Dopo il Piano Strutturale stop anche alla Multiplex
Pubblicato da Giovanni Sezione Perunaltracittà , lunedì 20 aprile 2009
“Una vittoria che evidenzia i fallimenti di Domenici e del Pd”
"Il voto ad Unaltracittà utile per contrastare i poteri forti"
"Il voto che i cittadini hanno dato nel 2004 ad Unaltracittà/Unaltromondo - ha sottolineato De Zordo - è stato un voto utile, perché ha permesso di portare a Palazzo Vecchio istanze per contrastare politiche che andavano nel senso di tutelare i poteri forti presenti in città".
"Sul Multiplex ce l'abbiamo fatta nonostante il Pd abbia tentato di forzare la mano cercando di approvare in extremis un atto su un edificio posto sotto sequestro dalla Magistratura dal 17 novembre scorso - ha commentato De Zordo - si tratta di un successo di tutte le realtà che da molto tempo ormai si sono battute per scongiurare il completamento di questa pessima opera. A partire dai rappresentanti dei cinema cittadini, sempre più strozzati da un modello di sviluppo che giudichiamo profondamente sbagliato, per arrivare agli abitanti di Novoli, soffocati dalla cementificazione e da inquinamenti di ogni tipo".
"Ci sembra emblemtaico dell'operato dell'amministrazione e di questa maggioranza - ha aggiunto De Zordo - che proprio oggi il Consiglio sia stato chiamato a votare - ed abbia bocciato - proprio i provvedimenti più controversi dell'urbanistica a Firenze (Multiplex e Piano Strutturale). La nostra città se fossero passati questi provvedimenti avrebbe subito un duro colpo. Non è un caso che Firenze sia passata tristemente alle cronache come 'caso nazionale' sull'urbanistica contrattata".
Iniziative legali contro il nucleare
Pubblicato da Giovanni Sezione Notizie
INIZIATIVE LEGALI CONTRO IL NUCLEARE
PRESENTATO IL RICORSO
Grazie ad una partecipata sottoscrizione popolare (vedi nominativi in calce), tramite gli avvocati Mattia Crucioli e Adelaide Piterà è stato presentato al TAR Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte ricorso contro il Ministero dello Sviluppo Economico e l'ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, e nei confronti della SOGIN Società Gestione Impianti Nucleari SpA (ex Fabbricazioni Nucleari), per l'annullamento, previa sospensione, del decreto 27/11/2008 del Ministero stesso, eventualmente previa rimessione alla Corte Costituzionale.
Tale decreto, era stato emesso dal Governo nell'ambito del rilancio del nucleare in Italia, anche con la complicità di Comune di Bosco Marengo, Provincia di Alessandria e Regione Piemonte, maggioranze e opposizioni.
Il decreto autorizzerebbe la demolizione dell'impianto di fabbricazione di combustibili nucleari di Bosco Marengo (Alessandria) e la conseguente costituzione di un deposito di rifiuti radioattivi: definito "temporaneo" ma a tempo indeterminato e in luogo assolutamente inidoneo allo scopo, cioè non sicuro.
Invece il decreto legge 314/2003 dispone che la sistemazione in sicurezza dei rifiuti radioattivi debba avvenire garantendo la protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori nonché la tutela dell'ambiente dalle radiazioni ionizzanti esclusivamente presso Deposito nazionale: da individuare in zona con assolute caratteristiche geomorfologiche e antropiche. Che non sono quelle di Bosco Marengo: non a caso manca la VIA Valutazione di Impatto Ambientale.
Si consideri, a proposito di "temporaneità", che i tempi di decadimento radioattivo di tali rifiuti variano rispettivamente nell'ordine di alcune decine di anni (rifiuti di prima categoria), di alcune centinaia di anni (seconda categoria), di alcune migliaia di anni e oltre (terza categoria).
Il decreto del Ministero dello Sviluppo economico è illegittimo perché, in contrasto con il decreto legge 17/3/95 n. 230, non prevede la definitiva bonifica del sito di Bosco Marengo, il suo rilascio privo di vincoli di natura radiologica, in quanto non prevede il conferimento in ottemperanza alla legge 314 dei rifiuti al Deposito nazionale: inesistente, neppure individuato.
Dunque i materiali radioattivi già presenti a Bosco, insieme a quelli derivanti dallo smantellamento dell'impianto, verrebbero immobilizzati in una matrice cementizia collocata in fusti in acciaio e vasche di calcestruzzo armato, all'interno di locali assolutamente inidonei, ipotesi che una Valutazione di impatto ambientale escluderebbe, e rappresenterebbero un ulteriore e ingiustificato gravissimo pericolo per l'ambiente e per la salute di Bosco Marengo e Alessandria (ex articolo 32 della Costituzione).
Perciò, oltre all'annullamento del procedimento di disattivazione, il ricorso chiede, con istanza cautelare, di sospendere immediatamente l'esecuzione del procedimento impegnato.
Il ricorso richiama la violazione in vari commi e articoli del D.L. 14/11/2003 n. 314 convertito dalla L. 24/12/2003 n. 368, in combinato disposto con la L. 23/8/2004 n. 239; del D.Lgs 17/3/95 n. 230; del D.Lgs 3/4/2006 n.152, degli artt. 3, 5, 9, 32, 97, 114, 118, 120 della Costituzione.
Promotori e sottoscrittori:
Medicina democratica, Legambiente Piemonte, Associazione dei Comitati della Fraschetta, Pro Natura Piemonte, Rete ambientalista della provincia di Alessandria, Progetto ambiente, AFA Amici delle ferrovie e dell'ambiente, Gevam onlus, Rete nazionale Rifiuti zero, Circolo alessandrino movimento Decrescita Felice, Comitato civico per Rivalta vivibile, Forum ambientalista, CUB Alessandria, Gruppo regionale Rifondazione Comunista, Legambiente Tortona, Pro natura Alessandria, Associazione Sportiva Wwwlaghi, Confederazione Cobas Savona, Associazione Lib Lab, Legambiente Ovada, Rifondazione comunista provincia Alessandria, C. Consulting Srl, Lia Chiara e Giorgio Forti, Giacomo Gola, Danilo Bottiroli, Valentina Berto, Sonny Alessandrini, Comitato Acqua bene Comune Prato, Gianluca Minetto, Alberto Deambrogio, Alfonso Gatti, Emilio Pampaluna, Lino Balza, Carla Cavagna, Laura Gola, Gianni Bargelli, Andrea Bionda, Giuseppe Raggi, Dario Gemma, Gioacchino Cannizzaro, Marco Caldiroli, Giorgio Barberis, Patrizia Rocchetti, Federico Valerio, Franco Dell'Alba, Gennaro Varriale, Luciano Romagnano, Franco Casagrande, Gabriele Panizza, Raffaella e Danilo Fassola, Ferruccio Folli, Mabi Debenedetti, Fulvio Aurora, Domenico Manno, Mario Bavastro, Gianni Pezzotta, Luigi Di Carluccio, Lisa Raffaghello, Marta Parravidino, Lucia e Francesco Scomparin, Nicoletta Mensi, Marcella Corò, Paola Rampi, Angelo Repetti, Paolo Gagliano, Francesca Lagomarsini, Pierpaolo Pracca, Valentina e Rocco Contin, Neva Maroccolo, Laura Valsecchi, Maurizio Marchi, Maurizio Bardi, Gianni Naggi, Maddalena Berrino, , Renzo Gavio, Francesco Piacentino, Renato Zanoli, Marco Piantadosi, Giampiero Carbone e Mario, Fabiana Fabbri, Gianluca Reali, Luigi Mara, Stefano Debbia, Patrizia Gentilini, Paolo Fierro, Bruna Bellotti, Stefania Fusero, Antonio Valassina, Gianluigi Bugada, Chiara Fontana, Paolo D'Angiolillo, Caterina Camurri, Giulio Armano, Laura Sanfelici, Valerio Gennaro, Alessandro Hellmann , Laura Orsi, Maurizio Fava, Sabrina Caneva, Gino Carpentiero, Pier Paolo Poggio, Mazzacani Mariano, Charlotte Berg, Piero Panizza, Giandomenico Zucca, Piero Mandarino, Roberto Massa, Francesco Giraudi , Giovanni Giraudi, Emanuele Rini, Angelo Cairo, Tommaso Zezza, Benito Cosola, Maria Rita Mattu, Christian Fortuna, Angelo Oddone, Lorenzo Oddone, Efferino Barbazza, Mario Cena, Fernando Menichetti, , Claudio Pasero, Angela Donati, Irene Carbajal Diaz, Giovanni Iudicone, Alessio Del Sarto, Marcella Perotti, , Alessio del Sarto, Elisabetta Orsi, Barbara Orsi, Giacomo Briata, Roberto Menichetti, Gino Stasi, Enrica Macciò, Lorenza Mantelli, Messi, Gabriele Jonah Bottazzi, Gianluca Minetto, Stefania Catoni, Assunta Di Tucci, Franco e Luigi Rimossi, Pier Giorgio Comella, Enrico Moriconi, Michele Boato.
