i processi di mafia, ma tutti i processi per reati commessi anche da mafiosi, ai quali verrebbe data un'altra cadenza di prescrizione, sia per il computo finale dei termini di prescrizione e sia per il computo parziale perché, come vedremo, vogliono fare una prescrizione per ogni grado di giudizio.
Se avete Il Fatto Quotidiano del 4 novembre, c'è un illuminante articolo di Tinti, a pagina 3, sulla porcata, anzi sulla doppia o tripla porcata che stanno tentando: innanzitutto il Cavaliere nessuno lo sapeva, ma lo si è scoperto in questi giorni, quando i suoi hanno infilato un emendamento alla Finanziaria, tramite la sua Mondadori ha un grosso contenzioso tributario da 200 milioni di Euro, dovuti e, evidentemente, non pagati. E allora che cosa sta facendo? Sta infilando un emendamento alla Finanziaria per fare in modo che, se due processi tributari arrivano in Cassazione con due sentenze conformi a favore dell'imputato, possono essere chiuse pagando solo il 5% di quello che viene contestato. Non so se è chiaro: se ti chiedono indietro soldi di tasse che non hai pagato e tu riesci a averla vinta nei primi due gradi di giudizio, alla fine, anche se ti danno torto, tu puoi pagare non quello che dovevi, ma il 5% di quello che dovevi. Se così fosse la Mondadori, se è vero che deve 200 milioni di Euro al fisco, potrebbe pagarne quanti? 10 invece di 200: capite che cosa sto dicendo, no? Che cosa è il colpo di Stato che è alle viste: deve pagare? Fa una legge in cui dice che non paga, adesso vedremo se ne fanno anche una per non risarcire il maltolto nel caso Mondadori, vedremo che cosa si inventeranno, se dovesse essere confermata anche in appello la sentenza civile del giudice Mesiano. E questo è un piccolo aspetto collaterale, dopodiché ci sono le norme sui processi: che cosa vogliono fare? Vogliono cambiare la prescrizione e introdurre la prescrizione non solo del reato, ma anche del processo: ieri sera avete sentito Gianfranco Fini dire una cosa falsa, tra le tante cose giuste che ha detto ce ne era una falsa, ossia che i processi a Berlusconi sono cominciati dopo la sua discesa in campo. Non è vero, le inchieste sulla Fininvest sono iniziate già nel 92, ne sono iniziate altre nel 93 e poi ne sono proseguite delle altre, naturalmente e ne sono iniziate di nuove, esattamente come è avvenuto per la FIAT, per l'Olivetti, per Ligresti, per l'Enel, l'IRI, l'Eni, la Montedison, tutti trattati nello stesso modo, le grandi aziende e i grandi gruppi italiani, tutti dal primo all'ultimo. Alcuni si sono arresi, hanno confessato, hanno mandato i loro managers a confessare, hanno patteggiato, hanno portato le carte, restituito il maltolto e conseguentemente, dalle indagini, sono usciti prima. Altri hanno resistito, uno in particolare: perché? Perché lui era entrato in politica apposta per salvarsi e quindi resistendo, negando, opponendosi, mentendo, negando anche l'evidenza etc. è ovvio che, nel tuo caso, i processi durano di più e che, finché non racconti tutto, sono i giudici a scoprire via via quello che hai fatto e lo scoprono, ovviamente, con i tempi che ci vogliono per scoprire le cose, altro conto è se a un certo punto, come hanno fatto altri grandi gruppi, vai, ti arrendi, consegni i tuoi managers, patteggi e restituisci il maltolto. Quindi non è vero che i processi a Berlusconi sono iniziati dopo la sua discesa in campo e chi non ci crede sa dove trovare, nei nostri libri, le sentenze che a Brescia, quando Berlusconi ha denunciato il pool di Milano proprio per averlo perseguito a causa del suo ingresso in politica, hanno risposto " non è vero, sei tu che sei entrato in politica per perseguitare i giudici e bloccare i processi, che erano già avviati su quasi tutte le tue aziende, stavano arrivando a te e tu lo sapevi , tant'è che sei entrato in politica terrorizzato".
Quella frase di Fini, detta così per dare lo zuccherino a Berlusconi, è falsa, come è falso in radice, logicamente, il ragionamento secondo cui, visto che i processi sono lenti e durano troppo a lungo, allora bisogna tagliare i tempi della prescrizione. Eh no! Se i processi sono lenti e durano troppo a lungo bisogna tagliare i tempi dei processi, non i tempi della prescrizione! E' come dire che ho la coperta corta e ho freddo e per scaldarmi cosa faccio? Taglio la coperta: no, la coperta la devi allungare, oppure ti tagli le gambe se non ci stai, ma certamente non devi tagliare la coperta. Questi vogliono tagliare la coperta, dicendo che la coperta è corta: come si fa a tagliare i tempi del processo? Evidentemente facendo concorsi per aumentare il numero dei magistrati, facendo assunzioni di personale affinché nei tribunali si lavori tutto il giorno e non solo la mattina, depenalizzando certi reati, se si vuole ritenere che non debbano essere puniti penalmente, perché non ce la si fa, organizzando meglio i tribunali, chiudendo quelli piccoli e accorpandoli a quelli grandi nei capoluoghi di regione, o almeno di provincia, razionalizzando le energie, le forze, i mezzi e soprattutto dando più soldi, e poi riducendo i gradi di giudizio. E poi, se proprio si vuole agire sulla prescrizione, c'è una norma che sarebbe utilissima per accorciare automaticamente, a costo zero, i tempi dei processi: quella che c'è negli altri Paesi, ovvero bloccare la prescrizione nel momento del rinvio a giudizio, quando lo Stato ritiene di aver trovato il colpevole di un reato, da quel momento non c'è prescrizione che tenga e conseguentemente, ovviamente, l'accusato non avrà nessun interesse a tirare in lungo il suo processo: perché? Perché che duri due mesi, due anni o che duri venti anni, se è colpevole alla fine lo condannano e se è innocente alla fine lo assolvono, non è previsto il risultato x, non è previsto il pareggio nella partita. Ecco perché negli altri Paesi nessuno si mette a pagare gli Avvocati per venti anni per fare durare il suo processo venti anni: se sa di essere colpevole patteggia subito e risparmia anche un sacco di soldi in parcelle, questa è anche la ragione per cui all'estero gli Avvocati sono un decimo di quelli che abbiamo noi in Italia, la Francia ne ha circa 15 /20. 000, noi ne abbiamo più di 150. 000. Invece che cosa vogliono fare? Vogliono accorciare i termini di prescrizione, mandando in prescrizione ancora più processi di quelli che già vanno in prescrizione: tenete presente che in questo momento ogni anno vediamo andare in fumo, causa prescrizione, 200. 000 processi, 200. 000 processi con una media di un imputato vuole dire che abbiamo 200. 000 imputati che la fanno franca senza che si possa stabilire se erano colpevoli o, peggio, dopo che si è stabilito che erano colpevoli, ma lo Stato a quel punto si deve arrendere e non li può punire. Se fossero in media due gli imputati per ogni processo - e sapete che ci sono dei processi con decine di imputati - immaginate quante centinaia di migliaia di imputati la fanno franca a prescindere dalla loro colpevolezza, oppure dopo che si è già accertato che sono colpevoli o comunque che non sono innocenti, perché la prescrizione scatta anche dopo che uno è stato condannato due volte, cioè nei due gradi di merito, primo e secondo grado, già si è stabilito che sono colpevoli. Mentre si aspetta di capire se c'è qualche aspetto formale che vizia le prime due sentenze di colpevolezza conforme zac, arriva la prescrizione alla vigilia della Cassazione e quello, anche se era colpevole secondo il Tribunale della Corte d'Appello, se ne va a casa facendosi beffe delle vittime del reato! Questa è la situazione attuale.
Il Piano Ghedini per i processi del capo
Che cosa vogliono fare per la prescrizione? Tinti l'ha ben spiegato nel suo articolo: da un lato (piano A, Ghedini) taglio di un quarto dei termini di prescrizione per i procedimenti pendenti relativi a reati di non grave entità, commessi prima del 2 maggio 2006 e con pena massima fino a 10 anni. Quindi per i reati commessi fino al 2 maggio 2006, che è il giorno in cui entrò in vigore l'indulto, e con la pena massima fino a dieci anni la prescrizione viene tagliata di un quarto: sapete che era già stata quasi dimezzata con la legge ex Cirielli, che aveva raddoppiato il numero delle prescrizioni, che erano passate da cento a 200. 000 all'anno. Con quest'altra norma è ovvio che ci saranno decine di migliaia di processi che, all'improvviso, si troveranno già prescritti anche se sono in corso, anche se stanno per finire: perché? Perché naturalmente questa porcata viene applicata ai processi in corso e perché? Perché bisogna farci rientrare il processo a Berlusconi, il processo Mills e i processi per i diritti Mediaset, essendo tutti relativi a reati che, almeno a quanto si sa o a quanto hanno scoperto i magistrati, sono stati commessi prima del 2 maggio del 2006. Dice " ah, va beh, ma sono solo i reati di non grave entità, puniti con pene inferiori a dieci anni": sapete quali sono i reati puniti con pena inferiore ai dieci anni? Quasi tutti, se escludete l'omicidio, la strage, il sequestro di persona a scopo di estorsione e alcuni reati di grande traffico di droga, stiamo parlando di enormi quantitativi, quasi tutti gli altri reati stanno sotto la pena massima dei dieci anni. Associazione mafiosa, peculato, corruzione, falsa testimonianza, tutte le associazioni a delinquere, mafiose e non, omicidio colposo, furto, rapina, estorsione, le truffe, le molestie sessuali, le violenze sessuali, tutto. Praticamente questa sarebbe una gigantesca amnistia: perché? Perché già si fa fatica a fare i processi con la prescrizione attuale, figurarsi se la riducono di un altro quarto, no?
Ma non sono ancora sicuri neanche con questa norma e quindi ecco il piano B: il piano B (sempre Ghedini) è questo, prescrizione del processo; che cosa vuole dire la prescrizione del processo? Hanno preso una norma fatta dal centrosinistra, quelli del centrosinistra vivono sempre sulla luna e conseguentemente presentano delle norme che sembrano scritte per la Scandinavia, cioè per i Paesi normali, dove si fanno pochi processi e ci sono tanti magistrati per farli, per cui avevano detto "facciamo una bella legge che stabilisca quanto deve durare al massimo il processo in ogni sua fase", le indagini già si sa, possono durare fino a un massimo di due anni, benissimo. Poi il Tribunale le può tenere al massimo per tre anni, la Corte d'Appello al massimo per due e la Corte di Cassazione al massimo per uno, altrimenti, se non rispettano ciascun grado questi tempi, il processo si prescrive anche all'interno di una singola fase: mentre oggi il processo è difficile che si prescriva in primo grado, di solito è in appello che arriva la mannaia del fattore tempo, adesso potrebbe prescriversi addirittura in Tribunale, se il Tribunale non riesce a evadere la pratica entro tre anni da quando l'ha ricevuta. Naturalmente non stiamo parlando di un processo che resta in Tribunale tre anni perché dura tre anni, stiamo parlando di un processo che magari il G.I.P., con rinvio a giudizio, manda al Tribunale oggi, il Tribunale di solito riesce a fissare la prima udienza tra un anno, tra un anno e mezzo, tra due anni. Dovrà fissare l'udienza e fare tutto il processo da quando l'ha ricevuto a quando lo manda via entro tre anni, compresi i tempi morti: cosa assolutamente impossibile. Sono queste norme assurde, tipiche di una sinistra astratta, che vive sulla luna: per fortuna poi non l'hanno approvata, anche perché una norma del genere senza dare i soldi ai tribunali per funzionare avrebbe massacrato, falcidiato tutti i processi.
E allora che cosa hanno deciso di fare? Hanno deciso di riprendere questa norma targata centrosinistra, gli avvocati di Berlusconi e di dire "eh, è d'accordo anche il centrosinistra, hanno fatta loro, l'hanno proposta loro": piccolo particolare, la proposta riguardava i processi del futuro ovviamente e non i processi in corso, invece questi la vogliono calare nei processi in corso. Da quanto è in Tribunale il processo Mills? Sapete perché è in Tribunale da tanti anni il processo Mills, perché Berlusconi si è fatto una serie di leggi per non farlo mai finire: adesso usa il fatto che è rimasto in Tribunale a lungo, grazie alle leggi che si è fatto lui, dicendo "non c'è problema, tanto sospendiamo la prescrizione e la prescrizione poi ricomincerà a decorrere quando il Presidente del Consiglio avrà finito il suo mandato e potrà, finalmente, governare. Avevano detto che è così anche in Francia, tant'è che oggi Chirac viene processato per reati commessi venti anni fa da Sindaco di Parigi, perché nel frattempo era diventato Presidente, il Presidente deve essere lasciato tranquillo e quindi la prescrizione si sospende e si ricomincia il processo dopo, questo ci era stato detto". Lasciamo perdere che Chirac era capo dello Stato e Berlusconi no e noi la norma sul capo dello Stato ce l'abbiamo tale e quale, ma questo ci era stato detto: "nessun danno, il processo resta lì congelato, la prescrizione non decorre, riprende a decorrere quando lui lascia la carica", questo ci era stato detto. Adesso cosa dicono? " Eh, è rimasto lì troppo congelato e dobbiamo stabilire dei limiti, perché non si può mica stare lì in Tribunale per troppi anni!" e chi ce l'ha fatto stare lì in Tribunale per troppi anni? Il processo era rapidissimo, erano in due gli imputati, Mills e Berlusconi, tant'è che Mills già stato ricondannato pure in appello: perché Berlusconi no? Perché ha fatto delle leggi per non farsi giudicare. Adesso usa la durata del suo processo, che ha determinato lui prima facendo lungaggini con i suoi Avvocati e poi facendo una legge che bloccava il processo, per dire "bene, in Tribunale c'è rimasto troppo, è già prescritto", perché? Perché in Tribunale non può rimanere più di tre anni il processo, "eh, non se ne sono accorti i giudici che l'hanno tenuto lì per quattro o cinque anni, a causa della legge che mi sono fatto io?". Vedete la spudoratezza? Ci sarebbe da prenderli a sberle dalla mattina alla sera per la vergogna di quello che riescono a sostenere e a fare con la complicità dei giornali e delle televisioni!
Questo è quello che vogliono fare: oltre alla prescrizione per il reato, che diventerebbe più breve di un quarto, vogliono pure stabilire che comunque i processi sono già chiusi, perché sia il processo Mediaset che il processo Mills, proprio a causa delle lungaggini e della sospensione del Lodo Alfano, già sono durati più di tre anni in Tribunale e quindi sono morti: è una dichiarazione di morte dei processi al Presidente del Consiglio e, naturalmente, di tutti quegli altri processi che sono arrivati più di tre anni fa nei tribunali senza esserne ancora usciti. Guardate che questa norma andrà a salvare soprattutto, oltre a Berlusconi, gli imputati dei maxiprocessi: il maxiprocesso di mafia fatto da Falcone e Borsellino iniziò a metà degli anni 80 e finì in Cassazione nel 92: finì nel 92 e è evidente che, essendoci centinaia di imputati, era durato a lungo; era durato a lungo proprio perché c'erano molti mafiosi da processare. Adesso, laddove ci saranno molti delinquenti o presunti tali da processare, immaginate come si farà a farli in tre anni in primo grado, in due anni in appello e in un anno in Cassazione!
E' assolutamente evidente che questa norma è fatta apposta per favorire le lungaggini degli avvocati: perché? Perché sapranno che basta loro impegnarsi allo spasimo per portare il processo oltre i tre anni in un grado, oltre i due anni in appello e oltre un anno in Cassazione e il processo è morto, anche se il reato non si è ancora prescritto. Del resto i calcoli sono semplici: Alfano, nella sua relazione al Parlamento sullo stato della giustizia, ha detto che in Italia la durata media del processo penale è sette anni e mezzo; se tu fai una prescrizione del processo che scatta dopo tre anni in primo grado, oppure dopo due anni in secondo grado, oppure dopo un anno in Cassazione, quale è la somma di queste tre prescrizioni? Tre, più due, più uno: sei. Se stabilisci che i processi devono durare sei anni ma, nei fatti, ne durano in media sette e mezzo, è evidente che tutti i processi, stando alla media fatta da Alfano, si prescriveranno o in primo grado, o in appello, o in Cassazione. Quindi capite che cosa sono disposti a fare questi mascalzoni per salvare il Presidente del Consiglio, con il giuramento sul suo papello e lo faranno come al solito, con il sorriso sulle labbra, dicendo "ci vuole la ragionevole durata dei processi: lo dice la nostra Costituzione, lo dice la Corte Europea, che ci condanna perché durano troppo". Certo, accorciate i processi allora, non la prescrizione: la prescrizione accorciata vuole dire che i processi continuano a durare a lungo ma, a un certo punto, muoiono. Non è una norma che abbrevia i processi, è una norma che uccide i processi: basterebbe chiamarla con il suo nome, la ammazza processi, la salva delinquenti, la salva ladri, la salva mafiosi, la salva camorristi, la salva corrotti, la salva estorsori, sequestratori, violentatori, pedofili etc. etc.. Naturalmente non troverete molti giornali che la chiamano con il suo nome: troverete invece molti giornali che diranno che è una norma contro l'eccessiva lunghezza dei processi, per abbreviare i processi, per dare certezza ai cittadini. Dietro c'è tutto quello che vi ho raccontato.
 
Berlusconi come Riina
Guardate, questa è la battaglia finale: se il Cavaliere riuscirà a vincere anche questa, magari con la complicità dell'opposizione - chiamiamola così - o del Capo dello Stato - chiamiamolo così - non ci sarà più alcuna speranza, la prassi è la stessa dell'anno scorso con il Lodo Alfano, minacciare sfracelli, minacciare un disastro epocale come quello che vi ho appena illustrato, in modo da fare venire fuori o dal Quirinale o dall'opposizione qualche sherpa che si offre per una mediazione e che, alla fine, gli dice "salviamo i processi degli altri e vediamo di metterci d'accordo per bloccare i tuoi: quanti ne hai? Due o tre? Blocchiamo solo quelli", è la stessa cosa che è avvenuta sul Lodo Alfano, quando lui aveva in piedi la blocca processi: sta facendo nuovamente la stessa cosa! Ma guardate che minacciare sfracelli per intavolare una trattativa è ottenere quello che si vuole per sé è la stessa cosa che ha fatto Totò Riina nel 1992, quando ha cominciato a mettere le bombe, poi ha presentato il conto, cioè il papello e le bombe hanno continuato a scoppiare finché qualcuno non ha messo la sua firma, il suo giuramento sotto quel papello. I metodi di Totò Riina oggi sono i metodi delle leggi ad personam e chissà che i beneficiari di certe leggi ad personam non siano gli stessi che hanno messo la loro firma in calce al papello 16 anni fa?!
Passate parola e leggete, questa settimana, Il Fatto Quotidiano, perché sui temi dei rapporti mafia e politica abbiamo due o tre scoop veramente interessanti. Buona settimana.
 
 

La Regione Toscana nel mirino della Corte dei Conti per i danni TAV in Mugello





Associazione di volontariato Idra
Tel. e fax 055.233.76.65; e-mail idrafir@tin.it

COMUNICATO STAMPA      Firenze, 9.11.'09

9 NOVEMBRE 2009, CADE IL MURO DI FIRENZE.
REGIONE TOSCANA INTERROGATA SU UN'IPOTESI DI MEGA-DANNO ERARIALE TAV. "INVITATI A DEDURRE" DALLA CORTE DEI CONTI - INSIEME A UNA SCHIERA DI POLITICI E DIRIGENTI - VANNINO CHITI E CLAUDIO MARTINI.
... E INTANTO A BOLOGNA NON SI DORME!