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“Resisteremo ancora, resisteremo un minuto più di loro”
Cena di sottoscrizione per le spese legali delle denunce a carico di due attivisti dell'Assemblea Permanente No-Fly, aggrediti dalla polizia nel 2007
Magna, bevi e lotta alla faccia de chi ce vò male...
Però dicce in quanti vieni: nofly@inventati.
Persecuzione e repressione nei tre giorni dell'estate ciampinese
L'Assemblea Permanente No-Fly, volantina, informa, si batte per la riduzione dei 200 voli giornalieri nei tre giorni di iniziative comunali al parco "Aldo Moro" di Ciampino durante l´estate 2007.
Molti profitti per AdR e compagnie low-cost garantiti dallo sporco gioco delle istituzioni (Ministeri, Regione Lazio, Comuni di Ciampino, Marino e Roma).
Molti danni a decine di migliaia di persone bombardate da 40 tonnellate di kerosene al giorno, con l'incubo che un'avaria possa trasformarsi in una di quelle tragedie che in questo Paese non si verificano mai fortunatamente.
Molto sfruttamento del territorio, dell'ambiente, dei lavoratori e delle lavoratrici, low-cost anche loro, come se non bastasse...
Le contestazioni pubbliche agli sciacalli della politica, responsabili di aver trasformato Ciampino in una "camera a gas" innaffiata dalle polveri sottili, spingono il sindaco a denunciare una pericolosità dell´Assemblea popolare con l´intento di soffocare qualsiasi attacco al proprio operato, cioè alla sua immagine, trovando un valido sostegno dai dirigenti di polizia.
La prima sera dell'estate ciampinese prevedeva una sfilata di moda organizzata da Pro-Loco e Confcommercio, con i "vip" a ingozzarsi su tavoli ben imbanditi al centro dell'anfiteatro e la plebe sulle scalinate dello stesso ad applaudire (tra un aereo e l'altro).
Bloccati dalla polizia, insultati dal sindaco Walter Perandini, censurati dal presidente della Pro-Loco (allora DS, vicepresidente del Comitato per la riduzione dei voli che da sempre collabora con le istituzioni comunali). Alla fine riusciamo a volantinare ed esporre uno striscione che ritiriamo non appena il personaggio inizia la sua sviolinata pubblica nei confronti del sindaco, per far capire ai cittadini presenti che non si può risolvere il problema dell'intenso traffico aereo collaborando con i responsabili che materialmente hanno contribuito al vertiginoso aumento dei voli negli ultimi 10 anni.
La seconda sera, concerto gratuito di Enrico Ruggeri, gazebo autorizzato. Militarizzazione del parco. Pedinamenti, fermi, identificazione a quasi una quindicina di attivisti No-Fly in vari punti del parco pubblico un'ora prima dell'inizio della serata. Camionetta della celere. Alla fine entriamo, montiamo il gazebo,
distribuiamo il volantino e al termine del concerto dalla nostra amplificazione comunichiamo il trattamento di cui siamo stati oggetto.
In molti ci applaudono, del resto in molti ci conoscono e sanno cosa stiamo facendo e perché lo stiamo facendo.
Terza sera, serata jazz. Una sola pattuglia di polizia. Ennesima identificazione ad un attivista che aveva appeso un manifesto sulla propria schiena per eludere la "caccia al volantino" eseguita dalla municipale su direttiva del sindaco. Andiamo tutti a parlare con l'ufficiale di questa allegra pattuglia marinese. All´improvviso e
senza motivo il sovrintendente di polizia aggredisce un nostro compagno al fine di portarlo via, ma riusciamo ad impedirlo dopo un lungo tira e molla davanti a centinaia di persone che assistono alla scena e che poi ci esprimeranno la propria solidarietà. Quando il capo-pattuglia pare calmarsi, decide di voler tornare in Questura con una preda (per un premio di produttività?
Stessa scena, pochi metri più in là, sempre con numerose persone di passaggio sgomente di fronte al teatrino inscenato dai poliziotti.
Liberiamo anche il secondo.
Un anno dopo, un corteo autorganizzato attraversa Ciampino sfilando per un tratto accanto alla recinzione dell'aeroporto contando una discreta partecipazione di altre vertenze territoriali. Passano neanche 48 ore dalla manifestazione e arrivano le denunce per i fatti dell'anno prima, con un verbale inventato di sana pianta.
"Resistenza a pubblico ufficiale". Come al solito tentano di sminuire il lavoro politico portato avanti da un'Assemblea che non risponde agli interessi ed ai criteri delle amministrazioni colluse con i soggetti privati che traggono enormi profitti dallo sfruttamento del territorio e delle persone.
Ci riteniamo quantomeno presi in giro poiché la nostra resistenza è molto di più e non è confinata tra Ciampino e Marino o all´interno di un mero scontro con i difensori del potere costituito ma è quella che si ritrova in ogni territorio che lotta contro devastanti speculazioni economiche e sociali per l´autodeterminazione singola e collettiva.
Assemblea Permanente No-Fly – nofly@inventati.
Interventi di Autostrade per l'Italia al 31/03/09
Pubblicato da Giovanni Sezione Autostrada , venerdì 17 aprile 2009
CHE COSA NASCONDE IL PIANO B DEL GOVERNO
Pubblicato da Giovanni Sezione Notizie , mercoledì 15 aprile 2009
Autore: Settis, Salvatore Data di pubblicazione: 14.04.2009
CHE COSA NASCONDE IL PIANO B DEL GOVERNO
Le nefandezze del “piano casa”, comunque camuffato; l’accordo con le regioni ha mitigato alcuni ingredienti ma ne ha avvelenato altri.