"Questo processo ha fatto emergere che Ministero e Regione potevano e dovevano sapere prima quello che sarebbe successo e poi ciò che è accaduto davvero. Ha fatto emergere che Ministero e Regione avrebbero dovuto anche voler sapere ciò che stava accadendo e prevenirlo, e ciò controllando l'operato di CAVET, per evitare i danni, tutelare i cittadini ed il paesaggio. [...] Riteniamo quindi che Ministero e Regione non abbiano svolto questa loro funzione di tutela, e si ricordi che la funzione è proprio l'espressione da parte della P.A. non solo di un potere, ma anche, e forse soprattutto, un dovere. Per questo rimettiamo al giudice di valutare se rimettere con sentenza gli atti alla Corte dei conti ai sensi dell'art. 129 III comma c.p.p. con riferimento all'operato del Ministero dell'Ambiente e della Regione Toscana qualora si ravvisi come questa Procura ravvisi un caso in cui si è cagionato un danno erariale". Così il Pubblico Ministero Gianni Tei, il 10 aprile 2008, al termine della requisitoria pronunciata a carico dei costruttori della TAV fra Firenze e Bologna, per gli ingenti e irreversibili danni alle risorse ambientali procurate – come attestano gli atti del processo di Firenze - dalla pessima esecuzione di un progetto carente e frettoloso.

Idra manifestò subito il proprio apprezzamento per questa richiesta del PM: al di là delle responsabilità specifiche dei costruttori, infatti, ancor più gravi apparivano e appaiono ai contribuenti le responsabilità delle autorità 'pubbliche' (ufficialmente costituitesi parti civili!) che hanno autorizzato, o addirittura caldeggiato, l'esecuzione dell'opera. Per anni inascoltata, l'associazione indipendente fiorentina ha documentato sin dall'inizio dell'operazione-TAV le condizioni di privilegio che le autorità centrali hanno accordato a un progetto che gli stessi uffici tecnici della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Regione Toscana e della Comunità Montana del Mugello avevano a suo tempo e per tempo criticato. Invece di tutelare in partenza il territorio, i soggetti preposti alla salvaguardia dell'interesse pubblico hanno dato il via libera - lesinando persino le risorse necessarie a un decente controllo ambientale: l'Osservatorio Ambientale in Mugello è scaduto a maggio 2007 e non è mai stato rinnovato! - a un'opera che si è rivelata uno scempio anche erariale. L'incontrollata lievitazione dei costi non è infatti un "incidente di percorso": il danno erariale è un effetto strutturale, prevedibile, connaturato al modello finanziario adottato per la TAV.

L'analisi svolta nei mesi scorsi dalla Corte dei conti e dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici non lascia spazio a dubbi: se a costruire l'opera è un general contractor, che mantiene la direzione dei lavori e può permettersi impunemente errori progettuali o esecutivi, costosissime varianti e differimenti sine die della consegna, i costi (che sono e restano esclusivamente pubblici) crescono in maniera esponenziale, i tempi di cantierizzazione vanno fuori tabella, i danni sociali e ambientali si contano – semmai – soltanto alla fine, quando risultano ormai irrimediabili. Una circostanza che il nuovo sindaco di Firenze Matteo Renzi continua a ignorare per il sottoattraversamento TAV di Firenze, nonostante che Idra abbia messo a sua disposizione due esperti nazionali di prim'ordine, l'ing. Ivan Cicconi e il prof. Marco Ponti, ben in grado di spiegare cosa è opportuno evitare e come è possibile raddrizzare l'architettura finanziaria perversa che ha fin qui caratterizzato gli appalti per la "grande opera" TAV. Il meccanismo finanziario adottato per Firenze, ammonisce Idra, è in grado solo di portar male alla "città del fiore" e all'erario.

L'associazione Idra vuole augurarsi che la spettacolare convergenza fra le evidenze del processo di Firenze e i risultati delle istruttorie degli organi di controllo contabile (Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici, Corte dei conti) produca uno scossone salutare. Cos'altro occorre aspettare di sapere per gettare alle ortiche questa politica del disastro? Idra ne ha scritto recentemente anche ai ministri Tremonti, Brunetta e Sacconi. Ne ha scritto ai presidenti delle Camere. Zero riscontri! Sono invece ormai più che maturi i tempi perché si sollevi il velo sullo scandalo dell'operazione "grandi opere" in corso lungo l'intero territorio nazionale. Da Firenze a Bologna (dove si lavora nei cantieri TAV sotto le case anche di notte: video 1, video 2, video 3), dalla Val di Susa al Carso, dal Brennero alla Napoli-Bari al Ponte sullo Stretto, non ha più alcun senso continuare a perseguire il modello trasportistico, progettuale e finanziario che ha abbondantemente dissanguato – e continua a prosciugare - le casse dello Stato, le falde acquifere, il paesaggio, la stessa fiducia delle popolazioni nelle istituzioni pubbliche, quando la loro azione appare – come nel caso Toscana – così inefficace e inaffidabile.

Due buone notizie dai NOTAV

 
Torino, 8 novembre 2009
In un momento avaro di buone notizie sarebbe un vero peccato non dare il giusto risalto a quelle che a volte segnano il cammino dei tanti luoghi resistenti sparsi per il paese. Eccone due, ottime.
La prima, la più importante: una settimana fa, il 31 Ottobre, al corteo-fiaccolata NOTAV in Val di Susa hanno partecipato non meno di 10.000 persone per dire NO all'inizio dei carotaggi in vista della definizione del nuovo progetto TAV Torino-Lione e dell'avvio dei cantieri. E' stato un grande successo che neanche i grandi media hanno potuto ignorare, nonostante l'abitudine a nascondere le verità scomode. La val di Susa insomma è tutt'altro che rassegnata e nella notte delle streghe lo ha di nuovo dimostrato: la manifestazione era intitolata "Hallo Win NO TAV" e che sia stata una piccola-grande vittoria non c'è dubbio. Non che la partita ora sia chiusa, tutt'altro: ma si continua con il morale alto e segnando un buon vantaggio.
Seconda buona notizia: ieri è stato eletto presidente della comunità montana Val di Susa e Val Sangone un amministratore della valle targato PD. Detta così non sembrerebbe proprio una buona notizia, visto l'impegno di quel partito sul fronte "il TAV s'ha da fare, costi quel che costi". Il fatto è che quella elezione è frutto di un accordo tra liste civiche esplicitamente NOTAV e sindaci PD della valle; nell'accordo si ribadisce la contrarietà al TAV e si decreta la fine del cosiddetto "Osservatorio" (nato nel 2006, formalmente per mettere a confronto le diverse posizioni, si era ben presto rivelato uno strumento per seminare confusione e per simulare un accordo con le comunità locali che non c'è mai stato). Che l'accordo per la nuova Comunità Montana non fosse un cedimento degli amministratori NOTAV lo avevano ben capito i vertici del PD, da Chiamparino a Bersani passando per Castagnetti & C, tanto che avevano chiesto per la comunità montana un accordo politico PD-PDL, pena l'espulsione dal partito dei sindaci disobbedienti: la valle in fondo è sempre stata un laboratorio, no? In risposta la maggior parte dei consigli comunali nei giorni scorsi ha votato una delibera in cui si dice NO al TAV e no all'Osservatorio e gli amministratori hanno eletto un presidente che dovrà tener conto di questo.
Conclusione? Il popolo notav in piazza mostra la sua determinazione e la sua forza, nei consigli comunali e nella comunità montana fa sentire la sua voce. Con i tempi che corrono non è poco.
Nelle prossime settimane poi vedremo di bloccare le trivelle: anche se i buchi programmati sono solo un pretesto per non perdere un finanziamento dell'Unione Europea hanno comunque un forte valore simbolico e politico e noi non possiamo lasciarli lavorare in pace. Ci scusiamo per il disagio.
 
Comitato NOTAV Torino
 
per seguire le vicende NOTAV: http://www.notavtorino.org
 
 

Firma l'appello della campagna nazionale "Salva l'acqua"

 
E' urgente e indispensabile una mobilitazione straordinaria!
Il Parlamento privatizza l'acqua! Impediamolo!

In concomitanza con la discussione dell'Art. 15 del decreto legge 135/09 presso la Camera dei Deputati.
 
Presidio sotto al Parlamento (Piazza Montecitorio)
Giovedì 12 Novembre 2009 ore 10.30
 
Il Senato, il 4 Novembre, ha approvato l'Art.15 del DL 135/09 che sottrae ai cittadini l'acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2011, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le Banche.
 
Il decreto 135/09 approderà alla Camera dei Deputati a partire da lunedì 09 Novembre (in Commissione 1°) e verrà discusso dall'aula lunedì 16 Novembre.

Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua invita la cittadinanza, il "popolo dell'acqua", le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, ad una mobilitazione straordinaria partecipando alla manifestazione davanti al Parlamento giovedì 12 Novembre ore 10.30 a Piazza Montecitorio.

Mobilitiamoci per impedire la conversione in legge del decreto legge 135/09!
 
Partecipiamo tutte e tutti al presidio!
 
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

FIRMA L'APPELLO
IL GOVERNO PRIVATIZZA L' ACQUA !
http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133
 
Per informazioni visitare il sito www.acquabenecomune.org

Oppure contattare:
Segreteria Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Via di S. Ambrogio n.4 - 00186 Roma
Tel./Fax. 06/68136225 Lun.-Ven. 15:00-19:00
e-mail:
segreteria@acquabenecomune.org
Sito web: www.acquabenecomune.org

Caos di deroghe, il "basso" dilaga

 
Caos di deroghe, il "basso" dilaga
Botteghe riconvertite in case: né aria né luce grazie a regole più soft del Comune
Oltrarno, Santa Croce, Novella: la crisi abbassa i bandoni e dietro spuntano le stanze
Nel 2007 la svolta autorizzata dalla commissione urbanistica
di Franca Selvatici
 
LA REPUBBLICA edizione FIRENZE   -   7 novembre 2009   pag.  
 