La Repubblica - 14 aprile 2009, pagina 1.
La tragedia dell’Abruzzo martoriato dal terremoto spazza via la farsa del cosiddetto "piano casa". Frutto di cinica improvvisazione in caccia di voti, esso prevedeva persino «procedure semplificate per le costruzioni in zone sismiche», fra cui l’abolizione di ogni autorizzazione preventiva, sostituita dal «controllo successivo alla costruzione, anche con metodi a campione».
Ci sono voluti centinaia di morti perché un residuo di decenza cancellasse (sembra) queste parole sinistre, preludio a nuovi disastri, a nuovi lutti. Conflitti di competenza Stato-Regioni, furberie e tatticismi procedurali hanno ormai consegnato il "piano casa" a una sorta di percorso carsico, da cui esso riemerge ogni giorno in vesti mutate. Ma è vero che il "piano casa", «a furia di passare di mano in mano e dal setaccio delle Regioni, è diventato un pianerottolo» (così Feltri su Libero)? O ha ragione invece Bartezzaghi quando scrive che, accantonato il Piano A, il governo è passato a un Piano B («l’opzione alternativa, la via di fuga, la riserva mentale, la scappatoia»)? E il Piano B, scritto con la voglia del Piano A, non ne avrà conservato, nonostante le copiose lacrime di coccodrillo, le peggiori istanze?
Per valutare il Piano B e i suoi travestimenti, ricordiamoci quel che diceva il Piano A. Esso incoraggiava ampliamenti indiscriminati di tutti i fabbricati, infestando case e condomini con funeste escrescenze: ampliamenti del 20% degli edifizi ultimati entro il 2008, per giunta con opzione di acquisto dai vicini delle quote di loro spettanza, onde raddoppiare (e oltre) quel 20%; per chi abbatta un edificio, possibilità di ricostruirlo ampliato del 35%. Il tutto in deroga a ogni norma vigente, mediante il ricorso massiccio al silenzio-assenso e alla d.i.a. (dichiarazione inizio attività), che perfino nei centri storici doveva precedere (di fatto, sostituire) il parere delle Soprintendenze, ribaltando la sequenza prevista dal Codice dei Beni Culturali e dal T.U. per l’edilizia. Insomma, la legalizzazione previa di abusi e reati: una vera e propria istigazione a delinquere nei panni di una bozza di legge, un regalo agli «osceni palazzinari di cui ci lamentiamo da anni, ai comuni annaspanti nella corruzione, ai costruttori senza regole e ai politici imbroglioni: uomini che disprezziamo, ma che sono stati prodotti da noi, sono parte di noi, e il nostro disprezzo non ci protegge dalle loro malefatte» (Orhan Pamuk).
Molto si è reclamizzato il fatto che nel Piano B uscito dalla Conferenza Stato-Regioni del 31 marzo, e rimaneggiato fino al 9 aprile, le escrescenze (la "soluzione 20%") vengano limitate a villette uni e bifamiliari (resta invece la "soluzione 35%" per la demolizione e ricostruzione di edifici residenziali di qualsiasi dimensione), e che ne vengano esclusi i centri storici. Resta da capire come mai una norma che prevede la rottamazione dei fabbricati di bassa qualità costruttiva (quelli che all’Aquila sono crollati come castelli di carta) inciti poi a ricostruirli più in grande senza garanzie di sicurezza; e questo in un Paese che da decenni vede il drammatico calo di tecniche costruttive e controlli pubblici, come le rovine d’Abruzzo dimostrano anche ai ciechi.
Ma il Piano B fa di peggio. Dove il Codice dei Beni Culturali prevede l’autorizzazione paesaggistica preventiva, con controlli incrociati di Stato, Regioni ed Enti locali (art. 146), si sostituisce la vana opzione di annullamento ex post di quanto già approvato dai Comuni, ma «solo per contrasto con le prescrizioni del Codice»; e ciò in via permanente (secondo una versione), ovvero fino al 2011 (secondo un’altra, che però aggiunge il silenzio-assenso). Peggio ancora, e ancora contro il Codice, un basso espediente causidico nullifica ogni potere e responsabilità dello Stato nella gestione dei vincoli paesaggistici, obbligando il Soprintendente ad esprimersi in una "conferenza dei servizi", cioè a sedere a un tavolo in cui può facilmente esser messo in minoranza dai rappresentanti degli enti locali, anche se privi di competenza tecnica in materia di paesaggio. Si assimilano alla manutenzione ordinaria e straordinaria gli interventi di "edilizia libera", prefigurando un condono garantito a regime, e si estende in perpetuo la sanatoria paesaggistica che il Codice bloccava al 2004. Infine, si delega il Governo a "semplificare" le sanzioni degli illeciti paesaggistici, depenalizzando in particolare le false dichiarazioni tecniche dei progettisti, punibili solo dopo l’accertamento del danno (cioè dopo il prossimo terremoto, dopo altri lutti e rovine). Anche il Piano B calpesta dunque senza scrupoli il Codice dei Beni Culturali, che pure nacque da un altro governo Berlusconi, e a cui ministri e loro lacché continuano a rendere omaggio pro forma, mentre lavorano per smantellarlo. Intanto le Regioni, dopo aver protestato perché il Piano A non rispettava le loro competenze, tacciono, soddisfatte del Piano B, quasi per un patto scellerato: accettano di subire l’invadenza dello Stato sul piano casa, purché i controlli paesaggistici previsti dal Codice vengano posticipati sine die o annullati.
Questo richiamo al Codice non è l’ubbía di qualche nostalgico. I valori in gioco sono la memoria storica del Paese, la sua dignità etica, il patrimonio naturale e artistico che abbiamo ereditato dai nostri padri e dobbiamo trasmettere ai nostri figli. Sono valori presidiati dalla Costituzione: e sarebbe bene che qualcuno, a Palazzo Chigi e dintorni, andasse a rileggersi l’articolo 9 («La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione»), e si ricordasse che, in quanto inserito tra i principi fondamentali, esso è sovraordinato a tutto quel che segue, inclusa l’attività economica privata, che «non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale» (art. 41). Perciò la Corte Costituzionale ha spesso sancito la «primarietà del valore estetico-culturale, che non può esser subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici», e anzi dev’essere «capace di influire profondamente sull’ordine economico-sociale» (151/1986), affermando che il paesaggio è «un valore primario e assoluto, che precede e costituisce un limite agli altri interessi pubblici» (367/2007). Precisamente il contrario della ratio del piano-escrescenze, che fa appello all’egoismo individuale per inondare città, borghi e campagne d’Italia con un’immensa colata di cemento. Sarebbe un delitto contro l’ambiente come bene pubblico, contro la storia e la memoria di questo Paese: questo vuol dire il severo, tempestivo monito del Capo dello Stato contro le «molte insidie alla salvaguardia del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico, valori che la Costituzione tutela e di cui impone il rispetto».
Il terremoto d’Abruzzo è una tragedia per l’Italia, e costringe, oltre le emozioni del momento, a un severo riesame delle priorità nazionali. Se davvero vogliamo "far ripartire i cantieri", questo è il momento di ricordarsi delle leggi antisismiche, ogni giorno disattese: basti ricordare le misure del governo Berlusconi nel 2003 dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia, mai entrate in vigore dopo svariati rinvii (l’ultimo dei quali nel recente "decreto milleproroghe"). Anziché costruire il ponte sullo Stretto di Messina (una delle aree più sismiche del mondo, oltre centomila morti nel terremoto del 1908), è il momento di concentrare energie e investimenti in un grandioso piano di messa in sicurezza del Paese (non solo monumenti, ma case, scuole, ospedali, uffici, fabbriche, università, musei) con le tecnologie antisismiche più avanzate, come in Giappone e in California, promuovendo architetture di qualità, inasprendo e non allentando i controlli.
Anziché legiferare per poi cancellare le norme mediante indecenti sequele di "rinvii", è il momento di attivare la virtuosa ricostruzione non di anonime new town che cancellino memoria storica e identità culturale, ma del prezioso tessuto abitativo, anche "minore", della nobile terra d’Abruzzo, mantenendo le caratteristiche costruttive dei borghi (come dopo un altro terremoto fu fatto, nelle Marche assai meglio che in Umbria). Invece di irresponsabili demolizioni, l’Abruzzo merita una campagna di accurato ripristino: non è un caso che abbiano retto benissimo al terremoto le case della splendida Santo Stefano di Sessanio, sul Gran Sasso, restaurata di recente come "albergo diffuso" nel rispetto delle norme antisismiche. Profitto imprenditoriale e rispetto delle regole di tutela si possono coniugare, salvando vite umane. Non di uno sgangherato "piano casa" ha bisogno l’Italia, ma di un vero piano-sicurezza, che sia insieme un piano-tutela dell’ambiente, del paesaggio, della memoria storica.
Salvatore Settis
UN FUTURO DA COSTRUIRE
Pubblicato da Giovanni Sezione Notizie
Trovato su: http://eddyburg.it/article/articleview/13019/0/352/
Autore: De Lucia, Vezio Data di pubblicazione: 15.04.2009
UN FUTURO DA COSTRUIRE
Impariamo dal passato, e non dimentichiamo la responsabilità di chi ha contribuito a trasformare un terremoto in una tragedia collettiva.
Il Manifesto - 15 aprile 2009, pagina 1.
La gravità della situazione italiana dal punto di vista della sicurezza sismica sta nei due dati fondamentali: il 75 per cento del territorio è classificato sismico; meno del 20 per cento del patrimonio edilizio si può considerare protetto. È enorme quindi la dimensione della tragedia potenziale e delle inadempienze istituzionali. Dopo ogni evento si sono sprecati gli impegni solenni che mai più sarebbe successo, che la messa in sicurezza del territorio e la sua manutenzione sarebbero diventate la più importante opera pubblica del paese. E invece, ogni volta, passata l'emergenza più acuta, il terremoto e la prevenzione sono stati accantonati.
Non solo, il quadro che emerge dalla tragedia abruzzese fa vedere che è venuta meno la stessa ordinaria gestione della vigente normativa tecnica. Gli edifici in cemento armato, sottoposti a scosse non eccezionali come quelle di questi giorni, non dovrebbero collassare, e gli edifici cosiddetti strategici - ospedali, prefetture, caserme, opere pubbliche di particolare importanza - dovrebbero mantenere la propria funzionalità anche dove la terra trema. E invece all'Aquila sono crollati o sono stati fortemente danneggiati la casa dello studente, l'ospedale, la prefettura, il municipio, molta edilizia costruita negli ultimi anni. È stato detto che questi sono fatti della magistratura, e non c'è dubbio che così debba essere, ma mi pare che quando i comportamenti delittuosi sono così diffusi non si possa non cogliere la natura politica del problema. L'irresponsabile sottovalutazione della sicurezza pubblica dal terremoto e dalle catastrofi è uno dei temi di cui prioritariamente dovrebbero farsi carico il governo e le forze politiche. Altro che rumeni, ronde e sciacalli.
A conferma dell'insensibilità per la sicurezza sta l'indulgenza, o addirittura il favoreggiamento, nei confronti dell'abusivismo, diffuso soprattutto nel Mezzogiorno dove più elevata è la pericolosità sismica. L'edilizia abusiva è a rischio per definizione, perché è evidente che chi costruisce illegalmente non si preoccupa né delle qualità del sedime né delle caratteristiche strutturali del manufatto.
Il condono rappresenta una sorta di «cupo presagio», ha scritto Roberto De Marco, già direttore di quel servizio sismico che si occupava di prevenzione e che poi si è pensato bene di sopprimere. In Italia, in diciotto anni, sono stati approvati ben tre provvedimenti di condono. Ricordiamo chi li ha voluti: 1985, governo Craxi; 1994, governo Berlusconi; 2003, governo Berlusconi.
Né possiamo dimenticare il piano casa e dintorni, che era una specie di condono preventivo e gratuito, e prevedeva addirittura procedure semplificate per le zone sismiche. Secondo Salvatore Settis, il piano casa è stato consegnato «a una sorta di percorso carsico», da cui riemerge ogni giorno in veste diversa. Costante sembra l'intento, sostenuto anche dalle regioni, di annacquare le norme di tutela previste dal codice del paesaggio.
In vista dei problemi della ricostruzione è bene fare tesoro dalle più recenti esperienze: nel bene e nel male. A partire dal rischio delle infiltrazioni malavitose che nel cemento e nelle condizioni di emergenza trovano il migliore campo di coltura, e in Abruzzo la presenza di clan camorristici è già accertata.
Intanto, per fortuna, l'ipotesi delle new town esce a pezzi. Gli esempi di Gibellina e degli altri comuni del Belice (e anche dell'Irpinia) che imboccarono la strada del trasferimento mi sembra che nessuno li condivida, mentre i casi di Venzone e di Gemona in Friuli restano esempi mirabili di ricostruzione com'era e dov'era, accompagnata da grande attenzione al ripristino del tessuto sociale e comunitario. Mi pare molto importante il fatto che la maggioranza dei cittadini e degli amministratori intervistati si siano pronunciati per restare dove stavano. Per «tenere memoria», come ha scritto Roberto Saviano.
BINARIO TRISTE E SOLITARIO
Pubblicato da Giovanni Sezione TAV Firenze
GLI AMBASCIATORI MOBILITATI CONTRO LA STAMPA ESTERA: VIETATO CRITICARE L'ITALIA.
Pubblicato da Giovanni Sezione Comunicato stampa , martedì 14 aprile 2009
COMITATO DI COORDINAMENTO CONTRO IL POLO ESTRATTIVO DI CALENZANO (FI)
Posta elettronica: cccpec@inwind.it - Sito Internet: www.cccpec.it
Agli
ORGANI DI INFORMAZIONE
LORO SEDI
COMUNICATO STAMPA - Calenzano, 14 aprile 2009.
GLI AMBASCIATORI MOBILITATI CONTRO LA STAMPA ESTERA: VIETATO CRITICARE L'ITALIA.
Vi inviamo l'articolo apparso nell'edizione di oggi del giornale francese "Le Monde" sui rapporti tra la diplomazia italiana e la stampa estera. Dopo l'articolo integrale in francese troverete una nostra traduzione in italiano.
Buona lettura.