In Santa Croce, in Oltrarno, in Santa Maria Novella, in tante strade di periferia non si contano più i bandoni tristemente abbassati su quelli che un tempo erano negozi o laboratori artigiani. Cominciò con l´alluvione, più di 40 anni fa. E dopo neppure il boom del turismo è riuscito ad arrestare l´emorragia delle antiche botteghe fiorentine. Mentre si perdono mestieri e culture, quei fondi di negozio, spesso antri senza luce e senza aria, si stanno silenziosamente trasformando in abitazioni, nei casi più felici in mini-loft, in quelli più disgraziati in loculi che accolgono in condizioni infami immigrati senza altre possibilità. Qualche volta il bandone viene sostituito da una porta a vetri, unica fonte di luce del fondo, qualche volta basta uno spicchio di finestra in alto. Firenze si sta riempiendo di «bassi», che affacciano direttamente sul marciapiede, sulla strada, sul traffico.
Nel 2006 «Repubblica» denunciò il fenomeno. All´epoca si contavano 200 o 300 «bassi». Il Comune, che aveva sperato di utilizzare la trasformazione dei fondi abbandonati in residenze come un utile strumento per far tornare gli abitanti in centro, cominciava a intravedere i rischi dell´operazione, il pericolo che nascessero ghetti e che dilagasse il degrado. Nel Regolamento edilizio erano state introdotte delle regole un po´ più stringenti, il divieto di trasformare in residenze i fondi di meno di 50 metri quadri e privi di fonti luminose oltre all´affaccio sulla strada. Negli anni successivi i comitati dei cittadini ottennero di far sentire la loro voce in commissione urbanistica e tentarono di introdurre regole ancora più rigorose. Grazie alla loro sollecitazione, la Asl di Firenze presentò una osservazione chiedendo di vietare l´utilizzo di aria forzata e di illuminazione artificiale al posto di quelle naturali. Il 16 luglio 2007, nel corso di una convulsa riunione della commissione urbanistica che si concluse mentre stava cominciando il consiglio comunale chiamato ad approvare il nuovo regolamento edilizio, venne presentato un diluvio di emendamenti. Alla riunione erano presenti, oltre ai membri della commissione urbanistica, anche l´assessore Gianni Biagi, il direttore dell´urbanistica Maurizio Talocchini e il capogruppo del Pd Alberto Formigli, già presidente della commissione urbanistica. A suon di emendamenti e di deroghe, vennero di fatto eliminati tutti i paletti per impedire il proliferare dei «bassi». In luogo dell´obbligo di ventilazione naturale trasversale mediante più aperture all´interno dei locali, vennero previsti sistemi di immissione ed estrazione dell´aria di tipo naturale o meccanizzato, con condotti di areazione anche in parete. E in deroga dell´obbligo di garantire adeguate fonti di illuminazione, per i locali prospicienti la pubblica via venne prevista la possibilità di computare solamente la porzione di superfici finestrate posta a una quota superiore a 1 metro e 70 rispetto al marciapiede: insomma, anche risicate feritoie. Dopodiché, visto che è possibile avviare i lavori di trasformazione con una Dia (dichiarazione di inizio attività) e che il Comune è in grado di controllare non più del 30% delle Dia, ogni abuso è possibile.
L´allarme sugli effetti di queste norme piuttosto ciniche, con l´aggravante dei mancati controlli, è stato recentemente lanciato da via Palazzuolo. In una lettera al sindaco Matteo Renzi alcuni residenti descrivono il degrado in cui è sprofondata la strada, per effetto della scomparsa delle botteghe, della nascita di internet point e di innumerevoli locali che vendono alcolici, e della silenziosa proliferazione dei «bassi». Al numero 87, l´ex sezione del Pci-Pds-Ds è diventata un «basso», dotato di una finestra prima inesistente. Al numero 87 rosso, al posto di un ex negozio c´è una abitazione dotata di due finestre di nuova costruzione. Al numero 158 rosso un ex negozio di elettricità è stato diviso in due monolocali. Uno prende luce da una vetrata schermata che si affaccia sulla strada. L´aria entra da una feritoia in alto. L´altro monolocale si affaccia invece su una corte buia, dove un tempo venivano stoccate bombole di gas. Su un tetto vicino sono stati installati climatizzatori che portano caldo, freddo e aria agli infelici inquilini extracomunitari. Chiedono i residenti: «Può il Comune indagare su questo fenomeno? E´ del tutto indifferente aver consentito lo sviluppo dei "bassi" nel centro storico di Firenze, riconosciuto come patrimonio dell´umanità dall´Unesco sin dal 1982?».
 
 
 
Monolocali accessoriati da cui non si vede il cielo "Per respirare devo andare sul marciapiede"
Erano cantine, garages e magazzini, sono stati trasformati in alloggi di 40, 50 metri quadri spesso senza finestre
di Ernesto Ferrara
 
LA REPUBBLICA edizione FIRENZE   -   7 novembre 2009   pag.
 
A volte Mohamed per prendere una boccata d´aria esce fuori casa e si siede sul marciapiede di via dè Macci: «Dentro non c´è luce, zero finestre, non posso aprire la porta altrimenti da fuori si vede tutto: quando è estate si respira male ma più che altro uno ogni tanto ha bisogno di guardare il cielo, di sentire il vento, è quello che più mi manca». Elena di via dè Pilastri invece ha imparato a fare di necessità virtù, all´ingresso ha sistemato due piantine, un portaombrelli, un tappeto e due bottiglie piene d´acqua per impedire ai gatti e ai cani di fare pipì sull´uscio: «Ho una bambina, avrei voluto che crescesse in una villa ma non me lo posso permettere: questo era un garage, ora è casa mia e della mia piccola, ho cercato di farla bellina il più possibile, di più non potevo». Poi c´è Ugo, artista, che di quello che era un magazzino di via dè Pepi ha fatto il suo scrigno: arazzi appesi ai muri, quadri, marmo bianco: «Vivo qui da 5 anni, non ho pagato tanto e ho un fondo piuttosto grande: non importa se ho poca luce e poca aria, quando ne ho bisogno esco fuori, apro i polmoni e faccio scorta».
Sono loro il popolo dei «bassi fiorentini». Centinaia, più probabilmente migliaia di persone, in gran parte extracomunitari, che abitano ex garage, negozi chiusi, vecchi laboratori artigianali caduti sotto i colpi della crisi. Fondi di 40, 50 metri quadri (probabilmente meno in certi casi) trasformati in appartamenti con pochi e tutto sommato economici accorgimenti: una porta vetrata al posto dei bandoni o degli sporti, uno scarico per il condizionatore, una presa d´aria esterna per la cucina e il gioco è fatto. Il garage senza luce e aria che diventa casa, il vecchio fondo del falegname a due passi dalla fila di auto in coda al semaforo che si trasforma in open space con salone, cucina, camera da letto e bagno. Basta camminare sui marciapiedi del centro per trovare appartamenti versione bonsai di questo tipo: negli ultimi 5-8 anni ne sono nati come funghi in Oltrarno, a Santa Croce, in via Palazzuolo - dove la mortalità delle attività commerciali è più alta - ma anche al Parterre, alle Cure, al Campo di Marte. Gli uffici comunali non sanno fare una stima, parlano di alcune centinaia di casi: ma il fenomeno è evidente. In questi «bassi» - che del modello napoletano, va detto, non hanno che la collocazione al pian terreno, da sempre tabù per i fiorentini per via dei rischi legati alle alluvioni - si pagano affitti più bassi della media (così raccontano gli abitanti), e si sperimenta un modello dell´abitare di certo frutto della crisi economica e segno di una saturazione urbana ormai al top ma non privo di una sua dignità. «Ci sono casi di marginalità estrema e di sfruttamento - spiega Vincenzo Simoni dell´Unione inquilini - ma il fenomeno ha ormai raggiunto una sua maturità, ci sono persone che negli anni hanno migliorato i loro fondi, hanno vinto a loro modo la sfida contro la mancanza di case, contro la Firenze della speculazione e della rendita». C´è chi per difendere la privacy ha scelto vetri sabbiati e le sbarre metalliche, chi contro l´umidità che tracima dai marciapiedi piazza cartoni o sponde di plastica. Certo ci sono le battaglie da combattere: Elena sul portone di casa (quello del civico accanto, da cui si entra) ha piazzato il cartello «Non parcheggiate, qui ci viviamo».
 
 

C'è un ponte per te, un debito per noi, un affare per loro

 
C'È UN PONTE PER TE UN DEBITO PER NOI UN AFFARE PER LORO
Ieri il Cipe ha dato il via libera all'opera: ma la fattibilità economica resta sulle spalle delle Ferrovie dello Stato: la società più sussidiata d'Italia che non ha neppure neanche i soldi per i suoi vagoni
di Daniele Martini
 
IL FATTO QUOTIDIANO   -   7 novembre 2009   pag. 10
 
DA UN PUNTO di vista finanziario il Ponte sullo Stretto è un colosso dai piedi d'argilla. L'opera ieri ha avuto il via libera dal Cipe (il comitato interministeriale per la programmazione economica che si occupa anche di grandi opere) per la fase di progettazione. Ma la decisione del governo non cancella come d'incanto i molti dubbi che gravano sull'operazione. Sapete su che cosa poggia la fattibilità economica della struttura, cioè la possibilità che tutto il sistema possa risultare sostenibile, senza il rischio di restare travolto dai debiti crollando come un castello di carte? Sulle Ferrovie dello Stato. Proprio le Fs, la società pubblica più sussidiata d'Italia, quella del miracolo alla rovescia della Tav (Alta velocità), con l'allungamento assolutamente anomalo dei tempi di realizzazione e la moltiplicazione dei costi scaricati sul bilancio dello Stato, l'azienda che nonostante tutti i proclami non riesce a far circolare scorrevolmente i treni, soprattutto quelli per i pendolari, e a dispetto delle reiterate promesse non è in grado neanche di assicurare la pulizia delle carrozze.
Una decisione tenuta in ombra
Senza l'apporto economico delle Fs niente Ponte. Ma d'altra parte con l'apporto determinante delle Fs il Ponte, economicamente parlando, parte con il piede sbagliato ed appare un azzardo prima ancora della posa della prima pietra prevista per l'inizio di dicembre. È come se qualcuno volesse correre la maratona con le stampelle o come se si mettessero insieme due debolezze. La circostanza che siano proprio le Ferrovie il pilastro di tutta l'impalcatura finanziaria è apparsa probabilmente così avventata agli stessi propugnatori dell'opera, che di fatto hanno finito per nasconderla nelle comunicazioni ufficiali; nei siti governativi non è più neanche rintracciabile. Per recuperare i termini di una faccenda sempre tenuta in ombra bisogna rispolverare un vecchio documento prodotto nel 2004 dalla società Stretto di Messina in cui si riportano gli elementi del piano economico-finanziario con i dettagli del meccanismo alla base della fattibilità del progetto.
Cinque anni fa il costo dell'operazione era previsto in 6 miliardi di euro (nel frattempo è salito a 6,3), da ammortizzarsi al 50 per cento in 30 anni (che è la durata della concessione) attraverso rate costanti. Queste rate devono essere pagate, appunto, dalle Fs con la controllata Rfi (Rete ferro-viaria italiana) che si impegna a sborsare un canone minimo annuo per l'utilizzo dell'infrastruttura ferroviaria di 100,6 milioni di euro, più di 8 milioni al mese.
E non è finita perché le Ferrovie dovranno girare al gestore del Ponte anche il contributo che oggi ricevono dal ministero dei Trasporti a compensazione degli oneri sostenuti per il traghettamento da una parte all'altra del canale, cifre riscosse per garantire quella che gli addetti ai lavori chiamano la "continuità territoriale". Sono un'altra trentina di milioni (27,8 nel 2008 per l'esattezza) che sommati alla quota precedente fanno circa 130 milioni, 11 milioni al mese. In più Rfi si impegna "ad effettuare a suo carico la manutenzione ordinaria e straordinaria".
Tutto questo sforzo in cambio di che cosa? Ufficialmente Rfi diventa "gestore del collegamento ferroviario dell'opera". E detto così sembra un grande affare. In realtà il traffico ferroviario sia di persone sia di merci tra la Sicilia e la Calabria è assai modesto, e negli ultimi anni si è ulteriormente rattrappito a vantaggio del trasporto aereo, soprattutto low cost. Secondo l'edizione 2008 del Conto nazionale dei trasporti, la bibbia del settore, in 18 anni, cioè a partire dal 1990, il totale delle carrozze transitate sullo Stretto è calato del 46,4 per cento. La diminuzione è stata repentinasoprattuttonegliultimi8anni,apartire dal Duemila: meno 17,8 per cento con punte del 37peritreniviaggiatorieconundecrementopiù contenuto per le merci (meno 3,5). Peccato che le merci non abbiano granché bisogno di un collegamento veloce, e dal punto di vista degli scambi economici le 2-3 ore guadagnate sui tempi di percorrenza con il treno grazie al futuro Ponte siano di fatto quasi irrilevanti.
 
Boom del traffico aereo sull'isola
Mentre diminuisce a rotta di collo il traffico dei treni, registra un boom il numero dei viaggiatori negli aeroporti siciliani, più 200 per cento in totale a Catania, Palermo e Trapani (fonte Assaeroporti ed Enac). A Catania, in particolare, negli ultimi vent'anni la crescita è stata del 219 per cento; dal 2000 al 2008, il numero dei viaggiatori transitati nello scalo catanese è passato da poco meno di 4 milioni a 6. Se 19 anni fa, inoltre, sullo Stretto transitavano circa 15 milioni di passeggeri all'anno tra traghetti privati, Fs e treni, mentre i viaggiatori fuori dello Stretto erano appena 4 milioni, nel 2008 il rapporto si è invertito: i passeggeri passati dallo Stretto sono in minoranza, 10,7 milioni, in prevalenza trasportati dalle compagnie private tipo Caronte & Tourist della famiglia Matacena, mentre quelli fuori dallo Stretto sono più che raddoppiati e in totale ora sono un milione in più degli altri, e per di più quasi tutti clienti delle compagnie aeree. Gli affezionati del treno, infine, appaiono un'esigua minoranza della minoranza, sull'ordine delle centinaia di migliaia di viaggiatori.
Tra una sponda e l'altra, oggi transitano appena 8 coppie di treni passeggeri e 8 merci al giorno, cioè 32 convogli tra andata e ritorno. Quindi ogni anno sullo Stretto passano soltanto 11.680 treni, tanti quanti ne viaggiano in un solo giorno su tutta la rete ferroviaria nazionale, e una volta costruito il Ponte ogni treno tramite il canone elargito da Fs pagherà, di fatto, un pedaggio stratosferico, 11.130 euro in media per percorrere 3 chilometri e 300 metri, più di 3 euro per ogni metro di binario.
 
Sorride solo la Impregilo
Numeri alla mano, la faccenda del canone è quindi tutt'altro che un affare per le Ferrovie, mentre lo è, e parecchio, per il futuro gestore dell'opera, la società Impregilo, a cui nel 2005 il precedente governo Berlusconi affidò la realizzazione della struttura, e i cui soci di maggioranza, detto per inciso,sono anche i famosi "patrioti" del business Cai-Alitalia, da Marcellino Gavio ai Benetton a Ligresti. Ma perché le Fs avendo poca o nessuna convenienza ad infilarsi nell'affare del Ponte sullo Stretto non si sottraggono al patto leonino a favore di Impregilo? Perché non possono, probabilmente.
Essendo un'azienda pubblica dipendente dalle decisioni della politica e dai finanziamenti del governo non possono mettersi di traverso ad un affare che per l'esecutivo Berlusconi è diventato una specie di punto d'onore, un gigantesco monumento alla mitologia del fare. Del resto la relazione del 2001 del gruppo di lavoro del ministero dei Trasporti individuava proprio nello scarso traffico ferroviario il tallone d'Achille dell'impalcatura finanziaria dell'opera. E le banche chiamate a prestare il 60 per cento dei fondi necessari per l'infrastruttura fecero capire a suo tempo che senza adeguate garanzie avrebbero fatto dietro front. Quali garanzie? Che arrivassero soldi per l'ammortamento di almeno metà dell'opera tramite il pagamento certo di un canone.
Le Ferrovie, in sostanza, agiscono come sostituti finanziatori: la finzione è che paghino per un servizio, la realtà è che strapagano in cambio di poco. Ma tanto, gira e rigira, quei soldi Fs sono soldi pubblici, frutto della fiscalità generale, cioè sborsati dai cittadini onesti con le tasse.



DOMENICO RICCO, 27 ANNI MORTO FALCIATO SUI BINARI: È LA 34ª VITTIMA DEL 2009
di Luca De Carolis

IL FATTO QUOTIDIANO   -   7 novembre 2009   pag. 11
SONO BINARI, ma assomigliano sempre più a trappole. Talvolta mortali, come nel caso di Domenico Ricco, 27enne di Barletta, che giovedì notte è stato travolto da un treno mentre lavorava su una rotaia nel tratto tra le stazioni di Rifredi e Santa Maria Novella, a Firenze. Ieri mattina invece cinque operai sono rimasti feriti a Moncalieri (Torino), sulla linea Torino-Genova, per lo scontro tra due carrelli ferroviari, durante la riparazione di alcuni cavi elettrici. Un incidente forse provocato da un manovratore, disturbato da un riflesso solare. Nessuno dei feriti versa in condizioni gravi, tanto che uno è stato dimesso già in mattinata. Ma l'ennesima tragedia sui binari è stata solo sfiorata. Proprio come accaduto giovedì mattina a Vello di Marone (Brescia), dove un treno si è scontrato con un locomotore merci, provocando 12 feriti lievi.
E così montano proteste e polemiche sul livello di sicurezza nelle ferrovie italiane. L'Idv ha presentato in Senato un'interrogazione "sui controlli insufficienti" nelle ferrovie, mentre alle 21 di stasera inizierà uno sciopero di 24 ore di macchinisti e personale di bordo, indetto dall'Orsa. Lunedì prossimo sciopererà il personale ferroviario della Toscana. Nella regione, i treni rimarranno fermi dalle 10 alle 12. Reazioni a un'emergenza che dura da troppo tempo. Solo nel 2009, secondo la stima dei macchinisti ferroviari, gli incidenti sulle linee italiane sono stati 35, per un totale di 34 vittime (29 delle quali nel disastro di Viareggio, lo scorso giugno) e oltre 40 feriti.
Un bollettino di guerra che ha uno dei suoi epicentri a Firenze, dove nell'ultimo anno sui binari sono morte tre persone. Il 2 ottobre 2008, nel cantiere di Castello, un carrello ha investito tre operai, uccidendo Alessandro Marrai, 50 anni, di Prato, e ferendo in modo serio gli altri due. Mentre nel luglio scorso Alessandro Maccanti, 44enne addetto alle pulizie, è stato travolto da un Eurostar nella stazione di Campo di Marte. Giovedì notte è toccato a Ricco, dipendente della rete ferroviaria italiana, membro della squadra di pronto intervento di Santa Maria Novella. Secondo la prima ricostruzione della Polfer, attorno alle 23.30 l'operaio stava riparando uno scambio ferroviario assieme a due colleghi. Avvertiti dell'arrivo di un treno merci sulla rotaia, i tre si sono spostati. Ma Ricco forse stanco o distratto si è accorto troppo tardi del convoglio che passava sul binario accanto, un regionale diretto a Santa Maria Novella. Il treno l'ha travolto sotto gli occhi dei colleghi che si erano rifugiati nello spazio tra le rotaie. Sull'incidente indaga la procura di Firenze. Le Fs hanno aperto un'indagine interna, esprimendo "profondo cordoglio" per l'incidente. Ma i sindacati di categoria con una nota ammoniscono: "Nonostante gli sforzi fatti, continuano a verificarsi gravi incidenti. E' necessaria un'attenzione costante e adeguata da parte della Rfi sull'impiego di uomini e risorse". Mentre l'Orsa sibila: "E' uno stillicidio, in quattro anni sono morti 16 addetti alla manutenzione".