Chronique
Miroir, mon beau miroir...
par Philippe Ridet
LE MONDE | 14.04.2009 |
Depuis un mois, le Palazzo Chigi, siège de la présidence du conseil, rectifie toutes les informations qu'il croit offensantes pour l'Italie et les Italiens dans les journaux étrangers. Le Times, qui avait ironisé sur les propos de Silvio Berlusconi conseillant aux réfugiés du tremblement de terre de L'Aquila (Abruzzes) de "passer le week-end de Pâques à la mer", s'est vu immédiatement recadré par un communiqué officiel, mercredi 8 avril : "Si l'envoyé spécial britannique avait été sur place, il aurait pu vérifier la réaction positive des réfugiés aux paroles de réconfort (...), dites sur un ton plaisant, pour convaincre les familles de laisser les tentes pour se rendre dans un des hôtels de la côte qui sont mis à leur disposition."
Un autre quotidien britannique, The Guardian, a lui aussi eu droit à des remontrances officielles pour avoir écrit que la fusion entre les partis Alliance nationale et Forza Italia allait donner naissance à une formation "postfasciste". Le quotidien espagnol El Pais et l'hebdomadaire allemand Der Spiegel ont reçu une lettre de reproches des ambassadeurs d'Italie en Espagne et en Allemagne. Le premier pour avoir écrit que M. Berlusconi était un des leaders "les plus sinistres", le second pour avoir affiché à sa "une" un titre jugé méprisant pour l'Italie : "La Botte puante".
Susceptible, Silvio Berlusconi ? Oui, mais pas plus que les Italiens, qui refusent de se reconnaître dans le miroir que leur tend la presse étrangère. Pourtant, ils ne sont pas avares de critiques pour eux-mêmes. Ils ont même inventé un mot pour cela, l'autolesionismo (l'automutilation), pour évoquer leur penchant à se voir comme les derniers de la classe, les mal-aimés de l'Europe. Mais que quelqu'un d'autre le fasse à leur place, et aussitôt les mêmes qui se décrivaient comme "habitants d'un pays où rien ne marche" enfourchent le cheval de l'orgueil national. L'attitude pleine de dignité offensée de Silvio Berlusconi refusant l'aide internationale après le drame de L'Aquila en est une illustration.
Cette question de l'identité de l'Italie telle qu'elle est perçue à l'étranger a même fait l'objet d'une intervention lors d'un séminaire destiné aux ambassadeurs au mois de mars. Invités par la Farnesina (le ministère des affaires étrangères italien), le correspondant du Wall Street Journal et celui du Monde ont été priés d'expliquer comment ils voyaient l'Italie et de quelle manière ils en rendaient compte. Les deux journalistes sont tombés d'accord pour dire, en termes aussi diplomatiques que ceux employés par l'auditoire, que quatre obstacles au moins les empêchaient de faire l'éloge quotidien de la Péninsule : la Mafia (et ses déclinaisons locales), l'inefficacité de l'administration et de l'Etat en général, la politique xénophobe prônée - et parfois conduite - par la Ligue du Nord, et les mauvaises blagues de Silvio Berlusconi.
"Nous serons toujours les Italiens d'autrefois", s'est lamenté il y a quelques jours le quotidien Il Giornale (propriété du frère de Silvio Berlusconi) après la parution d'articles dans la presse étrangère concernant les violences envers des étrangers. "Les victimes des préjugés. Le pays de la pizza et de la mandoline est devenu le pays des racistes."
L'institut Ipsos a présenté à Sienne (Toscane), en décembre 2008, lors d'un colloque organisé par la fondation Intercultura, un sondage qualitatif portant sur la perception de la Péninsule par une dizaine de titres étrangers, dont Le Monde, réalisé entre les mois de juin et de septembre 2008. Selon cette étude, seuls les sujets traitant de culture et de patrimoine conduisent à des éloges. Pour le reste, l'évocation de la "dolce vita" provoque l'"ironie". La crise financière et économique conduit à des jugements "souvent négatifs" ; l'action du gouvernement est expertisée avec "une approche critique et sévère". Les plus indulgentes ? Les presses russe et indienne. Les plus critiques : les journaux français et argentins. En conclusion, Ipsos expliquait : "Comment réussir à faire parler des choses belles et positives ? Tel est le défi pour le futur des Italiens et de l'Italie."
Pour la presse, qui préfère les trains qui arrivent en retard à ceux qui arrivent à l'heure, l'Italie est un paradis. Les journaux de la Péninsule, qui sont aussi une des sources d'information des correspondants étrangers, regorgent d'histoires de malversation, d'incurie, de corruption, de crimes mafieux. Silvio Berlusconi, qui possède plus de 80 % de l'audiovisuel italien en tant que président de Mediaset et du conseil, tient également les journaux à l'oeil. Il leur reproche de ne pas voir l'Italie en rose et se plaint d'être maltraité, mal aimé, mal jugé : "Je suis tenté par des mesures dures" vis-à-vis de la presse, a-t-il récemment déclaré.
Le tremblement de terre de L'Aquila va-t-il lui venir en aide ? Les quotidiens italiens commencent à louer l'énergie qu'il a déployée pour rassurer les victimes et superviser l'organisation sans faille des sauvetages. Même El Pais lui a consacré un éditorial louangeur. La nouvelle a bien sûr été communiquée. Pour qu'elle nous inspire ?
Philippe Ridet
Article paru dans l'édition du 14.04.2009
(Traduzione)
Cronaca
Specchio, specchio delle mie brame …
di Philippe Ridet
LE MONDE | 14.04.2009 |
Da circa un mese, Palazzo Chigi, sede della presidenza del consiglio, rettifica tutte le informazioni che ritiene offensive per l’Italia e gli italiani sui giornali stranieri.
Il Times, che aveva ironizzato su Silvio Berlusconi che consigliava agli sfollati del terremoto dell’Aquila (Abruzzo) di “passare il fine settimana di Pasqua al mare”, si è visto immediatamente rintuzzato da un comunicato ufficiale di mercoledì 8 aprile: “Se l’inviato speciale britannico fosse stato sul luogo, avrebbe potuto verificare la reazione positiva degli sfollati alle parole di conforto (…), dette scherzando, per convincere le famiglie di lasciare le tende per recarsi in uno degli alberghi della costa che sono a loro disposizione”.
Un altro quotidiano britannico, The Guardian, ha avuto diritto anche lui a delle rimostranze ufficiali per aver scritto che la fusione tra i partiti Alleanza Nazionale e Forza Italia avrebbe fatto nascere una formazione “postfascista”. Il quotidiano spagnolo El Pais e il settimanale tedesco Der Spiegel hanno ricevuto una lettera di rimproveri dagli ambasciatori d’Italia in Spagna e Germania. Il primo per aver scritto che Berlusconi è uno dei leader “più sinistri”, il secondo per aver pubblicato in prima pagina un titolo giudicato sprezzante per l’Italia: “Lo Stivale puzzolente”.
Suscettibile, Silvio Berlusconi? Si, ma non più degli italiani, che rifiutano di riconoscersi nello specchio che gli porge la stampa estera. Tuttavia, essi non sono avari di critiche per sé stessi. Hanno persino inventato una parola per questo, l’autolesionismo, per descrivere la loro inclinazione a vedersi come gli ultimi della classe, i meno amati dell’Europa. Ma che qualcun altro lo faccia al loro posto, e ben presto gli stessi che si descrivevano come “abitanti di un paese dove niente funziona” inforcano il cavallo dell’orgoglio nazionale. L’atteggiamento pieno di dignità offesa di Silvio Berlusconi che rifiuta gli aiuti internazionali dopo il dramma dell’Aquila ne è un esempio.