È PROPRIO LA MANUTENZIONE IL BUCO NERO FS
Si spende troppo e male, anche dentro l'azienda ne sono consapevoli, come rivelano documenti riservati
di Claudio Gatti

IL FATTO QUOTIDIANO   -   7 novembre 2009   pag. 11
Pubblichiamo un estratto del libro "Fuori Orario" di Claudio Gatti, giornalista del "Sole 24 Ore", appena uscito per Chiarelettere.
AL DI LÀ DELLE PULIZIE, l'altro grande problema endemico delle Ferrovie italiane è la manutenzione dei treni e dei carri merci. L'incidente del 30 giugno 2009 a Viareggio ha portato la questione sulle prime pagine di tutti i giornali. All'indomani di quella tragedia, l'amministratore delegato di Fs Mauro Moretti ha spiegato che il suo gruppo non aveva alcuna responsabilità. "Magari si rinuncia a un po' di comfort, ma non alla manutenzione" ha dichiarato. Come dire: la manutenzione delle Fs raggiunge la perfezione. Dalla mia inchiesta emerge invece che, sebbene si parli molto più frequentemente del deficit della pulizia, quello della manutenzione è più grave ancora. In termini di peso economico e numeri, tra i due non c'è neppure paragone. Nelle pulizie si spendono circa 200 milioni di euro all'anno. Nella manutenzione dei cosiddetti materiali rotabili circa sei volte di più. In un documento riservato di Trenitalia del 5 aprile 2006 intitolato "Analisi costi di manutenzione" ho trovato le cifre esatte di quell'epoca: nel 2005 le nostre Ferrovie spesero 145,8 milioni di euro in pulizie e oltre un miliardo – per l'esattezza 1055,5 milioni di euro – in manutenzione "ciclica e corrente". Per il 2006 il documento prevedeva che la spesa per la pulizia arrivasse a 207,7 milioni e quella per la manutenzione a un miliardo e 197,6 milioni. Sull'anno in corso non sono riuscito a trovare cifre esatte, ma siamo sicuramente sopra il miliardo e duecento milioni.
Il 7 settembre 2009 l'amministratore delegato Moretti ha annunciato un piano di investimenti da due miliardi di euro per il trasporto regionale e interregionale che prevede l'acquisto di 840 locomotori e convogli, e l'ammodernamento di 2550 carrozze. Ma ammesso che i soldi siano stanziati in tempo da Stato e regioni – e con la crisi è difficile avere certezze del genere – ci vorranno comunque degli anni. Nel frattempo il problema della manutenzione della flotta attuale rimarrà grave. Quanto grave? Al di là dell'incidente di Viareggio, basta prendere il bollettino di guerra di un mese a caso del 2009, quello di febbraio: la linea Torino-Milano è nel caos a seguito del guasto di un locomotore. Pochi giorni dopo, sulla tratta Pescara-Roma, un treno si blocca sui binari paralizzando la tratta per l'intera mattina; un Intercity sulla Napoli-Milano si ferma prima di Orte, nel Lazio, dove accumula due ore e mezzo di ritardo. Sempre nello stesso mese, un venerdì sera, il treno che da Milano porta a Lecco un esercito di pendolari stanchi e desiderosi di godersi il weekend si inchioda nella campagna tra Carnate e Osnago, dove rimane fermo per un'ora e 20 minuti. Si potrebbe pensare che il febbraio 2009 sia stato un mese sfortunato per le Fs. E soprattutto per i suoi passeggeri. Ma sarebbe un errore. È stato semplicemente il risultato di anni di problemi di manutenzione accumulati e mai risolti. Come dimostrano alcuni documenti interni. Il primo è un rapporto presentato nel 2008 da Cesifer, lorgano che all'epoca si occupava delle certificazioni sulla sicurezza delle imprese ferroviarie, che denuncia le "non conformità rilevate sul materiale rotabile merci per il trasporto delle merci pericolose".
Il secondo, datato maggio 2007, è un documento della Direzione centrale audit di Fs che riportava i risultati di un controllo presso l'impianto di Firenze Osmannoro svolto per verificare se erano stati risolti i problemi emersi nel corso di un'ispezione precedente. Nello specifico, le criticità riscontrate riguardavano interventi di manutenzione "effettuati oltre i limiti di percorrenza chilometrica stabiliti dai piani di manutenzione approvati da Rfi"; "una carenza di dialogo tra l'officina e la Sala operativa regionale (Sor)", nell'affrontare i problemi segnalati dal personale di bordo; "una carente analisi dei guasti che aveva generato il protrarsi di alcune anomalie (avarie ripetute)", mettendo a rischio "la piena e sicura funzionalità del rotabile". La nuova ispezione rilevava che i problemi erano stati risolti soltanto in modo "parziale", in particolare sul fronte del "rispetto delle scadenze manutentive", e dell'"analisi dei guasti", nonostante le ripetute segnalazioni di malfunzionamento dei treni. Insomma, o le azioni correttive discusse e concordate non erano state messe in atto, oppure non avevano prodotto i risultati sperati. Comunque fosse, la qualità della manutenzione rimaneva insufficiente. Il terzo documento, sempre del 2007, riporta i risultati di un'ispezione della Direzione audit di Trenitalia presso la Direzione operazioni tecniche di Napoli che doveva verificare l'efficacia delle prestazioni delle imprese private incaricate della manutenzione delle locomotive e dei carri presso gli impianti di Marcianise e di Terni. Il servizio era giudicato "inadeguato" sia per la scarsità di trasparenza nell'affidamento degli appalti sia per la mancanza di controlli sulla qualità delle prestazioni. Anche qui, c'era la prova documentale di carenze nelle procedure e nei meccanismi della manutenzione. Ma facendo un salto indietro di altri dodici mesi ho trovato le prove che la crisi della manutenzione è un problema cronico. Vediamo due e-mail che risalgono al periodo a cavallo tra la fine del 2005 e l'inizio del 2006, e riguardano le "indisponibilità" dei mezzi e il ricorso alle cosiddette "riserve", cioè i treni che vengono messi in funzione in caso di guasti ai convogli in servizio.
 
Da: Gian Luca Erbacci
Inviato: venerdì 16 dicembre 2005
A: Raffaele Arena e altri
Oggetto: allarme rosso - Riserve
Colleghe e colleghi,
la situazione riserve sta degenerando rapidamente. Ieri sul Regionale abbiamo avuto 28 riserve, valore altissimo. Oggi alle 18, ne abbiamo 29! Valore incredibile che ci fa presagire il peggio per la fine giornata […]. I punti più critici, per regione, sono: Piemonte, Lombardia e Sicilia […], situazione di Bologna ancora fuori controllo, situazione Napoli, carrozze regionali con l'elevatissima indisponibilità, situazione Fiorenza (impianto di manutenzione di Milano, Nda), i treni regionali non sono stati "digeriti" […].
 
Da: Giorgio Gomisel
Inviato: venerdì 20 gennaio 2006
A: Raffaele Arena
Caro Raffaele, la situazione come vedi è grave […]. A fronte di 11 locomotive diesel si registrano […] una media di 6 indisponibilità/giorno pari al 55 per cento […]. Quanto sopra deriva principalmente da una costante ripetitività di alcune avarie, le quali seppur riparate si ripresentano puntualmente alla rimessa in servizio o durante l'effettuazione dei servizi immediatamente successivi dopo la riconsegna all'esercizio.
 
 

Rifiuti tossici all'Elba

 Ieri sul Manifesto c'era questo articolo sconvolgente, leggete cosa è accaduto
a largo dell'isola d'Elba...senza parole!
* | Andrea Palladino "il Manifesto" 07/11/09
All'Elba, pesci morti nelle reti dei pescatori
È il cinque luglio scorso. Il battello della Ong tedesca Green
Ocean ha appena avvistato la nave tedesca Toscana - battente bandiera
maltese - mentre getta almeno un container in fondo al mare, di fronte
all'isola d'Elba. Passano appena 48 ore e i pescatori di Marciana vedono
i pesci morire. Forse un caso o, molto probabilmente, l'ulteriore
conferma che il crimine ambientale delle navi dei veleni non è una
leggenda dei mari. La denuncia arriva direttamente da chi ha avvistato
il mercantile armato di gru, alle prese con i movimenti sospetti di
containers al largo della costa toscana. «Ho parlato con i pescatori -
racconta Robert Groitl, comandante della nave Thales della Green Ocean -
e mi hanno confermato tutto». Non solo. Fino a qualche settimana fa
«anche i pescatori di Livorno hanno raccontato che nei giorni successivi
all'individuazione della nave Toscana nelle loro reti hanno visto molti
pesci morti».

La "supercazzola" del sindaco di Firenze sulla TAV

 
Via Zeffirini «Qui ci sentiamo presi in giro»
Tav, lettere di esproprio. L'ira dei residenti
di Sandra Nistri
 
LA NAZIONE FIRENZE   -  5 novembre 2009
 
«CI SENTIAMO profondamente presi in giro. Da una parte il sindaco Matteo Renzi annuncia che la stazione di Foster e il sottoattraversamento in quest'area non si farà più, venendo incontro a quello che noi chiediamo da anni e, dall'altra, qui i lavori proseguono come se mai niente fosse stato detto e non ci fosse stato un cambio di programma».
E' molto arrabbiato Gaetano Vannucchi, presidente del Comitato di via Zeffirini, dopo «l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso»: la consegna, avvenuta nel tardo pomeriggio di martedì, ai residenti dei condomini ai civici 5, 9 e 10 di via Zeffirini (nella foto uno dei palazzi a rischio), di una corposa raccomandata di Italferr che annuncia l'occupazione di urgenza di 'immobili' (in realtà terreni) da espropriare nell'area condominiale.
Qui infatti sarà allestito il cantiere per i lavori ma anche per l'abbattimento di un condominio, troppo vicino alla prevista linea dell'alta velocità. «Nel documento, che consegneremo all'avvocato che ci segue — spiega Vannucchi — si legge che l'occupazione è autorizzata da un decreto di Rfi del 17 agosto scorso, il numero 339. In pratica il prossimo 16 novembre senza bisogno di ulteriori comunicazioni, Italferr, come si legge testualmente, si immetterà negli immobili, ovvero terreni, di proprietà dei condomini di via Zeffirini che saranno espropriati. Per questo c'è anche specificato che dobbiamo lasciar completamente libera l'area da proprietà, manufatti e comunque qualsiasi cosa possa ostacolare i lavori».
La comunicazione ha fatto infuriare i residenti di via Zeffirini che, dopo l'annuncio di un ripensamento sul progetto originario da parte del primo cittadino Renzi, speravano in uno stop almeno all'allestimento dei cantieri: «Invece - conclude il presidente del comitato - le cose sono andate avanti come se niente fosse accaduto qui e anche nell'area dei Macelli. Gli alberi continuano ad essere abbattuti: ci è stato detto che non sono piante di pregio ma per noi erano comunque importanti. Ora questa ulteriore tegola: ma qualcuno si prenderà mai la briga di risponderci e di darci qualche spiegazione?».
 
 

Chi controlla i controllori ?

 
Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona

Comunicato stampa
Discarica di amianto di Cappella Cantone: esposto alla Procura di Cremona, mobilitazioni contro la vergognosa decisione degli uffici tecnici regionali
 
Cremona, 5 novembre 2009

In data 28 ottobre 2009 la Regione Lombardia, precisamente il settore Territorio ed Urbanistica il cui assessore alla partita è il leghista Boni, ha espresso giudizio positivo in ordine alla compatibilità ambientale del  progetto presentato da Cavenord per la realizzazione della discarica di amianto a Cappella Cantone e in data 4 novembre ha sospeso (ma non respinto) il progetto di discarica di amianto di  Cingia de' Botti per richiedere integrazioni.
La VIA per Cappella Cantone è volutamente omissiva dal punto di vista tecnico-legale, diversamente non si sarebbe arrivati ad un parere favorevole, e soprattutto nella parte che riguarda la gestione dei percolati inserisce delle prescrizioni che vanno addirittura ad aggravare l'equilibrio ambientale.
Il provvedimento arriva a meno di una settimana dalla presentazione di un rapporto dell'istituto di ricerca regionale (IRER) in cui si analizzano tutte le criticità del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale in Regione Lombardia in questi ultimi dieci anni. Per citarne alcuni: mancanza di una approfondita valutazione delle alternative, coinvolgimento diretto di soli enti territoriali, senza un peso rilevante della società civile (ad esempio associazioni ambientaliste), rendere spesso prioritario la salvaguardia dei consensi territoriali rispetto alla piena tutela ambientale. Si  evidenziano anche problemi di eventuali conflitti di interessi poiché la struttura VIa è alle dipendenze della direzione generale Territorio e dovrebbe invece essere un organismo autonomo dagli uffici regionali.

Ci chiediamo quindi: perché tutta questa fretta degli uffici regionali? Perché non si è voluto prendere in considerazione il fatto che esiste un'alternativa meno impattante per il territorio, cioe' il trattamento termico dell'amianto? Questa alternativa poteva essere concretamente realizzata al posto della discarica, visto che l'ASPM di Soresina e undici comuni del Soresinese avevano già deciso di proporre il progetto alla Regione Lombardia.
La valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale per la vita, così recita l' art. 5 lettera b) del decreto legislativo n. 4 del 16 gennaio 2008.

Noi non siamo disposti a rinunciare al diritto individuale della tutela della nostra salute. La realizzazione di questa discarica non è un'attività per il "bene comune", è l'ennesimo risultato di una politica ambientale corrotta ed inefficace ed è ora di dire BASTA!

Queste le nostre prossime azioni:
-    lunedì 9 novembre, ore 21,  incontro organizzativo a Castelleone presso il circolo B. Brecht in via Cappi 26. Sono invitati tutti i cittadini, comitati, organismi, associazioni che vogliono condividere un percorso di lotta contro la realizzazione della discarica.
-    mercoledì 11 novembre, ore 17.30, conferenza stampa a Cremona per presentare l'esposto alla Procura di Cremona per informare sui rischi per la salute e l'incolumità pubblica che la discarica di Cappella Cantone può causare e l'avvio di indagini difensive
-    venerdì 20 novembre, ore 21, assemblea popolare a San Bassano
-    venerdì 27 novembre, ore 21, assemblea popolare a Soresina
In data da destinarsi assemblee popolari a Castelleone e Cingia de' Botti.

Mariella Megna - Cittadini contro l'amianto

Cittadini contro l'amianto della provincia di Cremona
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Arpac Campania: bugiardi e corrotti fuori la verità !

 
BUGIARDI E CORROTTI FUORI LA VERITA' !
 
Da oltre un anno e mezzo denunciamo con forza che l'Agenzia Regionale per l'Ambiente della Campania (ARPAC) altro non era che un carrozzone politico che invece di effettuare controlli e rilievi per difendere l'ambiente e la salute dei cittadini della Campania era solo ed esclusivamente un organismo di comodo al servizio del governo e dei partiti per agevolare la loro opera di distruzione del territorio.
Lo scandalo che ha coinvolto la famiglia Mastella e l'Udeur ha fatto venire fuori esattamente questo. 665 persone assunte senza nessun merito se non quello della raccomandazione dei politici, personale non qualificato che svolgeva importanti analisi sui nostri territori senza capirci assolutamente nulla, e più di tutto analisi e rilievi, come quelli effettuati per la discarica di Chiaiano e per gli altri siti per i rifiuti in Campania "aggiustati" per accontentare Bertolaso e Berlusconi. I dati con cui Guido Bertolaso raccontava ai cittadini di Chiaiano e della Campania che le discariche e gli inceneritori potevano essere installati era delle assolute balle ! Tutti i rilievi del Arpac erano accondiscendenti verso il governo per non creare troppi problemi e continuare a funzionare come un contenitore in cui assumere gli amici dei politici piuttosto che come agenzia per la protezione dell'ambiente.
L'assessore all'ambiente della regione Campania Walter Ganapini ha dichiarato pubblicamente che quei rilievi erano di scarsa qualità Perché solo ora lo denuncia ? E dov'era quando i movimenti in difesa dell'ambiente denunciavano le inadempienze del Arpac ?
Alla luce di quello che e' emerso nello scandalo Mastella – Arpac tutti i rilievi presso i siti per rifiuti della Campania devono essere svolti nuovamente. A cominciare da quelli di Chiaiano ed Acerra dove amianto e diossina avevano già distrutto il territorio e dove le prove inconfutabili della devastazione ambientale era solo l'Arpac a non vederle.
 
VENERDI' 6 NOVEMBRE ORE 15:30  -  PRESIDIO ALL'ASSESSORATO REGIONALE ALL'AMBIENTE VIA DEPRETIS
 
 
Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano, 3 novembre 2009
 
 

Chi vaccina i vaccini ?

 
CHI VACCINA I VACCINI ?
di Oliviero Beha
 
IL FATTO QUOTIDIANO   -   4 novembre 2009   pag. 18

Virus A e vaccini, cronaca di un pasticcio annunciato: dei vaccini, dei vaccinati, delle informazioni mediatiche parziali, intempestive e contraddittorie, della "merce" che viene venduta giornalisticamente come uno yogurt scaduto, senza un occhio alla data di scadenza. La cronaca la leggete confusamente tutti i giorni, ma solo da qualche giorno, da quando il panico per le morti (ma di H1N1 o d'altro? Boh…) specie dei piccini, è diventato notizia di suo. Vaccinare tutti? Solo i piccoli? Solo i piccoli a rischio? E con quali priorità? Prima i medici e in particolare i medici di base, e il personale paramedico? O in contemporanea anche i neonati e i bimbi giacché sono disponibili dosi di vaccino perché la stragrande maggioranza di medici e paramedici non ritiene necessario vaccinarsi? E perché? Non c'è già solo in questo una leggerissima contraddizione?
Mi limito qui a dettagliare una storia precisa accaduta a me, o meglio una cronaca al minuto. Oggi è il 4 novembre: il 16 ottobre ho partecipato a Rovereto a un convegno organizzato dall' Associazione "Vaccinare informati", il cui fine è appunto di informare il meglio possibile con tutti i dubbi eventuali del caso la popolazione senza crociate pro o contro i vaccini.Quella sera stessa, durante il convegno, la radio diffondeva la distribuzione delle prime 24 mila dosi regionali, nella fattispecie per il Trentino-Alto Adige: ricordo nitidamente il tono logistico-militaresco di quell'annuncio .Nel convegno si sono affrontati temi come gli studi insufficienti e in progress sul vaccino in questione in paragone ad altri vaccini in altre situazioni, gli ipotetici (ma non se documentati, numeri alla mano) rischi delle vaccinazioni stesse, l'informazione incompleta ecc. Fino a toccare l'argomento semi-tabù, il denaro. In quei giorni, quindi 20 giorni fa, una vita se rapportati alla diacronia del panico di questi giorni, il Corriere della Sera aveva lanciato l'allarme della Corte dei Conti: non si sapeva neppure quanto sarebbe costata la dotazione (24 milioni di dosi, ma anche su questi numeri non c'era certezza) allo Stato italiano da parte della multinazionale Novartis. Un po' strano, effettivamente: il contratto tra Novartis e ministero del Lavoro, salute e politiche sociali veniva "impugnato" criticamente già il 21 settembre scorso (quindi 45 giorni fa, quindi due vite fa…) dalla magistratura contabile su ben 11 punti, da me riportati sul web nel mio behablog.
Nella sostanza, rimanendo all'osso, se ne evinceva che il trattamento dell'influenza A era stato messo nella mani della Protezione civile, alla stessa stregua degli eventi calamitosi come terremoti, frane, guerre batteriologiche, ecc. Alla luce delle considerazioni della Corte dei conti, venivamo per di più a sapere che:1) Anche se la Novartis non fosse arrivata in tempo a fornire i vaccini (e non è arrivata in tempo), noi pagheremmo lo stesso 24 milioni e 80.000 euro al netto dell'IVA; 2) Il ministero pagherà Novartis anche in caso di "non ottenimento dell'autorizzazione all'immissione in commercio del Prodotto"; 3) Nell'eventualità che ci siano difetti di fabbricazione, sarà la Novartis a dire l'ultima parola sulla consistenza degli stessi; 4) Novartis pagherà i danni in caso di difetto di fabbricazione, in tutti gli altri casi di danni a terzi li pagherà il ministero; 5) Per la Novartis non è prevista alcuna penalità. Vi chiederete come la Corte abbia fatto passare tutto ciò: "Queste dettagliate deroghe - anche se non del tutto esaustive - inducono la Sezione a ritenere il provvedimento al di fuori degli ordinari schemi contrattuali e di conseguenza - nel riconoscere l'eccezionalità e somma urgenza dell'intervento - a non procedere alla disamina dei vari punti di rilievo sollevati dall'Ufficio di controllo". Adesso è un po' più chiaro il pasticcio sui vaccini? L'urgenza fa denaro come nessun'altra cosa, lo sapevate?
 