La questione dell’identità dell’Italia così come è vista all’estero è stata anche oggetto di un intervento durante un seminario destinato agli ambasciatori nel mese di marzo. Invitati dalla Farnesina (il ministro degli esteri italiano), il corrispondente del Wall Street Journal e quello di Le Monde sono stati pregati di spiegare come vedono l’Italia e in che modo ne rendono conto. I due giornalisti si sono trovati d’accordo per dire, in termini assai diplomatici quanto quelli impiegati per l’auditorio, che quattro ostacoli almeno impedivano loro di fare l’elogio quotidiano della Penisola: la mafia (e le sue declinazioni locali), l’inefficienza della pubblica amministrazione e dello Stato in generale, la politica xenofoba predicata – e talvolta condotta – dalla Lega Nord, e le pessime battute di Silvio Berlusconi.
“Noi saremo sempre gli italiani di una volta”, si è lamentato qualche giorno fa il quotidiano Il Giornale (proprietà del fratello di Silvio Berlusconi) dopo la pubblicazione di alcuni articoli sulla stampa straniera relativi alle violenze verso degli stranieri. “Le vittime dei pregiudizi. Il paese della pizza e del mandolino è diventato il paese dei razzisti”.
L’istituto IPSOS ha presentato a Siena (Toscana), nel dicembre 2008, durante un convegno organizzato dalla fondazione Intercultura, un sondaggio qualitativo sulla percezione della Penisola di una dozzina di giornali stranieri, tra cui Le Monde, realizzato tra giugno e settembre 2008. Secondo questo studio, solo gli argomenti riguardanti la cultura e il patrimonio storico artistico ottengono degli elogi. Per il resto, l’evocazione della "dolce vita" provoca l'"ironia". La crisi finanziaria ed economica conduce a dei giudizi “spesso negativi”; l’azione del governo è valutata con “un approccio critico e severo”. I più indulgenti? La stampa russa e indiana. I più critici? I giornali francesi e argentini. In conclusione, IPSOS spiegava: “Come riuscire a far parlare delle cose belle e positive? Questa è la sfida per il futuro degli italiani e dell’Italia”.
Per la stampa, che preferisce i treni che arrivano in ritardo a quelli che sono puntuali, l’Italia è un paradiso. I giornali della Penisola, che sono anche una delle fonti di informazione dei corrispondenti stranieri, traboccano di storie di malversazione, d’incuria, di corruzione, di crimini mafiosi. Silvio Berlusconi, che possiede più dell’80% dell’audiovisivo italiano come presidente di Mediaset e del consiglio, tiene ugualmente d’occhio i giornali. Gli rimprovera di non vedere l’Italia a tinte rosa e si lamenta di essere maltrattato, non amato, mal giudicato: “Sono tentato da delle misure dure” verso la stampa, ha dichiarato recentemente.
Il terremoto dell’Aquila gli verrà in aiuto? I quotidiani italiani cominciano a lodare l’energia che ha dispiegato per rassicurare le vittime e supervisionare l’organizzazione senza pecche dei salvataggi. Anche El Pais gli ha consacrato un editoriale elogiativo. La notizia è stata sicuramente comunicata. Affinché ci ispiri?
Philippe Ridet
Articolo pubblicato nell'edizione del 14.04.2009
Ok della Regione al progetto di Autostrade in Mugello l´area di servizio più grande d´Italia
Due milioni di metri cubi di terre e rocce di risulta degli scavi delle gallerie nella vallata di Bellosguardo.
Ok della Regione al progetto di Autostrade in Mugello l´area di servizio più grande d´Italia
Il Comitato di Cornocchio dice che il progetto iniziale non è stato ridimensionato Chiesti lavori di adeguamento alla viabilità e di monitoraggio di polveri e rumori
La vallata di Bellosguardo, a Barberino di Mugello, sparirà sotto due milioni di metri cubi di terre e rocce provenienti dagli scavi in galleria. Al suo posto nascerà una enorme area di servizio dell´Autosole, la più grande d´Italia. La Regione Toscana, che aveva promesso il suo impegno per limitare l´estensione dell´opera e il suo impatto sul territorio, ha approvato una delibera che di fatto accoglie in tutto il progetto di Autostrade e si limita a prescrivere lavori di adeguamento della viabilità e di regimazione delle acque, nonché il monitoraggio delle polveri, dei rumori e delle vibrazioni, delle sorgenti, dei corsi d´acqua e dei movimenti franosi. Nella delibera approvata all´unanimità dalla Giunta regionale il 6 aprile, su proposta dell´assessore Riccardo Conti, si chiede che i rappresentanti della Provincia di Firenze e dei Comuni interessati dai lavori della terza corsia autostradale siano presenti nel Comitato di controllo. Ma la Regione non attribuisce ai sindaci i mezzi e i poteri autonomi di controllo, come se niente avesse insegnato la flebile attività dell´Osservatorio ambientale che durante i lavori di costruzione della linea ad alta velocità ferroviaria non ha impedito il disseccamento e la devastazione di una parte del Mugello.
Le famiglie che abitano intorno a Bellosguardo, riunite nel comitato di Cornocchio, sono senza parole. L´assessore Conti, pur dichiarandosi favorevole alla realizzazione dell´area, si era impegnato a sostenere le prescrizioni richieste dal Comune di Barberino (che la vorrebbe più limitata) e aveva dato assicurazioni anche mercoledì scorso agli esponenti di Sinistra Democratica. Solo dopo si è saputo che la delibera era già stata portata in giunta e approvata.
Secondo il Comitato di Cornocchio, sono circolate informazioni non esatte. E´ stato detto che Autostrade aveva ridimensionato il progetto iniziale dell´area, portandolo da 16,3 a 13,3 ettari. Dai documenti depositati dalla società risulta invece che l´opera è passata da 23 a 36 ettari, pari a 75 campi di calcio, con doppia area di servizio per ambedue le carreggiate, con 360 posti per le auto e 230 per i mezzi pesanti e con svincoli e viadotti. Ci saranno alberi, ma niente a che vedere con la vallata condannata a morte. Quanto alla casa più esposta, che si trova in località La Sciagura (mai toponimo fu più appropriato) e verrà a trovarsi fra l´autostrada e la corsia di decelerazione, il Comitato aveva chiesto che Autostrade la acquistasse e in cambio provvedesse ad assicurare alla famiglia che ci vive una abitazione di pari valore economico e ambientale. Sembra che fossero state date assicurazioni in tal senso, ma nella delibera di Giunta si chiedono soltanto «idonee garanzie... per evitare impatti non sostenibili durante i lavori e nella fase di gestione». Cioè, commentano al Comitato, un allungamento delle barriere antirumore e doppie finestre. Tutto lì.
Gli abitanti di Cornocchio hanno combattuto una battaglia civile e ragionevole. Mai un gesto di troppo. Mai un no pregiudiziale. Ora però sono veramente indignati. In attesa dell´enorme quantità di polveri che si solleveranno dai cantieri e delle patologie che potrebbero derivarne, si sottoporranno ad analisi cliniche che documentino il loro stato di salute e commissioneranno perizie sui pozzi e sullo stato delle loro abitazioni. Poi daranno il via alle azioni legali.