 

Un bancario ticinese: "Se parlassimo, il governo italiano cadrebbe in 24 ore"

 
Un bancario ticinese: "Se parlassimo, il governo italiano cadrebbe in 24 ore"
"Non c'è politico o esponente dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera". Il ruolo della piazza finanziaria nella creazione dell'impero economico di Silvio Berlusconi. Il silenzio di Berlusconi sullo scudo fiscale e la guerra tra Tremonti e il Premier
Tratto dal sito  " www.tio.ch - Il portale della Svizzera Italiana " 
Notizia del 29 ottobre 2009  -  11:19
LUGANO - Per gli italiani il Canton Ticino è una classica piazza Off-Shore. Tra i 15.000 impiegati nella piazza finanziaria c'è un certo timore: Giulio Tremonti vuole prosciugare le banche luganesi. Le autorità italiane stimano in 600 miliardi circa i fondi non dichiarati al fisco depositati in Svizzera. Rico von Wyss, docente dell'Università di San Gallo, riferisce a 20min.ch dei dati della Banca Nazionale Svizzera. Dei 4012 miliardi di franchi amministrati in Svizzera, sono 300 quelli in Ticino. E di questi 300 miliardi 200 sarebbero appartenenti a clienti italiani. Il Ticino, con Lugano, è considerata la terza piazza finanziaria elvetica. Nel settore bancario a fare la parte del leone è Zurigo che, con il 43% degli occupati sul totale, si piazza decisamente al primo posto in Svizzera. Ginevra segue con il 19% e, infine, Lugano, che con il suo 5% è considerata una partner Junior. Per la clientela italiana la piazza bancaria ticinese presenta molti vantaggi. Nelle sfere di influenza, il Ticino è ormai considerato appartenente alla zona metropolitana di Milano. "La vicinanza geografica viene apprezzata dai clienti italiani - spiega il professore - e non esistono barriere linguistiche con i consulenti bancari". Ora la crisi economica e finanziaria acuisce il fabbisogno degli Stati di drenare denaro pubblico per rilanciare i consumi e l'economia. I grandi stati Europei hanno messo a punto amnistie fiscali per riportare a casa capitali non dichiarati in paesi esteri. Oggi il Blick mostra una sorta di cartina dei fondi neri. Sarebbero 193,4 i miliardi di franchi non dichiarati al fisco tedesco confluiti in Svizzera, mentre sono 185,2 quelli italiani. Una montagna di denaro. Dopo il blitz di Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate dell'altro ieri, con la perquisizione di 76 succursali di banche svizzere in Italia, il governo svizzero esprime la propria preoccupazione e convoca l'ambasciatore d'Italia a Berna. La tensione aumenta, così come il sentimento di ostilità nei confronti delle politiche economiche italiane, considerate oltraggiose da una buona parte dei partiti svizzeri. Al Blick un ex direttore con anni di esperienza alle spalle presso una delle più grandi banche in Ticino ha dichiarato che se lui parlasse, il governo italiano cadrebbe in un giorno". "Non c'è nessun esponente del Governo, nessuno del mondo dell'economia italiana che non abbia un conto in Svizzera" ha raccontato l'ex direttore al Blick. Il giornale svizzero tedesco parla del pericolo che il Premier Berlusconi correrebbe se si esponesse troppo sul tema dello scudo, aggiungendo che dopo le critiche durante il G20 di Londra, Berlusconi non si è più esposto sulla questione. Il Blick ricorda la misteriosa ascesa di Berlusconi e il ruolo decisivo della piazza finanziaria ticinese. "Grazie al silenzio degli avvocati e delle banche ticinesi - si legge sul Blick - non è ancora chiaro da dove sono arrivati i milioni che gli hanno permesso il sorgere del suo impero costruito attorno alla Fininvest".
 

TAV e urbanistica a Firenze: dopo i recenti arresti, lettera aperta di Idra al sindaco Matteo Renzi

 
Associazione di volontariato Idra
iscritta al Registro Regionale del Volontariato della Toscana
per la promozione e la tutela del patrimonio ambientale e culturale
indirizzo postale: Via Giano della Bella, 7 - 50124 FIRENZE; Tel. e fax 055.233.76.65

Firenze, 2.11.'09

Lettera aperta al sindaco di Firenze Matteo Renzi
fax 055.27.68.275, e-mail sindaco@comune.fi.it

 
Gentile sindaco,

se è vero che nel Palazzo ha potuto allignare la "corrosione del rispetto dell'etica pubblica e della civitas", allora è un'intera classe dirigente cittadina a esser chiamata in causa dalla magistratura. Un'élite imprenditoriale nazionale, del resto, ha ricevuto a marzo condanne esemplari per la più ciclopica opera mai realizzata in Toscana, il tunnel TAV sotto l'Appennino fra Firenze e Bologna: impatti ambientali devastanti, condotte criminose finalizzate a profitti illeciti, lievitazione fuori controllo della spesa pubblica.
Di là dal crinale, Bologna soffre oggi l'umiliazione di scavi infiniti, case evacuate, danni alla salute.
Piace quindi leggere nel Suo programma l'intenzione di recuperare "spazi di libertà e di bellezza per i nostri figli" e di prediligere "la città del fiore, non la città del cemento". Ma due tunnel TAV e sei o otto corsie di tangenziale sotto "la città del fiore" cos'altro sarebbero se non l'applicazione anche al sottosuolo del rovinoso paradigma del calcestruzzo?
Un unico e aberrante denominatore comune sottende d'altra parte l'architettura finanziaria delle grandi opere modello TAV: la licenza di sperpero delle risorse pubbliche. Con un general contractor fuori controllo, tempi e costi possono lievitare impunemente. Un meccanismo che anche la Corte dei conti e l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici hanno bollato come improponibile. Noi abbiamo messo a Sua disposizione documenti, cronache, esperti di livello nazionale. Abbiamo proposto incontri, strategie, soluzioni. Mai un riscontro. Ma quanto sarebbe credibile una Firenze che si vuole "capitale internazionale di un'informazione libera" se non si è poi in grado di praticarla in casa, qui e ora? Possiamo permetterci di continuare ad allevare generazioni di bambini all'ombra di barriere antirumore, betoniere, camion, polveri e smog, con la scusa che si sta lavorando per il loro futuro? Qualcuno penserà mai al loro presente?
È vero: il sindaco di una città pur preziosissima al mondo come Firenze può non bastare a rimettere su gambe ferme una spesa pubblica impazzita che, scrive la Corte dei conti, "pregiudica l'equità intergenerazionale, caricando in modo sproporzionato su generazioni future ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali". Ma può ben promuovere una verifica delle scelte operate in passato senza che fossero garantiti dibattito pubblico e confronto trasparente fra opzioni, costi e benefìci, accompagnate dall'uso disinvolto di scorciatoie procedurali, in contesti che appaiono oggi palesemente inquinati. Il sindaco può, riteniamo, denunciare a viso aperto i meccanismi finanziari perversi che promettono soltanto danno erariale, degrado ambientale, tempi indefiniti e sofferenza sociale. Le buone soluzioni non mancano: sembra mancare – ancora oggi – la capacità di ascolto.

Il presidente
Girolamo Dell'Olio
 
 

31 ottobre 2005 "Battaglia del Seghino" - 31 ottobre 2009: 10 mila NO TAV


31 ottobre 2005 "Battaglia del Seghino" – 31 ottobre 2009: 10 mila NO TAV da Condove a S.Antonino

Ieri sera ancora una volta il popolo Valsusino ha ribadito la propria contrarietà al Tav e a qualunque inizio di sondaggi.
 
Diecimila persone con fiaccole e candele hanno sfilato da Condove  a S.Antonino: una fiaccolata enorme ed eterogenea per età e culture, che ancora una volta ha voluto ribadire che la Valle di Susa non è pacificata: i governi con i suoi ministri e i loro cavalli di Troia di nome Virano, si mettano l'anima in pace: le migliaia discese ancora una volata in strada non sono disposte né ad accettare mediazioni su un'opera inutile e dannosa in qualunque parte della Valle passi, né sono disposte ad accettare inizio di trivellazioni: le prove di forza iniziate proprio il 31 ottobre del 2005 con la "Battaglia del seghino" sappiamo tutti come sono andate  a finire, il tentarne altre nel 2009 non cambierà i risultati: i valsusini non permetteranno l'istallazione di nessun cantiere e ieri sera si è potuto vedere su che numeri contano.
Politici e lobby degli affari si rassegnino: in Valle di Susa, ieri come oggi, nessun sondaggio, nessun tav.