(f.s.)
Rifredi, l´assalto del cemento la vivibilità della zona può attendere
Pubblicato da Giovanni Sezione Notizie
Rifredi, l´assalto del cemento la vivibilità della zona può attendere
Così ex fabbriche e capannoni diventano appartamenti
I cittadini esasperati nel quartiere: "Siamo sotto assedio, ci stanno murando"
Nella zona sempre più palazzi e sempre meno giardini e parcheggi pubblici
FRANCA SELVATICI
Scrive il sociologo Franco La Cecla (Repubblica, 17 marzo 2009) che il piano casa del governo Berlusconi racconta un´Italia di abitanti «in perenne competizione con gli odiati vicini alla cui faccia si può aprire una finestra abusiva, sopraelevare un terrazzo, rubare aria, vista e metri cubi». A Firenze non c´è stato bisogno del piano casa di Berlusconi per sperimentare questo speciale assalto del cemento. A Firenze vi ha provveduto la amministrazione comunale di centrosinistra, promuovendo la densificazione urbana e consentendo la trasformazione in edifici residenziali di fabbriche, capannoni e tettoie, talvolta anche non condonati, spesso in cortili interni e sempre con generosi aumenti di volumi e di altezze.
In tutti i quartieri di Firenze c´è chi, a causa di queste scelte urbanistiche, ha perduto luce e aria, ha visto aumentare traffico e inquinamento. A Rifredi, quartiere già saturo eppure tempestato da nuovi interventi, una parte della popolazione è esasperata. «Ci stanno murando», si tormenta Francesca, madre di un bambino di 9 anni: «Siamo sotto assedio e in balìa dell´arbitrio dei nostri consiglieri, che invece di tutelare i cittadini che li hanno eletti sembrano succubi delle varie ditte che richiedono permessi edilizi, e invece di pensare alla vivibilità del quartiere si arrendono all´ottica del mercato. Rifredi sta diventando un´accozzaglia di cemento senza ratio, senza attenzione per gli spazi verdi e l´ambiente».
Non che 30 o 40 anni fa vi fosse una cultura forte della vivibilità urbana. Anzi. Eppure in via Circondaria, in viale Corsica, anche in via Mariti ci sono edifici costruiti nel periodo del boom con grandi giardini interni, alberi, verde e aria. Alcuni sono complessi di edilizia popolare. Negli ultimi anni, invece, gli abitanti del quartiere hanno visto crescere molti palazzi ma non altrettanto verde né parcheggi pubblici. Il giardino di piazza Danti è stato restaurato (e ci sono voluti anni) ma resta l´unico spazio verde pubblico del quartiere, mentre le case crescono a dismisura. In via Ponte di Mezzo 27, in un cortile interno, il Comune ha consentito la realizzazione di tre palazzi (uno quasi finito, uno in costruzione, uno ancora da avviare), sebbene l´unica via di accesso sia un tunnel sotto le case, e sebbene i nuovi edifici tolgano luce e aria ai residenti, fra cui una famiglia con tre bambini che abita in una casetta rosa in fondo al cortile. Oltre la ferrovia, in via Niccolò da Tolentino - via di Quarto, nell´ambito del programma «Ventimila abitazioni in affitto» il Comune ha permesso la costruzione di un complesso di oltre cento appartamenti in un´area destinata a servizi pubblici, verde pubblico e agricolo, inserita nel parco storico della collina. In via Mariti incombe il progetto di ristrutturazione dell´ex Panificio Militare, fortemente osteggiato dai residenti che temono un insostenibile aumento dei carichi urbanistici. Secondo la signora Francesca, nell´ex panificio non devono essere ammessi aumenti di cubatura e la pinetina esistente deve essere trasformata in giardino pubblico.
Fra viale Corsica e via Pietro Della Valle, sulle ceneri della fabbrica Lavazza è sorto il complesso residenziale Dalmazia, quasi cento appartamenti realizzati dal Gruppo Margheri su progetto della Quadra, la società fondata da Riccardo Bartoloni, presidente dell´ordine degli architetti, e da Marco Formigli, ex capogruppo del Pd in Palazzo Vecchio. Nel progetto e nel grande cartello che durante la fase della costruzione troneggiava sul cantiere era disegnata, su uno dei lati del complesso, un´area verde: ma nella realtà il previsto mini-giardino pubblico è scomparso, sostituito da altre residenze. Intanto gli alberi nel quartiere diminuiscono, sacrificati ai lavori di allargamento del Mugnone, mentre oltre il Terzolle l´enorme mole del Multiplex e del centro commerciale preannuncia ulteriori carichi urbanistici e il rischio concreto di un impazzimento del traffico (senza contare quello che accadrà una volta entrato in funzione il nuovo palazzo di giustizia nella parte nord dell´ex area Fiat).
Un decreto del lontano 1968 fissa gli standard, ossia la dotazione minima inderogabile di 18 metri quadri per abitante di spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio. Gli standard devono essere calcolati per ogni insediamento. Sfortunatamente è invalso l´uso di monetizzarli. Più soldi nelle casse del Comune in cambio di meno verde, meno parcheggi, meno spazi per le attività collettive.
Renzo Piano (Corriere della Sera, 12 ottobre 2008) suggerisce un metodo per rimediare al «brutto» delle periferie: «Si consolida, si rende tutto più sicuro, più igienico, poi si frammenta, si illumina, si dà colore e alla fine lo si annega nel verde che metabolizza tutto». A Rifredi, a quanto pare, è stato fatto esattamente il contrario.
Bellosgurado, ok alla maxi stazione
Pubblicato da Giovanni Sezione Autostrada, Bellosguardo, Comitato del Cornocchio
A Cornocchio l'augogril "più bello d'Europa"
Pubblicato da Giovanni Sezione Autostrada, Bellosguardo, Comitato del Cornocchio, Variante di Valico
TRENITALIA: IL "MASSACRO" DEI RLS, UN'INGIUSTIZIA CHE CI RIGUARDA TUTTI
Pubblicato da Giovanni Sezione Notizie , venerdì 10 aprile 2009
Comitato di Coordinamento contro il polo estrattivo di Calenzano (FI)
Posta Elettronica: cccpec@inwind.it - Sito Internet: www.cccpec.it
Riceviamo e diffondiamo.
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TRENITALIA: IL "MASSACRO" DEI RLS, UN'INGIUSTIZIA CHE CI RIGUARDA TUTTI
Cari,
sento il dovere di informarvi di ciò che sta accadendo nelle FS ad altri delegati alla sicurezza perché è un tema che ci riguarda tutti.
Trenitalia, dopo avermi licenziato il giorno di ferragosto 2008, ha continuato senza ostacoli nella sua opera di neutralizzazione dell'attività sindacale dei RLS così come riportato sommariamente qui di seguito.
Oltre a tutti gli atti minori ed ai soprusi di cui sono vittime quotidianamente i delegati che entrano, "fisiologicamente" e le gittimamente, in attrito con l'azienda, vi sono alcuni fatti gravi che è fondamentale siano conosciuti dai ferrovieri e dall'opinione pubblica perché occorre richiamare alle proprie responsabilità chi ha cariche sindacali e politiche, ricopre incarichi istituzionali di tutela dei lavoratori, è addetto agli Organismi di vigilanza e la magistratura. Non è possibile consentire a una azienda, di pianificare ed attuare impunemente e nel silenzio sindacale un disegno strategico di annientamento dei delegati alla sicurezza e di intimidazione nei confronti di tutti gli altri lavoratori. Se non riusciamo a difenderli saremo tutti sempre più calpestati e umiliati.
Quello che sta succedendo dentro le FS, ed in particolare a macchinisti e capitreno, è scandaloso e ci chiama tutti ad una doverosa reazione organizzata, se vogliamo essere coerenti con quei principi di solidarietà, di giustizia sociale e di civiltà giuridica che tutti invochiamo quando parliamo di salute e sicurezza sul lavoro. Non possiamo continuare a tenere la testa sotto la sabbia e a far finta di non vedere quanto succede nella nostra azienda, oggi, paradossalmente, (o forse proprio perché) guidata da un ex sindacalista.
I RLS non possono e non vogliono essere né eroi né martiri, ma cittadini-lavoratori che per impegno e passione civile si dedicano al miglioramento delle condizioni di lavoro e al rispetto delle norme per tutelare al meglio l'integrità fisica e morale dei ferrovieri e dei viaggiatori che sono con noi. Ma alla sola condizione che questo ruolo sia riconosciuto, supportato ed eventualmente tutelato dalle Istituzioni. Se deve essere l'azienda a “cancellarci”con l'umiliazione e l'ansia derivante dalle minacce e dalle ritorsioni, forse sarebbe meno cruento e più onesto farlo per legge con un emendamento ch e abroghi la figura del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Sono però convinto che come ferrovieri, se sapremo essere uniti, respingeremo queste violenze e costringeremo la dirigenza a portare più rispetto, per la salute nostra e di chi viaggia con noi, per la Legge e per la dignità di chi lavora e produce ricchezza per tutti.
Dante De Angelis
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Roberto Santi, RLS, macchinista, segretario regionale del sindacato FAST Ferrovie, anch'egli della mia s tessa "unità produttiva" del trasporto passeggeri (quella degli espressi, intercity, ETR e dell'alta velocità), diretta dall'avvocato Martino Antonio Rizzo, ha subito, il 14 dicembre scorso, dopo le molte sanzioni disciplinari degli anni scorsi, un vero e proprio atto intimidatorio quando, dopo aver criticato pubblicamente il progetto macchinista unico, in presenza dell'AD Mauro Moretti, è stato distolto, dopo 25 anni e senza alcuna motivazione, dalla guida degli ETR per essere destinato ai treni espressi ed intercity.
Nello scorso febbraio lo stesso Roberto Santi, ha ricevuto addirittura una diffida formale con minaccia di azioni legali, a firma del capo del personale, Gervasio Gal iena, lo stesso che firma i licenziamenti, per aver scritto ad alcuni parlamentari una lettera sui temi delle vertenze in corso nelle FS.
Ancora, il 25 marzo, Santi ha ricevuto una pesante contestazione disciplinare per avere sollevato la questione degli equipaggi treno formati da soli apprendisti. A seguito del colloquio, previsto dal procedimento disciplinare, tenuto con i massimi dirigenti delle FS, e della sanzione che ha subito, Roberto ha deciso di abbandonare l'attività sindacale sulla sicurezza rassegnando le dimissioni da RLS e ha disattivato il sito web www.santirls.it che aveva rappresentato, assieme ad altri simili, un ottimo strumento di in formazione sindacale sui temi della sicurezza ferroviaria.
A Firenze, sempre nell'Unità produttiva di Martino Antonio Rizzo, Trenitalia non vuole riconoscere il capotreno, David Leoni, come RLS subentrante alla collega Elisa Batucci, dimessasi già da qualche mese. David in questi mesi ha pure ottenuto una sorta di conferma a grande maggioranza dai compagni di lavoro. L'ostracismo aziendale contro David si è spinto fino a richiamare con lettera formale l'altro RLS, Maurizio Giuntini, che aveva firmato assieme a David alcune lettere e addirittura a richiedere alla RSU la "nomina" del RLS in luogo dell'elezione, quasi che volesse scegliere essa stessa il nuovo RLS. E' dell'8 aprile, infine, una vera e propria diffida aziendale a David che avrebbe "osato" scrivere al datore di lavoro e all'Agenzia per la sicurezza ferroviaria qualificandosi come RLS.
A Napoli, ancora alla divisione passeggeri e ETR, il problema è stato risolto in anticipo dal RLS, il macchinista Giovanni Savoia, che il 27 febbraio 2009 si è dimesso spontaneamente.
A Milano, il RLS e macchinista, Alessandro Pellegatta ha subito una pesante sanzione disciplinare per la vertenza contro il macchinista unico; l'azienda si è accanita, per contrastare la sua difesa, trascinandolo in Tribunale a Roma, con gli ulteriori oneri e i disagi conseguenti.
A Sulmona (AQ) il macchinista Ruggero D'Acchille, sta faticando per essere riconosciuto quale RLS, in modo analogo a David Leoni, in compenso l'azienda gli ha già comminato, per una sorta di benvenuto una sanzione disciplinare di 10 giorni di sospensione a seguito delle sue segnalazioni in materia di sicurezza.
Questo elenco è stilato sulla base dei fatti più recenti ed è certamente incompleto.
ABRUZZO: MANCATO ALLARME E TRAGEDIA di Marco Travaglio
"Buongiorno a tutti.
Non ci sono molte parole, ovviamente, per commentare quello che è successo questa notte: è un evento naturale drammatico. Non si possono fare speculazioni politiche, non si può dare la colpa a nessuno: i terremoti non sono colpa di nessuno, i terremoti vengono. Per sapere dove vengono con più frequenza ci sono studi, mappe.
Noi ci siamo collegati via internet con un sito che potete visionare anche voi subito: http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html. Voi ci andate e trovate l'Italia suddivisa in varie zone colorate che vanno da quella grigio-chiara, la meno pericolosa, a quella blu scura che è la più pericolosa e che, se non erro, si concentra nel cuore della Calabria e nella zona della Sicilia sud orientale.
Questa lingua di fuoco rossa e viola che segnala le zone immediatamente più pericolose sotto quelle blu attraversa il Friuli, dove infatti abbiamo avuto il devastante terremoto del 1976 con mille morti, e poi attraversa l'estremo sud est dell'Umbria, la parte centrale dell'Abruzzo e il punto d'intersezione tra il sud est del Lazio, la parte occidentale del Molise e, longitudinalmente, tutta la parte orientale della Campania fino ad andare a investire mezza Basilicata, gran parte della Puglia e un pezzettino della Sicilia. Diciamo che questa lingua si conclude sulla punta dello stivale e va a lambire anche ciò che un tempo era collegato e che oggi è separato dallo stretto di Messina, e cioè l'inizio della provincia di Messina; e infatti anche Messina fu teatro, nel 1908, di un terremoto devastante. Segue sul sito di Beppe Grillo
Lo sapevi che... - Assemblea pubblica del 3 Aprile ore 21.15
Pubblicato da Giovanni Sezione Inceneritori , venerdì 3 aprile 2009
"E' L'ENTE REGIONE !"
Pubblicato da Giovanni Sezione Comunicato stampa , mercoledì 1 aprile 2009
